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27 Febbraio 2026
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Manifesti referendari nel Palazzo di Giustizia di Reggio, Ocf e Ucp: “Propaganda inammissibile”

L’Organismo Congressuale Forense e l'Unione delle Camere Penali intervengono sul caso di Reggio Calabria, definendo “inaccettabile” la presenza di cartelloni del comitato Anm negli spazi dove si amministra la giustizia

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L’Organismo Congressuale Forense interviene sul caso dei cartelloni referendari affissi all’interno del Palazzo di Giustizia di Reggio Calabria, definendo “inammissibile” la presenza di materiale propagandistico negli spazi dove si esercita la giurisdizione.

L’Ocf ha espresso piena adesione alla richiesta avanzata dal Consiglio dell’Ordine degli Avvocati di Reggio Calabria, che ha sollecitato la rimozione dei manifesti riconducibili al comitato per il “No” dell’Associazione Nazionale Magistrati.

“I luoghi della giustizia non sono spazi di parte”

Nel documento diffuso, l’Organismo Congressuale Forense richiama il principio di neutralità che deve caratterizzare i luoghi della giustizia. “Il Palazzo di Giustizia e i suoi locali non sono luoghi di parte: rappresentano uno dei presidi più alti delle istituzioni democratiche”, viene ribadito, sottolineando come in quegli spazi debba essere garantita la piena terzietà rispetto al confronto politico.

Secondo l’Ocf, l’esposizione di cartelloni referendari all’interno del Tribunale rischia di generare nei cittadini la percezione di una commistione tra amministrazione della giustizia e battaglia politico-elettorale, compromettendo l’immagine di imparzialità dell’istituzione.

La richiesta di rimozione immediata

L’Organismo evidenzia che i luoghi della giustizia non appartengono né alla magistratura né all’avvocatura, ma rappresentano uno spazio istituzionale che deve restare estraneo a ogni forma di propaganda. Per questo motivo viene ritenuta necessaria la rimozione immediata dei cartelloni, al fine di tutelare la fiducia dei cittadini nella giurisdizione e preservare l’immagine di indipendenza dei magistrati.

La vicenda si inserisce nel più ampio dibattito legato al referendum e alle posizioni assunte dalle diverse componenti del mondo della giustizia, riaccendendo il confronto sul delicato equilibrio tra partecipazione al dibattito pubblico e neutralità istituzionale.

Anche l’Unione Camere Penali chiede lo stop alla propaganda nei Tribunali

Sulla vicenda interviene con toni netti anche l’Unione Camere Penali Italiane, che attraverso la propria Giunta esprime “la più ferma condanna per il reiterato e sistematico utilizzo dei Palazzi di Giustizia da parte di esponenti dell’Associazione Nazionale Magistrati a fini di propaganda politica” in vista del referendum sulla riforma della separazione delle carriere.

Secondo l’Ucpi, l’affissione di cartellonistica e l’organizzazione di iniziative interne agli uffici giudiziari rappresenterebbero “una appropriazione abusiva di spazi e simboli istituzionali appartenenti all’intera collettività”, piegati a una causa di parte. I Palazzi di Giustizia – si legge nella nota – sono affidati alla magistratura per l’esercizio della giurisdizione in nome del popolo italiano, non per attività di propaganda referendaria.

La Giunta richiama inoltre precedenti episodi già oggetto di critica, ricordando come in passato fosse stata denunciata una visione definita “proprietaria” della giustizia da parte della magistratura associata. In questo quadro, l’identificazione tra funzione costituzionale e appartenenza associativa verrebbe ritenuta elemento centrale del confronto sulla riforma.

L’Ucpi precisa di non voler mettere in discussione il diritto dei magistrati a esprimere le proprie opinioni nel dibattito pubblico, ma sottolinea che tale diritto debba essere esercitato “nelle sedi appropriate”, e non all’interno delle aule giudiziarie. Da qui la richiesta rivolta alle Presidenze delle Corti e al Ministero della Giustizia di intervenire per la rimozione immediata dei materiali propagandistici e per garantire la neutralità dei luoghi in cui si amministra la giustizia.

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