“Siamo sollevati per il popolo iraniano. Nessuno verserà lacrime per Ali Khamenei, simbolo di un regime autoritario. Ma se siamo davvero garantisti, dobbiamo avere il coraggio di dirlo: attenzione a giustificare ogni intervento con la scusa di esportare democrazia, quando poi si finisce per importare petrolio”. È la posizione di Giuseppe Campana, portavoce regionale di Europa Verde/Alleanza Verdi Sinistra , che interviene nel dibattito sulle tensioni in Medio Oriente e sulle ripercussioni economiche anche per il territorio calabrese.
“Democrazia non si misura in barili”
Nel mirino di Campana c’è quello che definisce “un doppio standard geopolitico”.
“La democrazia non si misura in barili”, afferma, richiamando l’attenzione su altri contesti internazionali segnati da repressioni e violazioni dei diritti umani, ma che non sarebbero oggetto della stessa pressione politica o militare.
Il punto, chiarisce, non è difendere Teheran, ma “smascherare l’ipocrisia di una geopolitica applicata a corrente alternata”, dove il diritto internazionale rischia di diventare variabile a seconda degli equilibri strategici.
Il rischio dell’effetto domino
Secondo il portavoce di AVS, legittimare interventi sulla base di interessi nazionali aprirebbe scenari pericolosi.
“È lo stesso schema che ha portato Vladimir Putin a giustificare l’invasione dell’Ucraina”, sostiene Campana, evocando un effetto domino che potrebbe coinvolgere altre aree sensibili del pianeta.
Se ogni Stato rivendica la superiorità del proprio modello politico e lo impone con la forza, il principio di sovranità diventa relativo e il diritto lascia spazio alla potenza militare, è la sintesi della sua analisi.
Il Brent sopra gli 80 dollari e le ricadute in Calabria
Ma il cuore dell’intervento è economico. Con le tensioni legate all’Iran e il rischio di blocco dello Stretto di Hormuz, il Brent avrebbe superato gli 80-82 dollari al barile, con un incremento tra il 7 e il 9%. E gli effetti si fanno sentire anche in Calabria.
Secondo Campana, il prezzo del gasolio sarebbe aumentato di circa 15 centesimi al litro, con la prospettiva di toccare i 2 euro nei prossimi giorni.
“Una tensione nello Stretto di Hormuz si traduce in meno soldi nel portafoglio di un operaio di Vibo Valentia o di un commerciante di Crotone. Una crisi diplomatica lontana diventa una spesa in più per una famiglia di Reggio Calabria”, sottolinea.
“Il conto lo pagano i cittadini”
Per Avs Calabria, le dinamiche internazionali non sono astratte: hanno conseguenze dirette sulla vita quotidiana dei cittadini, soprattutto in un territorio dove il costo dei carburanti incide pesantemente su famiglie e imprese.
“Mentre le grandi potenze giocano a scacchi, a pagare il conto siamo noi. E in Calabria, dove ogni centesimo pesa, il prezzo del petrolio non è un dato da telegiornale: è una questione quotidiana di sopravvivenza economica”, conclude Giuseppe Campana.








