29 Ottobre 2026
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Stasi arrestato, scontro sul video di Lollobrigida. Talerico: “È questo il livello al quale può scendere il confronto politico e istituzionale?”

Il ministro collega i domiciliari del sindaco alle polemiche sulle proteste calabresi. L'ex consigliere regionale lo attacca: “Un ministro della Repubblica non può trasformare l’arresto di un uomo in una rivincita politica”

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Un sindaco arrestato per un presunto patto elettorale politico-mafioso e un ministro che usa quell’arresto per rivendicare di avere avuto ragione sulle proteste degli agricoltori. È questo il cortocircuito politico esploso dopo i domiciliari disposti per Flavio Stasi, primo cittadino di Corigliano-Rossano, nell’inchiesta “Ginestra” della Dda di Catanzaro. Francesco Lollobrigida richiama lo scontro con il sindaco sulle possibili infiltrazioni criminali nelle mobilitazioni calabresi e presenta l’intervento dei carabinieri come una conferma del proprio allarme. Ma le accuse riferite alle elezioni amministrative del 2024 e le manifestazioni dell’ottobre 2026 restano fatti distinti: il collegamento rivendicato dal ministro ha bisogno di prove proprie. A contestarlo è Antonello Talerico, avvocato, consigliere nazionale forense e consigliere comunale a Catanzaro. Il suo intervento investe due questioni: l’utilizzo politico di un provvedimento cautelare e le parole con cui un rappresentante del Governo dovrebbe trattare persone ancora sottoposte a indagine.

Lollobrigida: “Gli agricoltori non sono delinquenti”

Nel video diffuso sui social, il ministro dell’Agricoltura torna sulle dichiarazioni con cui Stasi aveva respinto i sospetti sulle proteste. Il sindaco aveva sostenuto, provocatoriamente, che se gli agricoltori fossero stati criminali si sarebbero costituiti tutti. Lollobrigida riprende quella frase e la rovescia contro di lui: “Gli agricoltori non sono delinquenti”, afferma. Quindi aggiunge che non c’è stato bisogno che Stasi si costituisse, perché ad arrestarlo sono stati i carabinieri del Ros. Il ministro accompagna il ragionamento con un auspicio: “Mi dispiace sempre quando qualcuno viene arrestato e voglio augurare a tutti di provare la loro innocenza”. Poi la conclusione: “Per ora però l’unica cosa che si è provata è che purtroppo avevo ragione”. È questa rivendicazione a spostare il discorso. Lollobrigida distingue esplicitamente gli agricoltori dai delinquenti, ma utilizza l’arresto del sindaco che aveva sostenuto la protesta per dare forza alla propria precedente denuncia. Il risultato è un’associazione politica fra due vicende che, sul piano dei fatti, richiedono accertamenti separati.

Le accuse del 2024 e le proteste del 2026

L’operazione “Ginestra” ha portato all’esecuzione di 41 misure cautelari: 24 in carcere e 17 ai domiciliari. Per Stasi l’ipotesi contestata è quella di scambio elettorale politico-mafioso. Le responsabilità dovranno essere accertate nel procedimento: il sindaco non è stato condannato in via definitiva. La gravità dell’accusa merita attenzione e rigore. Proprio per questo non può diventare una scorciatoia per dimostrare altro. Un presunto accordo per raccogliere voti nel 2024 non prova, da solo, infiltrazioni mafiose nei presidi del 2026.

Talerico: “Un ministro non può trasformare l’arresto in una rivincita”

Talerico interviene precisamente su questo punto: “Un ministro della Repubblica non può trasformare l’arresto di un uomo in una rivincita politica”. L’avvocato si definisce un liberale di area moderata e richiama il peso dell’incarico ricoperto da Lollobrigida: “Non siamo davanti a un cittadino che commenta impulsivamente una notizia sui social. Siamo davanti a un ministro della Repubblica italiana, che dovrebbe conoscere il peso delle proprie dichiarazioni e la responsabilità istituzionale che deriva dal ruolo ricoperto”. Il rispetto delle garanzie, osserva, non attenua la serietà delle contestazioni: “Se colpevole, ne risponderà senza sconti. Ma siamo ancora nella fase cautelare, non davanti a una condanna definitiva”.

Quanto al rapporto fra inchiesta e manifestazioni, la replica è netta: “Anche qualora le accuse nei confronti di Stasi fossero confermate, questo non dimostrerebbe automaticamente che le proteste degli agricoltori siano state infiltrate dalla criminalità organizzata. Sono fatti diversi, responsabilità diverse, questioni che richiedono accertamenti distinti”.

“È l’accusa che deve dimostrare la colpevolezza”

C’è poi l’augurio del ministro agli arrestati di poter provare la propria innocenza. Una formula che, nelle intenzioni dichiarate, esprime un auspicio favorevole agli indagati, ma che Talerico contesta perché rovescia il rapporto fra accusa e difesa. “Nel nostro ordinamento, ministro, è l’accusa che deve dimostrare la colpevolezza, non il cittadino che deve provare di essere innocente. Non è una sottigliezza giuridica: è una garanzia fondamentale, che chi esercita funzioni di Governo dovrebbe conoscere e rispettare”.

Il riferimento costituzionale è chiaro: l’articolo 27 stabilisce che l’imputato non è considerato colpevole sino alla condanna definitiva. Il provvedimento cautelare conserva tutta la propria rilevanza, ma non equivale all’accertamento definitivo della responsabilità. Per chi governa, questa distinzione dovrebbe orientare anche il linguaggio pubblico. Tanto più quando la persona arrestata è un avversario con cui si è appena consumato uno scontro politico.

Il gasolio, i debiti e le risposte che mancano

Talerico riporta infine la discussione sulle ragioni della mobilitazione: costi di produzione, carburante, fertilizzanti, energia, prezzi riconosciuti agli agricoltori e rapporti con la grande distribuzione. “Un provvedimento cautelare contro un sindaco non riduce il costo del gasolio, non risolve l’indebitamento delle imprese e non restituisce redditività a chi lavora la terra”, osserva.

Qui sta la responsabilità politica che nessun esito giudiziario può assorbire. Se emergono reati, vanno perseguiti e provati. Le richieste dei lavoratori, intanto, esigono risposte verificabili. Il ministro può contestare Stasi, difendere le proprie scelte e denunciare eventuali infiltrazioni. Quando sostiene che un arresto gli abbia dato ragione, deve però spiegare che cosa dimostrerebbe e attraverso quali riscontri. Talerico chiude con una frase che riassume il senso della contestazione: “Un ministro dovrebbe preoccuparsi di avere ragione nelle politiche che realizza, non negli arresti che commenta”.

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