L’uscita della sanità calabrese dal commissariamento resta tutt’altro che definita. È la posizione espressa dal consigliere regionale del Partito Democratico Giuseppe Falcomatà, che contesta le ricostruzioni ottimistiche degli ultimi giorni e sostiene che gli atti istituzionali più recenti raccontino una realtà ben diversa.
Secondo l’ex sindaco di Reggio Calabria, le vicende che coinvolgono la Corte dei Conti, il Ministero della Salute e il nuovo piano di rientro approvato dal Governo dimostrerebbero che il percorso è ancora lontano dalla conclusione.
“Altro che fine del commissariamento”
Falcomatà osserva come, sul fronte istituzionale, permangano elementi che a suo giudizio smentiscono l’idea di una definitiva normalizzazione della sanità regionale.
“Ma di quale uscita dal commissariamento della sanità calabrese stiamo parlando? La realtà dei fatti smentisce definitivamente i trionfalismi di facciata. Da un lato la Corte dei Conti esprime un parere di non luogo a pronuncia, dichiarando di non avere la competenza per esprimersi. Dall’altro lato, lo stesso ministro Schillaci, interrogato sul tema, dichiara di essere in attesa della registrazione da parte della Corte dei Conti, la cosiddetta ‘bollinatura’”.
Per il consigliere del Pd, il dato più significativo è rappresentato dall’approvazione, da parte del Consiglio dei ministri, di un nuovo piano triennale di rientro dal disavanzo sanitario, circostanza che, secondo la sua interpretazione, confermerebbe il permanere di gravi criticità finanziarie.
“In questo corto circuito istituzionale, l’unica certezza incontrovertibile è che proprio ieri il Consiglio dei Ministri ha dato il via libera a un nuovo piano di rientro dal debito sanitario per i prossimi tre anni. Un piano ‘lacrime e sangue’ che certifica formalmente come i conti della sanità calabrese siano tutt’altro che in ordine”.
Le contestazioni sui bilanci delle aziende sanitarie
Falcomatà chiama quindi direttamente in causa il presidente della Regione Roberto Occhiuto, chiedendo chiarimenti sulle modalità con cui sarebbero stati predisposti i bilanci delle aziende sanitarie.
“Il presidente Occhiuto ci chiarisca questo dubbio fondamentale e ci dica come si possa parlare di fine della stagione dei ‘bilanci orali’ quando, come certificato dalla stessa Corte dei Conti, i bilanci venivano redatti persino attraverso interviste. Ci dica perché il collegio sindacale esprime alla fine un parere favorevole nonostante, per loro stessa ammissione, vi sia una mancata disponibilità dei documenti tale da determinare un impedimento insuperabile al riscontro tecnico-contabile”.
“Trasparenza sulle certificazioni”
Nella parte finale dell’intervento, il consigliere regionale solleva anche il tema delle verifiche contabili affidate a soggetti esterni, chiedendo che venga spiegata la scelta di non ricorrere alle strutture già operative nelle aziende sanitarie calabresi.
“Occhiuto spieghi ai calabresi perché questi bilanci debbano essere certificati da società esterne anziché avvalersi delle società di certificazione che già operano all’interno delle Asp di Cosenza e di Reggio Calabria. Servono risposte chiare, trasparenti e immediate su una partita che riguarda la salute e il futuro dei calabresi”.












