Secondo quanto riferito da una ricostruzione del Corriere della Sera che ha analizzato i “movimenti interni” del partito azzurro, nell’ultimo week-end si respirava una tensione percepibile nella segreteria di FI. Fonti vicine agli ambienti dirigenti descrivevano un clima fatto di “voci, sospetti e zizzanie”, alimentato da incontri discreti e inviti riservati.
Ciò che aveva riacceso le speculazioni era soprattutto una serie di inviti fatti da Marina Berlusconi — in tempi ravvicinati — a due dei maggiori protagonisti: da un lato Antonio Tajani, segretario nazionale, e dall’altro Roberto Occhiuto, governatore della Calabria e vicesegretario. Aperitivi, cene, chiacchiere informali sul futuro del partito: gesti che, nella loro “normalità conviviale”, però si sono caricati di significati politici. In particolare, l’invito a Occhiuto ha fatto emergere una voce: che la leadership di FI — finora salda nelle mani di Tajani — potesse diventare “una poltrona per due”.
Il faccia a faccia: 20 minuti per “distendere”
La seduta dell’ultima segreteria del partito ha rappresentato — secondo la stessa fonte — l’occasione per un incontro diretto tra Tajani e Occhiuto. I due, si legge, si sono concessi circa venti minuti di colloquio privato, con l’obiettivo dichiarato di fare chiarezza e “allontanare la tensione” che si era accumulata.
È emersa così — almeno pubblicamente — una tregua: nessuna rottura né dichiarazioni bellicose, ma un passo verso un riassestamento interno. Il segnale dovrebbe servire a rassicurare quei dirigenti del partito che temevano un’escalation di conflitti interni.
Sullo sfondo: il convegno del 17 dicembre e la nascita di una nuova corrente
Il confronto avviene in un contesto già segnato da mosse di interpretazione politica: il 17 dicembre è fissato un evento a Palazzo Grazioli, a Roma — luogo simbolico della storia del partito — per un convegno dal titolo “In libertà. Pensieri liberali per l’Italia”, con Occhiuto indicato come ospite d’onore.
Per alcuni osservatori quell’appuntamento è considerato il primo atto concreto della formazione di una nuova corrente all’interno di FI, un tentativo di rilanciare il partito su codici liberali, forse con un orientamento di rinnovamento.
Ciò alimenta, dentro il partito, discussioni anche sul ruolo di un “coordinatore” — figura tecnica che in passato fu ricoperta da Claudio Scajola — ed oggi si ipotizza come possibile sede per tale incarico un altro protagonista interno, Paolo Zangrillo.
Nessuna rottura formale, ma la partita resta aperta
Le dichiarazioni ufficiali circolate dopo il faccia a faccia hanno teso a minimizzare: né fratture, né divisioni annunciate. Da parte di Occhiuto, in particolare, vi era già la disponibilità a svolgere il proprio ruolo di vicesegretario nazionale cercando di “dare una mano” a Tajani e a contribuire al rilancio del partito senza alimentare rotture.
Tuttavia, la collocazione del convegno a Palazzo Grazioli, il ruolo di Marina Berlusconi come mediatore informale e la discussione su nuove figure di coordinamento mostrano chiaramente che — almeno nella percezione interna — la partita per la leadership di FI è tutt’altro che conclusa.Il confronto tra Tajani e Occhiuto, durato pochi minuti, ha raffreddato per ora le tensioni più evidenti tra le diverse anime di Forza Italia. Ma la presenza all’orizzonte di una nuova iniziativa politica, la molteplicità di interlocutori — fra dirigenti “storici”, nuovi leader regionali e la famiglia Berlusconi — e la proposta di ridefinizione di ruoli interni suggeriscono che la partita sulla direzione del partito resti aperta. Nessuna rottura formale dichiarata, ma nemmeno un quieto ritorno alla normalità: piuttosto, l’avvio di una fase di negoziazione e ridefinizione.









