Il costruendo ospedale della Sibaritide, per iniziare ad ospitare i primi pazienti, probabilmente tra il 2027 e il 2028, necessita dell’indotto: strade, impianti, rete idrica e fognarie ancora inesistenti. A tal proposito, lunedì la burocrazia ha celebrato la sua liturgia. Il commissario straordinario per la depurazione ha firmato il verbale che affida i lavori del primo lotto del collettore fognario, un’opera da 2,3 milioni di euro – appaltata alla Pit Building con rup l’ingegnere Antonio Capristo – inserita nel quadro finanziario complessivo da ventidue milioni per il depuratore di Boscarello.
Il subcommissario Antonio Daffinà l’ha definita un’infrastruttura “indispensabile per l’entrata in funzione del nosocomio”, monito chiaro per evitare di inaugurare l’ennesima cattedrale nel deserto.
La stima dei tempi per posare chilometri di condotte in ambito urbano? Non meno di sei mesi a ritmo forzato. Eppure, il taglio del nastro al Corpo A resta misteriosamente in calendario per questo venerdì.
Il veto del Comune e il nodo di Boscarello
A guastare la narrazione istituzionale è arrivata nel tardo pomeriggio la nota del sindaco Flavio Stasi, un intervento che ha il sapore di una doccia fredda. Accogliere i lavori? Si può, ma bollando l’intera operazione come “confusa e contraddittoria”.
Il punto sollevato dal primo cittadino è lineare: il collettore converge sul depuratore di Boscarello, struttura già oggi in affanno. Di un suo reale potenziamento non risulta al Comune alcun progetto né l’avvio di un iter autorizzativo, che richiederebbe comunque tempi ben più lunghi dello scavo di un tubo.
Da qui la formalizzazione di un vero e proprio veto amministrativo: “Senza il potenziamento dell’impianto, il Comune non autorizzerà il conferimento di ulteriori reflui“.
Doppio impianto, unico conto: l’ombra del danno erariale
C’è poi una palese aporia gestionale che Stasi mette a nudo: la coesistenza di due impianti per la stessa funzione. Se la struttura commissariale impiega risorse pubbliche per canalizzare gli scarichi verso Boscarello, dentro il cantiere il concessionario sta realizzando un depuratore interno, reclamizzato finora come la chiave di volta del problema. “O uno dei due soggetti sta sprecando risorse della collettività – prefigurando un’ipotesi di danno erariale – oppure chi ha spacciato l’impianto interno per risolutivo ha semplicemente mentito, sapendo che si tratta di un semplice pre-trattamento“, incalza il sindaco.
Zero autorizzazioni e fondi UE dirottati
Sull’opera che sta sorgendo a Insiti, peraltro, il Comune lamenta una totale cecità amministrativa: nessuna notizia su conferenze di servizi o Valutazioni d’Impatto Ambientale.
A ciò si somma il vizio d’origine economico: i 2,3 milioni utilizzati dal Commissario nascono per sottrarre il territorio alle sanzioni dell’infrazione europea, collettando quartieri storicamente sguarniti come Apollinara, Fabrizio o Coscia. Invece, quelle risorse vengono dirottate per tamponare la fretta sull’ospedale, mentre i cittadini continuano a pagare di tasca propria lo spurgo periodico delle fosse biologiche.
Sanità reale contro fondale scenografico
In chiusura, la vicenda torna sul piano della sostanza sanitaria: la comunità della Sibaritide non chiede un fondale scenografico ad uso e consumo dei reel o della propaganda, ma un ospedale moderno e pienamente operativo, dotato di Emodinamica, Chirurgia avanzata, Medicina Nucleare e clinica universitaria.
Con l’auspicio che sia questo l’obiettivo reale della Regione, “e non la realizzazione del poliambulatorio di lusso più costoso e confuso dell’Occidente, concepito al solo scopo di risparmiare al concessionario il pagamento delle penali”.













