Sulle procedure di stabilizzazione dei 173 lavoratori precari cosiddetti “Invisibili” di San Giovanni in Fiore si accende lo scontro politico tra il Movimento 5 Stelle e i vertici della Regione Calabria. A riaccendere il dibattito è una recente circolare emanata dal Dipartimento Lavoro regionale, con la quale si fissano i passaggi burocratici per la contrattualizzazione entro la scadenza del 31 dicembre. Tuttavia, il provvedimento regionale tralascia la copertura economica strutturale a lungo termine, trasferendo la responsabilità finanziaria sulle amministrazioni municipali.
Sulla vicenda è intervenuta la vicepresidente del gruppo M5S alla Camera, Vittoria Baldino: “Secondo quanto trapelato a mezzo stampa la Regione, con nota del 20 ottobre del Dipartimento Lavoro, firmata dal dirigente di Settore Bruno Zito e dal dirigente generale Fortunato Varone, confermerebbe che i 173 lavoratori ‘Invisibili’ di San Giovanni in Fiore si possono stabilizzare. In quella nota però manca la risposta che tutti aspettano: chi paga. La Regione indica gli adempimenti burocratici e la scadenza del 31 dicembre. Sulle risorse da garantire ai Comuni, soprattutto dopo il 2030, non dice una parola. È un modo per scaricare sui sindaci una responsabilità che è innanzitutto della Regione”.
L’impatto economico sui bilanci locali e il rischio dissesto
L’analisi dell’esponente pentastellata evidenzia le criticità finanziarie degli enti locali coinvolti, chiamati a farsi carico degli stipendi una volta esaurito il contributo regionale temporaneo previsto per il primo quadriennio.
Il peso degli stipendi rischia di far crollare le casse di municipalità che affrontano già profonde crisi di bilancio, come nel caso di San Giovanni in Fiore e dei piccoli centri dell’entroterra. L’insostenibilità dei costi per le casse comunali viene sottolineata nel prosieguo della dichiarazione dell’eurodeputata: “Lo diciamo da settimane e i fatti ci danno ragione. Il contributo regionale, sulla cui concretezza non tutti i Comuni sembrerebbero poter contare, assegnato in ogni caso per ciascun lavoratore per quattro anni, copre solo una piccola parte del costo di un contratto a tempo indeterminato. Finiti i quattro anni, gli stipendi restano per sempre a carico dei bilanci comunali. Solo per San Giovanni in Fiore parliamo di oltre 2,3 milioni di euro l’anno. E stiamo parlando di un Comune che ha appena approvato in Giunta un rendiconto con un disavanzo di quasi 8 milioni di euro e che valuta un piano di riequilibrio o addirittura il dissesto. Con quali soldi dovrebbe assumere 173 persone e pagarle per i prossimi trent’anni? Lo stesso vale per Longobucco, Bocchigliero e Campana, piccoli Comuni delle aree interne con bilanci fragili. Dire ai sindaci ‘ora procedete’ senza dare garanzie sulla copertura non è una soluzione. È un modo per lavarsene le mani: se le assunzioni vanno in porto, il merito è della Regione; se saltano, la colpa è dei Comuni”.
Il presidio e le iniziative parlamentari su Occhiuto
Mentre una parte del personale mantiene attivo il presidio di protesta per ottenere risposte definitive, il Movimento 5 Stelle sollecita un impegno diretto della Giunta regionale guidata da Roberto Occhiuto e un intervento da parte del Parlamento italiano.
La richiesta di un finanziamento statale permanente punta a replicare il modello già applicato per altre categorie di precari storici regionali, evitando che l’operazione si trasformi in una promessa non mantenuta. Il richiamo alla responsabilità istituzionale chiude la nota della parlamentare: “Intanto alcuni lavoratori continuano a essere in presidio. A loro e alle loro famiglie si continuano a dare speranze senza certezze. Su questi lavoratori si è costruito consenso per anni, proroga dopo proroga, annuncio dopo annuncio. Adesso basta. Il Presidente Occhiuto con un atto formale garantisca risorse certe e permanenti ai Comuni anche dopo il 2030. Su questo abbiamo già depositato un’interrogazione alla Camera e in Regione perché il Governo preveda un finanziamento statale stabile, come quello che ha permesso di stabilizzare gli LSU-LPU, anche per questo bacino. Senza soldi certi non c’è nessuna stabilizzazione, c’è solo un debito rimandato e l’ennesima promessa che rischia di ricadere sui lavoratori”.














