29 Settembre 2026
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Ospedale della Sibaritide, va in scena l'”inaugurazione pantomima”: pronto il taglio del nastro, ma mancano acqua, fogne e agibilità (FOTO)

Mentre si consegna in extremis il piano terra per i video sui social, il Comune sbarra la strada al collaudo. Tra un collettore fognario pronto nel 2027, pozzi d'acqua ancora da scavare, cantiere fermo all'80% e oltre settanta medici mancanti, il nuovo nosocomio rischia di essere l'ennesima cattedrale nel deserto

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Tre mesi fa, dalle colonne di Calabria7, abbiamo raccontato la tempesta perfetta che si stava per addensare su contrada Insiti, la terra di mezzo tra Rossano e Corigliano dove sta sorgendo l’ospedale della Sibaritide: un cronoprogramma tarato sull’allora calendario elettorale regionale fissato inizialmente a ottobre 2026, prima delle dimissioni di Occhiuto, sottoservizi rimasti allo stato di ipotesi e un contingente di medici cubani con la valigia sotto il letto.
Avevamo scritto che a ottobre si sarebbe inaugurata un’ala pronta e inutilizzabile. Ci eravamo sbagliati per eccesso di generosità, perché quell’ala si è ristretta al solo piano terra.
Oggi siamo al punto in cui la D’Agostino Costruzioni Generali, società concessionaria, secondo quanto risulta alla nostra testata vorrebbe consegnare venerdì il piano terra del Corpo A, lato ovest, quello vicino all’ingresso. E cinque giorni prima della scadenza contrattuale, con tanto di stradina d’accesso rifinita in extremis per l’occasione.
Ma come si fa ad inaugurare un ospedale, o solo una parte, anche solo per finta, se non c’è l’acqua e non c’è il collettamento fognario?
A chiarire in modo cristallino la questione è chi ha il potere di firmare le carte che ne certificherebbero l’agibilità, ovvero il sindaco di Corigliano Rossano, Flavio Stasi, interpellato da Calabria7.
“Mi giungono voci – spiega il primo cittadino – secondo cui vorrebbero inaugurare un’area dell’ospedale, ma mi chiedo come, se non ci sono né acqua né rete fognaria”.
Il passaggio successivo di Stasi chiarisce tutta la vicenda: “E come se il Comune non ha rilasciato alcuna agibilità? Questa è un’operazione pantomima per non pagare le penali”.

Il verbale che smonta la cerimonia

A confermare la tesi di Stasi, ovvero un’inaugurazione del set cinematografico come quell’ala utilizzata per sparare la posa nei reel, mentre la realtà che descrivono le foto risalenti a meno di una settimana fa, è ben altra, ci pensa anche il commissario regionale straordinario per la depurazione.
Questa mattina (lunedì 29 settembre), mentre a Insiti si lucidavano i corrimano e si lavorava affannosamente alla stradina che conduce al corpo A, il commissario straordinario per la depurazione ha annunciato di aver firmato il verbale di consegna dei lavori del primo lotto funzionale del collettore che porterà i reflui dell’ospedale al depuratore di Boscarello. Due milioni e trecentomila euro, impresa esecutrice la Pit Building di Castrovillari, rup Antonio Capristo, dentro un quadro finanziario da circa ventidue milioni che comprende anche il nuovo impianto di depurazione, sempre in contrada Boscarello.
Il subcommissario Tonino Daffinà nella nota definisce l’opera “indispensabile per l’entrata in funzione del nosocomio”, avvertendo che “senza depurazione adeguata si rischia la cattedrale nel deserto”. La stima dei tempi, per un cantiere che si apre ora e si sviluppa per alcuni chilometri è di non meno di sei mesi lavorando a ritmi serrati.
Traduciamo per gli spettatori della passerella: il tubo che dovrà condurre a smaltire quello che esce dalle toilette appena montate verrà posato, se tutto andrà bene, entro la primavera del 2027. Il nastro per l’inaugurazione, invece, si dovrebbe tagliare – come accennato – questo venerdì (2 ottobre 2026).
A ciò si aggiunga il depuratore interno all’area ospedaliera, affidato in deroga per 6,9 milioni oltre Iva e avviato il 26 maggio, che è in fase di lavorazione conclusiva. Resta un impianto che pretratta reflui che, per andare a finire da qualche parte, attenderanno il collettore annunciato da Daffinà

L’acqua dei pozzi e quella dei reel

Sul fronte idrico la situazione è perfino più lineare, nel senso che l’acqua non c’è (se non quella di cantiere, che arriva da una qualche cisterna o generata dall’ia…), per come conferma anche Flavio Stasi.
Sorical aveva annunciato l’avvio dei lavori per il campo pozzi entro la fine di marzo 2025. Diciotto mesi dopo i pozzi risulterebbero ancora in fase di scavo. Una volta terminati i lavori, prima di immettere acqua nella rete di un ospedale servono i prelievi distribuiti sulle quattro stagioni: un anno di analisi, dodici mesi che non si possono comprimere con un decreto.
Nel frattempo sui social circolano video patinati della struttura, generati in intelligenza artificiale, in cui tutto, in quel piano terra del corpo A, lato ovest, funziona magnificamente.

La strada

In mezzo a tutto questo, l’accesso al presidio dovrebbe essere garantito dall’ammodernamento della strada provinciale 195 “Insiti”, che ad oggi, resta una stradina interpoderale tra frutteti e oliveti sulla quale si vorrebbero far transitare le ambulanze di un bacino da duecentoventimila abitanti.

Il 75%. O l’80%?

Le fotografie in nostro possesso e che pubblichiamo, raccontano, dunque, aree esterne in fase embrionale e porzioni consistenti dell’edificio ancora in lavorazione. Lo stato di avanzamento si aggirerebbe ancora attorno al 75-80%: la stessa soglia comunicata a marzo dalla ditta esecutrice e ripresa ad aprile da Fillea e Cgil.
Sommando il collettore appena partito, i pozzi da scavare, l’anno di analisi e i collaudi di tutti gli impianti, il ritardo reale sulla tabella di marcia ufficiale potrebbe superare i dodici mesi. Dodici mesi a partire da adesso, sempre che non si presenti nessuno degli imprevisti che in vent’anni di storia di questo cantiere si sono sempre materializzati.

Fuori dal cancello

A chiedere conto di tutto questo al governatore, Roberto Occhiuto, è la consigliera regionale del Pd, Rosellina Madeo, vicepresidente della commissione Sanità.
Il 17 settembre deposita un’interrogazione su collaudi, agibilità, viabilità, rete idrica, fogna, depurazione e alimentazione elettrica, raccontando di aver appreso i passaggi dai comunicati stampa e dopo essersi vista negare l’accesso per un sopralluogo, nell’esercizio delle sue funzioni.
Qualche giorno dopo chiede l’audizione del responsabile unico del procedimento in commissione, spiegando che la procedura regolare per visitare il cantiere non le è bastata “per avere accesso all’ospedale, ma neppure per avere una semplice risposta dal funzionario incaricato”.
Poi aggiunge un’interrogazione – presentata ieri – sulla Medicina nucleare e sulla Pet-Tc, previste in attivazione contestuale all’apertura dal Dca 80/2024, con l’unico ciclotrone calabrese, tra infrastruttura realizzata al piano seminterrato, gare per le apparecchiature di cui non si conosce lo stato.
E che una consigliera regionale con poteri ispettivi resti fuori dal cancello mentre si organizza l’inaugurazione è, di per sé, una notizia.

Poi arriva il difficile

E giungiamo alle note più dolenti, perché se muri, impianti, letti, reti, strade, prima o poi saranno pronti, la partita seria da “giocare” resta quella sanitaria. Nello spoke di Corigliano Rossano mancherebbero tra i sessanta e i settanta medici, e chi è in servizio oggi regge una dotazione inferiore ai 250 posti letto attivi fra Giannettasio e Compagna.
Il nuovo ospedale ne prevede oltre 370: la stessa dotazione organica, già in affanno, dovrebbe coprire una volta e mezza i letti di adesso, anche se qualcuno avanza già l’ipotesi secondo cui il totale dei posti letto sarà – man mano – attivato quando (o se?) arriveranno i rinforzi, che i tanti concorsi banditi dalle Asp, comunque non riescono a reperire.
Sullo sfondo c’è poi l’incognita caraibica che oggi consente di mantenere molti reparti in tutti gli ospedali calabresi, tra cui proprio alcune Unità operative complesse nevralgiche dello spoke di Corigliano Rossano.
L’accordo rinnovato nel marzo 2025 prevedeva 497 medici cubani entro la fine del 2027, ma a febbraio in servizio in tutta la regione ne risultavano circa quattrocento. Tra l’altro pare che da fine luglio i loro bonifici verso la Comercializadora de Servicios Médicos Cubanos vengano respinti, verosimilmente per effetto delle nuove sanzioni statunitensi, e in sessantatré professionisti hanno già chiesto di restare in Calabria come liberi professionisti, sganciandosi dalla missione.
In questa bailamme, insomma, mentre qualcuno ha già affibbiato al nuovo ospedale il “nomignolo” “Rsa di lusso costato 300 milioni” in quanto privato della medicina nucleare e dell’emodinamica, c’è anche chi azzarda che a ottobre inizieranno i traslochi degli ambulatori.
A medici, infermieri e oss del Giannettasio e del Compagna converrà mettere in valigia anche le bottiglie d’acqua.

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