13 Settembre 2026
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Reddito di cittadinanza, 188mila ex beneficiari fuori dai radar. Tridico: “Sono i più poveri tra i poveri”

A tre anni dalla cancellazione del sussidio, il monitoraggio dell'Inps fotografa percorsi molto diversi tra gli ex beneficiari. L'ex candidato a governatore della Calabria attacca il governo, mentre De Luca legge i numeri in modo opposto

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Tre anni dopo l’abolizione del Reddito di cittadinanza voluta dall’esecutivo guidato da Giorgia Meloni, le rilevazioni dell’Inps riaccendono lo scontro politico e sociale sulla gestione della povertà in Italia. Nel passaggio della presa in carico verso l’Assegno di inclusione e il Supporto per la formazione e il lavoro, le statistiche ufficiali registrano la traiettoria degli ex beneficiari, evidenziando una spaccatura netta: se una parte della platea ha trovato un’occupazione o è confluita nelle nuove forme di integrazione, un contingente di 188mila persone è finito fuori da ogni forma di tracciamento statistico e di sostegno statale.

La denuncia di Tridico sui lavoratori poveri

La presenza di questa fascia di popolazione marginalizzata ha innescato la reazione di Pasquale Tridico, eurodeputato del Movimento 5 Stelle ed ex presidente dell’istituto di previdenza. In una dichiarazione rilasciata a Open Online, l’ex vertice Inps definisce “questi soggetti come i più fragili tra la popolazione impoverita, privi di tutele ed eventualmente assorbiti dall’economia informale”. Tridico sottolinea come “la riforma abbia eliminato la possibilità di integrare i redditi minimi fino alla soglia dei 780 euro mensili, limite precedentemente garantito anche a chi percepiva retribuzioni parziali”. Richiamando le stime Istat che calcolano quasi sei milioni di individui in povertà assoluta, l’esponente pentastellato richiede inoltre “maggiore trasparenza nei monitoraggi della spesa pubblica e sollecita le forze dell’opposizione a reinserire una misura di sostegno universale nel programma politico”.

Tra dati Inps e difesa della riforma

I dati contenuti nel report dell’Inps evidenziano che, su una platea complessiva di 582mila ex beneficiari considerati occupabili, soltanto il 15% ha effettivamente aderito al Supporto per la formazione e il lavoro, mentre circa un terzo del totale è risultato irreperibile nei database amministrativi. Tra i fattori che spiegano tale dispersione emergono l’importo ridotto dell’assegno, fissato a 350 euro, l’obbligatorietà di stringenti percorsi formativi e il potenziale sommerso. Su questo quadro interviene Rosario De Luca, presidente della Fondazione Studi Consulenti del Lavoro, il quale analizza il fenomeno da una prospettiva opposta. Pur giudicando il dato sui 188mila invisibili un elemento meritevole di approfondimento, De Luca sostiene che la riforma abbia disinnescato le tensioni sociali previste, riducendo le sovrapposizioni tra i sussidi pubblici e le attività lavorative non regolarizzate, in un contesto generale di crescita dei livelli occupazionali.

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