10 Luglio 2026
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L’eterogenesi delle poltrone. Non solo referendum: sui sottosegretari si allunga l’ombra della Corte dei Conti

La battaglia delle opposizioni a Palazzo Campanella si sposta sul piano erariale. Lettera delle opposizioni ai magistrati contabili e alla Procura per fermare le "nomine d'oro"

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Ci sono trappole che scattano nel verso sbagliato. Equella dei sottosegretari calabresi appartiene a questa categoria: l’Ufficio centrale regionale per il referendum, l’organismo che la stessa maggioranza ha contribuito a disciplinare per legge, ha dichiarato ammissibile la consultazione popolare sulla riforma dello Statuto che quei sottosegretari li ha reintrodotti. E fini qui è cosa nota.
In gergo tecnico si chiama eterogenesi dei fini. Il risultato è paradossale: uno strumento pensato per limitare il referendum finisce per renderlo inevitabile.
E così la decisione dei giudici spalanca un problema politico sul centrodestra, proprio nel primo fine settimana di luglio, mentre l’opposizione rivendica il risultato in conferenza stampa a Lamezia.
Ora la maggioranza è chiamata a una scelta: ritirare la riforma oppure affrontare il referendum.

Come nasce il ritorno dei sottosegretari

La figura del sottosegretario, in Calabria, non è una novità. Già prevista durante la presidenza Loiero, viene abolita nel 2012, nella legislatura Scopelliti. Il 30 marzo 2026 il Consiglio regionale la reintroduce, approvando a maggioranza una modifica dello Statuto che consente la nomina di due sottosegretari alla presidenza della giunta e porta gli assessori da sette a nove.
Il punto controverso arriva subito dopo. Oltre alla modifica dello Statuto, la maggioranza approva anche la legge che disciplina il referendum statutario, restringendone l’ambito di applicazione ed escludendo le revisioni considerate “parziali” o di carattere organizzativo.
In pratica, alla modifica dello Statuto viene affiancata una disciplina che limita la possibilità di sottoporla al giudizio degli elettori. Una scelta sulla quale esprimono dubbi anche costituzionalisti, tra cui il professor Guerino D’Ignazio dell’Unical.
Contro la riforma, i consiglieri di opposizione presentano richiesta di referendum. Il 28 aprile il segretario generale del Consiglio, Tommaso Calabrò, rigetta l’istanza sostenendo che la legge esclude il referendum proprio perché si tratta di una revisione parziale e organizzativa.

L’articolo 123 e il nodo costituzionale

A questo punto la questione diventa soprattutto costituzionale. Il 7 maggio l’opposizione impugna il verbale di Calabrò davanti all’Ufficio centrale, assistita dai professori Andrea Lollo e Paolo Falzea e dall’avvocato Antonio Ionà.
La tesi è semplice. Trattandosi di una revisione dello Statuto, trova applicazione l’articolo 123 della Costituzione, che riconosce ai cittadini il diritto di richiedere il referendum. Un diritto che una legge regionale non può limitare.
L’Ufficio centrale accoglie, così, questa impostazione, ordinando al segretario generale di dare impulso alla consultazione.
La decisione produce due conseguenze immediate per Palazzo Campanella.
La prima è l’obbligo di avviare il procedimento referendario. La seconda riguarda la stessa efficacia della riforma e degli atti che ne derivano, destinata a restare sospesa fino all’esito della consultazione popolare.

Figliolia e la questione dei costi

Dei due sottosegretari previsti, Roberto Occhiuto ne nomina soltanto uno: l’avvocato cassazionista Ettore Figliolia, già suo consulente dal 2022, con il D.P.G.R. n. 26 del 14 aprile 2026. Le strutture speciali collegate sono successivamente istituite con il D.D. n. 11291 del 25 giugno.
Sui costi la minoranza insiste con forza denunciando una stima di spesa complessiva fino a due milioni di euro nell’arco della legislatura.
Va però precisato che Figliolia accetta l’incarico a titolo gratuito.
Ma il rilievo politico resta immutato mentre diversa è invece la quantificazione della spesa.

La lettera: dieci firme e due Procure in copia

L’ultimo passaggio porta la data del 6 luglio. Dieci consiglieri di opposizione — Alecci, Barbuto, Bruno, De Cicco, Falcomatà, Greco, Laghi, Madeo, Ranuccio e Scutellà — scrivono una lettera formale al presidente Occhiuto, alla dirigente generale Marina Petrolo e al segretario generale Tommaso Calabrò.
Le richieste sono due: dare seguito al referendum sulla legge regionale n. 9 del 2026 e revocare la nomina di Figliolia insieme agli atti relativi alle strutture speciali.
Il riferimento è ancora una volta l’articolo 123, terzo comma, della Costituzione, secondo cui uno Statuto sottoposto a referendum non può essere promulgato se non dopo l’approvazione della maggioranza dei voti validi. In assenza di questa efficacia, sostengono i firmatari, gli incarichi conferiti sarebbero illegittimi e suscettibili di produrre un danno erariale.
C’è poi un elemento ulteriore. La lettera tra gli indirizzi in conoscenza ha anche la Procura della Repubblica di Catanzaro e quella regionale della Corte dei conti.

La replica e le scelte davanti a Occhiuto

A stretto giro arriva, nei giorni scorsi, la contromossa del presidente. L’8 luglio, a margine di un evento sulle iniziative ambientali per la stagione estiva, Occhiuto annuncia che la Regione impugnerà la decisione: “A ricorso risponderemo con ricorso, per capire come muoverci se poi la Corte Costituzionale o gli altri Tribunali dovessero dire che la legge va cancellata. In quel caso la abrogheremo“. Un modo per ribadire che l’ultima parola, a suo giudizio, non è ancora scritta.
Sul merito, il governatore prende le distanze dalla materia: “La legge prevede non solo i sottosegretari ma anche l’aumento degli assessori. Non è un tema che mi entusiasma moltissimo”. E affida la chiusura a una battuta rivolta agli avversari: “Ciascuno si entusiasma o si avvilisce secondo la propria indole. Io mi entusiasmo quando presento risultati positivi, come l’aumento dei turisti o la depurazione. Vedo che c’è chi si entusiasma per i ricorsi; io non mi avvilisco per questo”.

Le alternative sul tavolo comportano entrambe un costo politico. Tornare in Consiglio significherebbe correggere la riforma, procedere verso il referendum aprirebbe invece una campagna destinata a concentrarsi sull’aumento degli incarichi istituzionali.
A complicare il quadro c’è anche un elemento politico. Occhiuto sembra dare l’impressione di voler procedere rapidamente con la nomina del secondo sottosegretario e degli ulteriori assessori richiesti dagli alleati di Lega e Noi Moderati.
Per questo motivo la decisione dell’Ufficio centrale potrebbe non rappresentare, per il presidente della Regione, soltanto uno svantaggio.
La linea della maggioranza sarà definita presumibilmente nei prossimi giorni. Per il momento, da Palazzo Campanella non arrivano prese di posizione ufficiali.
Resta infine una domanda destinata ad accompagnare il dibattito: se una riforma richiede un referendum e apre un contenzioso sulla legittimità degli incarichi che ne derivano, è davvero necessario reintrodurre la figura dei sottosegretari?

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