È un’indagine nata all’interno della Casa Circondariale “S. Cosmai” di Cosenza quella che nel marzo 2026 ha portato all’esecuzione di otto misure cautelari. Al centro degli accertamenti ci sono presunte condotte illecite che, secondo l’impostazione accusatoria, avrebbero riguardato diversi aspetti della vita all’interno dell’istituto penitenziario.
Tra gli indagati figura anche Massimiliano Follo, agente della polizia penitenziaria. Nei suoi confronti erano stati disposti gli arresti domiciliari. La misura è stata successivamente modificata dal Tribunale di Cosenza, dopo l’iniziativa della difesa affidata all’avvocato Antonio Quintieri.
Il giudice Francesca De Vuono ha infatti disposto la sostituzione dei domiciliari con una misura meno afflittiva, quella dell’obbligo di dimora.
Droga, telefoni e sim card
L’attività investigativa si è concentrata sulla raccolta di elementi ritenuti utili a ricostruire una serie di presunte irregolarità all’interno del carcere. Nell’inchiesta compaiono ipotesi che vanno dalla corruzione tra privati alla cessione di sostanze stupefacenti, fino all’introduzione e all’utilizzo non autorizzato di telefoni cellulari e sim card nell’istituto.
Secondo la ricostruzione accusatoria, Follo avrebbe ricevuto corrispettivi, anche sotto forma di droga, da familiari di persone detenute in cambio di condotte che sarebbero state contrarie ai suoi doveri d’ufficio.
Le contestazioni ipotizzate dagli investigatori comprenderebbero anche la possibilità di effettuare videochiamate con i detenuti, la gestione di comunicazioni riservate tra persone detenute e familiari e la presunta introduzione di sostanze stupefacenti all’interno dell’istituto.
Le presunte omissioni
Un altro filone degli accertamenti riguarda le presunte omissioni di segnalazione. Secondo l’ipotesi accusatoria, sarebbero state omesse comunicazioni relative alla presenza nel carcere di droga, smartphone e schede telefoniche.
L’indagine prende inoltre in considerazione la presunta cessione di sostanze stupefacenti all’interno dell’istituto e l’ipotesi di rivelazione di segreti d’ufficio.
Si tratta di contestazioni inserite nel procedimento penale e, come tali, dovranno essere valutate nelle successive fasi giudiziarie. La loro formulazione non equivale a un accertamento definitivo di responsabilità.
I sequestri durante le indagini
Nel corso delle attività investigative sono stati effettuati anche sequestri all’interno della Casa Circondariale di Cosenza. Gli accertamenti avrebbero portato al rinvenimento di quantitativi di sostanza stupefacente, oltre che di telefoni cellulari e sim card che, secondo l’ipotesi investigativa, sarebbero stati introdotti illegalmente nell’istituto.
Il materiale acquisito è confluito nell’attività investigativa finalizzata a ricostruire modalità, responsabilità e rapporti tra le persone coinvolte.
La misura nei confronti di Follo
Per Massimiliano Follo il quadro cautelare è nel frattempo cambiato. A seguito del ricorso presentato dal suo difensore, Antonio Quintieri, il giudice del Tribunale di Cosenza Francesca De Vuono ha sostituito gli arresti domiciliari con l’obbligo di dimora.
La modifica riguarda la misura cautelare e non definisce il merito delle accuse contestate nell’inchiesta. Il procedimento resta quindi distinto dall’accertamento definitivo delle eventuali responsabilità penali degli indagati.












