Quasi cinque milioni di euro tra debiti, contenziosi e altre passività segnalate. Un bilancio del quale non è stato possibile attestare l’equilibrio. Il parere negativo dell’organo di revisione e gli atti trasmessi alla Prefettura. A Riace, il Comune guidato da Mimmo Lucano si trova davanti a una crisi finanziaria che potrebbe trasformarsi in una crisi istituzionale, fino all’eventuale scioglimento anticipato del Consiglio comunale. La svolta è arrivata il 23 ottobre, quando la commissaria ad acta Rosa Romeo, nominata dalla Prefettura di Reggio Calabria, ha concluso il proprio intervento sostitutivo prendendo atto dell’impossibilità di adottare la deliberazione di salvaguardia degli equilibri di bilancio per il 2026. Una conclusione che ha determinato la trasmissione della documentazione al prefetto Clara Vaccaro, chiamata ora a valutare gli adempimenti previsti dalla normativa sugli enti locali. L’amministrazione di Lucano, già attraversata da tensioni nella maggioranza consiliare, si trova a fare i conti con una situazione finanziaria che non è stato possibile regolarizzare neppure attraverso l’intervento del commissario. Ma il punto più delicato riguarda la natura e l’entità delle passività emerse dall’istruttoria.
I numeri della crisi: 3,49 milioni tra crediti rivendicati e contenziosi
Il quadro contabile comprende una prima massa di passività pari a 3.491.345,94 euro. Si tratta di posizioni che includono decreti ingiuntivi, pignoramenti, controversie giudiziarie, richieste creditorie e altre partite contabili. Tra i soggetti indicati figurano società fornitrici di energia elettrica e gas, operatori del servizio idrico e istituti finanziari. Vengono inoltre richiamate partite relative a tributi e somme rivendicate da altri enti pubblici. Non tutte queste cifre, però, possono essere considerate automaticamente debiti definitivi ed esigibili. Una parte delle somme è collegata a contenziosi ancora aperti o a posizioni per le quali devono essere verificati i titoli giuridici, l’effettiva debenza e la corretta imputazione nei documenti contabili. Ergo: l’esposizione segnalata non coincide necessariamente con l’ammontare dei debiti definitivamente accertati e immediatamente da pagare.
Altri 884mila euro dall’Ufficio tecnico e 464mila di controversie
A complicare ulteriormente il quadro sono le ulteriori passività segnalate dagli uffici comunali. L’Ufficio tecnico avrebbe individuato 884.150,14 euro di debiti fuori bilancio privi di copertura attraverso precedenti impegni di spesa, collegati in particolare alla gestione della pubblica illuminazione. A questi si aggiungono 464.315,08 euro di contenziosi pendenti richiamati dall’Area amministrativa. La somma aritmetica delle tre principali voci porta a circa 4,84 milioni di euro. È il dato che restituisce la dimensione delle criticità finanziarie emerse nell’istruttoria, ma che dovrà essere verificato alla luce degli atti integrali per escludere eventuali sovrapposizioni tra le diverse posizioni. La questione non riguarda soltanto quanto il Comune potrebbe essere chiamato a pagare. Riguarda soprattutto la capacità dell’ente di riconoscere correttamente le passività, individuare le necessarie coperture e garantire l’equilibrio tra entrate e spese.
Il parere negativo dei revisori e l’impossibilità di salvare gli equilibri
Un passaggio determinante è rappresentato dal parere dell’organo di revisione contabile non favorevole sulla proposta di assestamento e salvaguardia degli equilibri del bilancio 2026-2028. Le criticità riguardano, in particolare, la presenza di passività non ancora riconosciute e finanziate, le difficoltà nella copertura delle spese e l’adeguatezza degli accantonamenti. Tra le questioni da chiarire figura anche il Fondo crediti di dubbia esigibilità, lo strumento contabile attraverso il quale gli enti locali devono tenere conto del rischio di non riuscire a incassare determinate entrate. Un accantonamento insufficiente può incidere sulla rappresentazione degli equilibri finanziari, soprattutto quando alle difficoltà di riscossione si aggiungono debiti e controversie. È su questo insieme di criticità che si è concentrato il lavoro della commissaria Rosa Romeo. L’esito è stato negativo: non è stato possibile adottare il provvedimento sostitutivo necessario a garantire la salvaguardia degli equilibri.
Dalla diffida al commissario: come si è arrivati alla Prefettura
La crisi non è esplosa improvvisamente. Già nei mesi scorsi il Comune di Riace non era riuscito ad approvare nei termini previsti gli atti relativi all’assestamento generale e alla salvaguardia degli equilibri di bilancio. La Prefettura aveva inviato una diffida all’amministrazione comunale, senza ottenere l’adozione dei provvedimenti richiesti. Il 16 settembre era stata quindi disposta la nomina della commissaria ad acta, incaricata di intervenire in sostituzione degli organi comunali per gli adempimenti contabili rimasti incompiuti. La vicenda era già emersa pubblicamente alla fine di settembre. L’intervento commissariale avrebbe dovuto consentire di completare l’iter e verificare la possibilità di ristabilire gli equilibri. L’istruttoria ha invece evidenziato una situazione più complessa, culminata nella deliberazione del 23 ottobre. Con la trasmissione degli atti alla Prefettura, la questione esce dalla sola dimensione contabile e assume conseguenze potenzialmente decisive per la continuità amministrativa.
Il precedente dissesto e le nuove criticità finanziarie
A rendere ancora più delicata la vicenda è la precedente esperienza di dissesto finanziario del Comune. Riace era uscita dalla procedura straordinaria di liquidazione gestita dall’Organismo straordinario di liquidazione, chiamato a occuparsi delle passività rientranti nella propria competenza. La chiusura di quella fase avrebbe dovuto consentire all’ente di proseguire la gestione ordinaria su basi contabili definite. Le verifiche più recenti avrebbero invece fatto emergere problemi nel raccordo tra la precedente gestione liquidatoria e quella ordinaria. Tra le criticità segnalate figurano la ricognizione dei residui attivi e passivi, la corretta rappresentazione delle posizioni debitorie e la sufficienza degli accantonamenti. Sono aspetti sui quali occorrerà distinguere con precisione le passività maturate durante le diverse amministrazioni, quelle già oggetto della liquidazione straordinaria e quelle sorte successivamente.
Il rischio scioglimento: cosa prevede la legge
La trasmissione della documentazione alla Prefettura apre una fase particolarmente delicata. L’articolo 193 del Testo unico degli enti locali disciplina la salvaguardia degli equilibri di bilancio e impone agli enti di adottare i provvedimenti necessari quando emergono situazioni di squilibrio. Il mancato adempimento può determinare l’attivazione delle procedure previste dall’articolo 141, relativo anche allo scioglimento dei Consigli comunali nei casi stabiliti dalla legge. Lo scioglimento, tuttavia, non è automatico. La deliberazione della commissaria ad acta non ha disposto la cessazione del Consiglio comunale e non equivale a una dichiarazione di dissesto. Spetterà alle autorità competenti verificare la sussistenza dei presupposti normativi e assumere le eventuali determinazioni. È questo il passaggio che potrebbe incidere sul futuro politico e amministrativo di Riace.














