L’annuncio è di quelli che fanno rumore: 18,5 miliardi in Calabria per A2, Statale 106, Alta Velocità e il Ponte sullo Stretto. “Investimenti senza precedenti”, dice il vicepremier Matteo Salvini, in trasferta elettorale. Ma i calabresi hanno buona memoria: dal «scusate il ritardo» con cui Paolo Gentiloni nel dicembre 2016 celebrò la chiusura dei cantieri della Salerno–Reggio ribattezzata A2, alla retorica del «il Sud riparte» agitata da Matteo Renzi nello stesso anno mentre rilanciava l’idea del Ponte promettendo centomila posti di lavoro, fino al Giuseppe Conte del 2020 che a Gioia Tauro presentava il suo “Piano per il Sud” garantendo una nuova stagione di investimenti infrastrutturali. Promesse solenni, fotografie sugli spalti e pacche sulle spalle, ma i nodi mai sciolti restano sempre gli stessi.
A2, “completata” ma non proprio: il collo di bottiglia Cosenza–Altilia
La Salerno–Reggio ribattezzata A2 Autostrada del Mediterraneo fu celebrata come “completata” nel 2016. Eppure il tratto Cosenza–Altilia è rimasto per anni uno strappo nel tessuto autostradale: curve strette, pendenze fuori standard, un profilo plano-altimetrico da anni ’70. Oggi, finalmente, c’è un commissario straordinario (l’AD Anas Claudio Andrea Gemme) e un budget da circa 3 miliardi per una variante di 27 km con 11 viadotti e 4 gallerie. La scaletta: 5 lotti, avvio dal 2026, apertura progressiva, durata lavori almeno tre anni.
La sostanza: si sana un ritardo strutturale che ha reso fittizia la parola “completamento”. La variante è necessaria anche in chiave Ponte sullo Stretto: senza una A2 pienamente performante, il nuovo traffico si impasterebbe nei vecchi colli di bottiglia. La domanda: perché qui si arriva solo ora? Già nel 2016 si sapeva che quel tratto non era allineato. La verità è che sulla A2 il Paese ha acceso il flash in anticipo: inaugurazione politica prima del completamento tecnico. Bene il recupero, ma nove anni buttati non tornano.
Statale 106 Jonica: quattro miliardi annunciati, il tratto sud resta l’incubo
La strada stale 106 – la “strada della morte” – è la ferita aperta sul fianco ionico della Calabria. Quasi 500 km da Reggio a Taranto, in Calabria solo 67 km a carreggiate separate; il resto è due corsie, attraversamenti a raso, accessi poderali, pali commemorativi ai margini. I quasi 4 miliardi rivendicati dal Ministero sono ossigeno ma non cura definitiva.
Cosa c’è: fondi (per buona parte) sulla tratta nord Sibari–Catanzaro Lido; bandi e cantieri per lotti come Cutro–Catanzaro; il Terzo Megalotto Sibari–Roseto (38 km, opera Webuild, oltre 1,3 miliardi) avviato nel 2020 e verso il traguardo.
Cosa manca: il tratto sud Catanzaro–Reggio Calabria, quello più pericoloso e più popoloso. Lo dicono i numeri e lo confermano i piani: servono ulteriori stanziamenti. Oggi la coperta copre il nord, non l’intera dorsale calabrese.
La verità: se la 106 non viene pensata come sistema – standard omogenei, by-pass ai centri abitati, intersezioni a livelli separati, protezione degli utenti deboli – i 4 miliardi rischiano di produrre spezzoni sicuri alternati a tratti trappola. Quello che uccide non è la propaganda, ma l’incompletezza.
Traversale delle Serre: 60 anni di carte e cantieri, 20 km nel limbo
Progettata nel 1966 per cucire Soverato (Ionio) e Tropea/Vibo (Tirreno), la Trasversale delle Serre è il metronomo dell’incompiuta: poco meno di 40 km aperti su circa 56, tronconi non continui, ricorsi, rescissioni, perfino sabotaggi. Nel 2016 arrivò persino l’Esercito per “tagliare” quattro curve a Monte Cucco: un chilometro diventato simbolo.
Oggi un commissario Anas (ing. Francesco Caporaso) ha riavviato procedure e progetti definitivi per le tratte finali (Gagliato–Satriano–Soverato) e riappaltato lotti sospesi (bretella Petrizzi). Costo aggiornato stimato: 600 milioni.
Il punto: senza una decisione politica netta su tracciati, espropri, mitigazioni e cronoprogramma vincolante, la Trasversale resterà un collage di rampe al nulla. Eppure è strategica: toglie isolamento all’entroterra, accorcia tempi tra i due mari, abbatte costi logistici. Mezzo secolo d’attesa impone zero alibi: o si chiude, o si dice finalmente che non si farà.
AV Salerno–Reggio: progetti veri, soldi parziali, tempi lunghi
L’Alta Velocità/Alta Capacità al Sud è l’architrave del riequilibrio nazionale. Sul corridoio tirrenico si sono mossi i primi pezzi concreti: Lotto 1A Battipaglia–Romagnano in avvio, progettazioni sui lotti successivi fino a Praia–Paola, e in Calabria la maxi opera Galleria Santomarco nuova (circa 22 km, doppio binario, attivazione stimata 2032), fondamentale per Cosenza/Rende e per il disegno AV.
Il nodo sono i conti: oggi ci sono finanziamenti per circa 13 miliardi – abbastanza per spingere la nuova linea fino all’area Praia–Paola. Per chiudere il percorso fino a Villa San Giovanni/Reggio servono altri 12–13 miliardi. E il Pnrr è stato ridimensionato su questo asse per i limiti temporali europei: si prosegue con fondi nazionali e Fondo complementare.
Tradotto: l’AV c’è nel progetto e nei primi cantieri, ma il traguardo è anni 2030. E solo se i pezzi mancanti verranno finanziati presto. Fino ad allora, la Calabria resta con una ferrovia lenta, vulnerabile, con binari unici e percorrenze da Ottocento. Questa è la madre di tutte le priorità: senza AV, ogni altra opera pesa la metà.
Ponte sullo Stretto: sì, no, forse. E l’unica risposta giusta è “dipende”
Il Ponte sullo Stretto è la questione identitaria del Mezzogiorno. Oggi c’è un progetto definitivo aggiornato (ponte a campata unica da 3,3 km), società Stretto di Messina riattivata, copertura finanziaria pubblica stimata 13,5 miliardi, CIPESS favorevole. Politicamente è il più vicino di sempre.
Ma: il Ponte ha senso solo se connesso a una rete stradale/ferroviaria degna su entrambe le sponde. Senza A2 totalmente ammodernata, statale 106 resa continua e sicura, AV realmente operativa fino almeno a Villa San Giovanni, si rischia la cattedrale nel vento: un capolavoro ingegneristico che collega due deserti. Dunque: sì al Ponte se e solo se dentro un pacchetto integrato con cronoprogramma serrato per opere complementari. Altrimenti, è scenografia.









