“Lo avevamo annunciato da tempo: le risorse assegnate al Ponte nel 2026, come già quelle del 2025, saranno destinate ad altro. Risorse ex Fsc sottratte ad altre infrastrutture dei calabresi e dei siciliani per pura propaganda”, dichiarano i senatori Antonio Nicita e Nicola Irto, firmatari insieme alla collega Rando dell’interrogazione parlamentare depositata in Senato.
I parlamentari evidenziano che il nuovo decreto commissari conferma quanto avevano sostenuto: oltre 2,7 miliardi stanziati per il 2026-2029 vengono destinati a Rfi per coprire debiti ferroviari, mentre le stesse somme torneranno sul Ponte solo a partire dal 2030. “Non si tratta di un aggiornamento tecnico, ma della certificazione ufficiale che i lavori non cominceranno quest’anno né il prossimo”, sottolineano i senatori.
Interrogazione parlamentare e Question Time
Durante il Question Time del 5 febbraio, il ministro Salvini non ha fornito risposte sulla data di avvio dei cantieri. “Oggi sappiamo perché”, commentano Nicita e Irto, evidenziando come il rinvio dei fondi confermi il cronoprogramma slittato e l’utilizzo delle risorse per altri scopi. Secondo i senatori Pd, i 2,8 miliardi liberati avrebbero potuto essere destinati alle emergenze reali in Sicilia e Calabria, colpite dal Ciclone Harry e dalla frana di Niscemi, dove mancherebbero ancora almeno 1,5 miliardi per la ricostruzione.
Implicazioni per Calabria e Sicilia
I senatori concludono sottolineando l’impatto delle scelte del governo sulle infrastrutture regionali: “Il governo ha deciso di usare le somme per alleggerire il bilancio di RFI, scaricando sul futuro l’ennesimo rinvio e i costi crescenti che inevitabilmente ne seguiranno. Siamo oltre il Ponte Sì e il Ponte No. Siamo al Ponte Boh, sulla pelle di siciliani e calabresi”.







