Sedici container contenenti acciaio balistico, fermi nel porto di Gioia Tauro e pronti – secondo quanto denunciato dai sindacati e rilanciato dall’eurodeputato Mimmo Lucano – a partire l’8 settembre verso il Pireo, con destinazione finale Israele. È sul futuro del carico e sul suo possibile impiego nella filiera militare israeliana che si concentra una nuova mobilitazione politica e sindacale.
Lucano, eurodeputato di Alleanza Verdi e Sinistra e sindaco di Riace, chiede un intervento immediato del prefetto di Reggio Calabria. Alla sua presa di posizione si aggiunge quella di Giuseppe Ranuccio, vicepresidente del Consiglio regionale della Calabria, che sollecita il presidente della Giunta regionale a portare il caso all’attenzione del Governo. La natura precisa del carico, la destinazione e il possibile utilizzo dei materiali restano al centro delle richieste di chiarimento avanzate alle autorità competenti.
Lucano: “Il prefetto vieti la partenza dei container”
“Chiedo al prefetto di Reggio Calabria di vietare la partenza dei 16 container di acciaio balistico in rotta verso il Pireo, con destinazione finale Israele, prevista per l’8 settembre, per motivi di ordine pubblico”. È quanto afferma Mimmo Lucano. L’eurodeputato si unisce all’appello lanciato da Usb Calabria-Or.S.A. Mari e chiede alle autorità di impedire che gli scali calabresi possano essere utilizzati per finalità collegate al commercio o al trasferimento di materiale bellico. “Chiedo al prefetto – aggiunge Lucano – di dare voce a tutti gli italiani che ripudiano la guerra e la sopraffazione e che per mesi hanno riempito le piazze del Paese chiedendo di fermare il genocidio in Palestina”.
I controlli dello scorso marzo e il “silenzio” denunciato dall’eurodeputato
La vicenda dei container era già emersa nel marzo scorso, quando il carico era stato fermato nel porto di Gioia Tauro dalla Guardia di finanza per accertamenti. Secondo quanto riferito da Lucano, diversi aspetti relativi alla natura e alla destinazione del materiale non sarebbero stati ancora chiariti pubblicamente. In quella occasione davanti allo scalo portuale si erano svolte manifestazioni promosse da associazioni, movimenti e organizzazioni sindacali. Tra le realtà mobilitate vengono indicate Usb, Calabria Global Sumud, l’associazione “Per non dimenticare Sabra e Chatila” e La Base di Cosenza. “Da allora sulla vicenda è calato un inquietante silenzio, infranto solo ieri sera dal comunicato dei sindacati che ha lanciato l’allarme sull’imminente imbarco dei container”, sostiene Lucano.
La richiesta di accesso agli atti dell’Agenzia delle Dogane e dell’Uama
Per fare luce sulla vicenda, l’europarlamentare annuncia un’iniziativa istituzionale. “I miei uffici sono già al lavoro per chiedere all’Agenzia delle Dogane e all’Uama, l’Unità per le autorizzazioni dei materiali d’armamento, di rendere pubblici gli atti che riguardano questi container”, dichiara. Lucano assicura che utilizzerà gli strumenti a sua disposizione per contrastare quello che definisce “l’uso bellico dei porti calabresi”.
“Farò tutto quello che rientra nelle mie facoltà istituzionali per contrastare l’uso bellico dei porti calabresi”, afferma, rivolgendo contemporaneamente un appello al Governo italiano affinché “blocchi gli accordi commerciali con Israele e adotti qualsiasi misura che possa contrastare l’orrore che il popolo palestinese vive da anni”.
Il sindaco di Riace richiama anche il recente gemellaggio tra il Comune e il campo profughi palestinese di Dheisheh, in Cisgiordania. “Oggi l’Europa è ostaggio di un modello che ne ha fatto il laboratorio del degrado occidentale. Deve invece rimettere al centro l’universalità e l’eguaglianza dei diritti dei popoli, andando oltre le contraddizioni in cui si è impantanata, che negano la nostra stessa umanità”, conclude Lucano.
Ranuccio: “Notizie estremamente preoccupanti”
Sulla possibile partenza dei container interviene anche il vicepresidente del Consiglio regionale Giuseppe Ranuccio. “Le notizie relative alla possibile partenza, dal porto di Gioia Tauro, di container contenenti materiale destinato alla filiera militare israeliana sono estremamente preoccupanti e richiedono un intervento immediato delle autorità competenti”, dichiara.
Ranuccio chiede che siano effettuate tutte le verifiche necessarie sul carico e sulla sua destinazione. “Non possiamo limitarci a prendere atto di quanto sta accadendo. Se esiste anche solo il fondato sospetto che dal territorio italiano stiano partendo materiali destinati ad alimentare la macchina bellica israeliana, le istituzioni hanno il dovere di intervenire e di verificare ogni possibile violazione della normativa nazionale ed internazionale”.
“Gioia Tauro non diventi un punto di transito per materiali bellici”
Per il vicepresidente del Consiglio regionale, la vicenda coinvolge direttamente anche l’immagine e il ruolo della Calabria. “Il porto di Gioia Tauro – prosegue Ranuccio – non può diventare un punto di transito per materiali che possano contribuire alla devastazione della Striscia di Gaza. La Calabria è terra di pace, solidarietà e accoglienza e non può essere associata, neppure indirettamente, alla sofferenza inflitta alla popolazione civile palestinese”.
Ranuccio si rivolge quindi direttamente al presidente della Giunta regionale, chiedendogli di intervenire presso l’esecutivo nazionale. “Rivolgo, inoltre, un appello al presidente della Giunta regionale affinché faccia sentire con forza la voce della Calabria presso il Governo nazionale. La Regione non può rimanere spettatrice di fronte a una vicenda che riguarda direttamente il nostro territorio e che tocca principi fondamentali di pace, tutela dei diritti umani e ripudio della guerra”.
La richiesta è quella di sollecitare formalmente gli accertamenti e, qualora ne ricorrano le condizioni, bloccare il carico. “Chiedo al presidente di sollecitare formalmente il Governo affinché siano compiuti tutti gli accertamenti necessari e, qualora ne ricorrano le condizioni, venga impedita la partenza dei container dal porto di Gioia Tauro”.
“Non bastano più le parole, servono decisioni politiche”
Ranuccio collega il caso di Gioia Tauro alla situazione umanitaria nella Striscia di Gaza e invoca scelte politiche concrete. “Da mesi assistiamo a una tragedia umanitaria di proporzioni intollerabili. Di fronte alla distruzione di Gaza e alle gravissime violazioni dei diritti fondamentali della popolazione palestinese, non è più sufficiente esprimere preoccupazione o solidarietà a parole. Occorre assumere decisioni politiche concrete”.
Il vicepresidente del Consiglio regionale ribadisce quindi la propria posizione. “Ribadisco la mia ferma contrarietà al genocidio in corso nella Striscia di Gaza e ritengo necessario che il nostro Paese interrompa ogni relazione che possa contribuire, direttamente o indirettamente, alle operazioni militari israeliane. Questo – prosegue – vale anche per le relazioni di natura militare, per la cooperazione nel settore degli armamenti e per qualsiasi forma di trasferimento di materiali che possa essere utilizzata nell’ambito del conflitto”.
La conclusione è un nuovo appello alle istituzioni. “Non possiamo chiedere pace e, contemporaneamente, consentire che dal nostro Paese transitino materiali che potrebbero contribuire alla guerra. La pace si costruisce anche attraverso scelte coerenti. E oggi una scelta di coerenza è fermare questi container”.












