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18 Giugno 2026
18 Giugno 2026
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Un’intera provincia senza voce in giunta: Occhiuto ridisegna la geografia del potere e cancella Vibo

Niente assessori, un solo consigliere e nessun peso politico. In compenso, la Locride fa il pieno e la “politica dei veti incrociati” seppellisce quel che resta del centrodestra vibonese

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Vibo Valentia è rimasta senza voce, senza rappresentanza, senza nemmeno una fotografia. Il governatore Roberto Occhiuto durante la campagna elettorale ha sorvolato la provincia più piccola come se fosse una zona rossa politica: nessuna visita, nessun comizio, nessuna passerella. Eppure, cinque anni fa, proprio Vibo era diventata lo sfondo perfetto per il racconto del “modello Occhiuto”. Oggi, invece, neanche l’ombra.

Dalla disfatta al deserto

Il verdetto elettorale è stato impietoso. Un solo consigliere eletto, Vito Pitaro, peraltro l’unico superstite in mezzo a una debacle totale. Tutti gli altri fuori da destra a sinistra senza alcuna distinzione di peso e colore politico, compresi quelli uscenti: Michele Comito, Francesco De Nisi, Raffaele Mammoliti, Antonio Lo Schiavo.
La città che fino a qualche anno fa dettava equilibri politici si ritrova oggi al minimo storico di rappresentanza. A Palazzo Campanella ci sarà solo Pitaro, “regista dietro le quinte” di tante battaglie vinte dal centrodestra. Ma anche lui, per ora, sembra più un reduce che un protagonista.

Occhiuto e la geografia del potere

Nel nuovo esecutivo regionale Vibo non compare neanche per sbaglio ma la nuova mappa del potere ridisegna un geografia davvero inedita. Fuori tutto il Tirreno, dentro la Locride.
Occhiuto ha premiato Mancuso e Montuoro per Catanzaro, Gallo e Straface per Cosenza (Sibaritide), Micheli e Calabrese per la provincia di Reggio Calabria (Locride). A completare il quadro, Minenna, tecnico esterno. La mappa del potere disegnata dal governatore è chiara: Vibo Valentia ma anche Crotone non pervenute. E se per Crotone si parla di un possibile “ripescaggio” nella futura giunta a nove, per Vibo non ci sono neppure consolazioni retoriche.

I nomi (buoni) lasciati fuori

Di nomi forti e autorevoli sul versante tirrenico ce n’erano. Uno su tutti: Emanuele Ionà, vice coordinatore regionale di Forza Italia, imprenditore brillante e volto di una Calabria che resiste. Un profilo perfetto per le Attività Produttive, il ruolo occupato fino a ieri dal vibonese Rosario Varì, ormai ex assessore. Ionà in Giunta avrebbe significato però ripescaggio di Michele Comito, e forse è proprio per questo che non è stato nominato.
La logica è la solita: vietare per non disturbare, escludere per non riequilibrare.

Il tramonto di Mangialavori

In tutto questo, emerge un dato politico non da poco: Giuseppe Mangialavori, deputato vibonese e fino a ieri ras di Forza Italia in Calabria, ha perso il controllo del tavolo regionale. La totale assenza di rappresentanza vibonese — in Giunta e in Consiglio — è anche la conseguenza di ciò. Perché se un territorio rimane muto, è anche perché chi lo rappresentava ha smesso di farsi sentire. La provincia più piccola della Calabria, quella che ha pagato un prezzo altissimo in termini di criminalità, spopolamento e isolamento politico, oggi si risveglia orfana di tutto.

Nessuna voce in Giunta, nessun peso nel Consiglio, nessuna influenza nei corridoi del potere. Mentre altrove si festeggia la distribuzione delle poltrone, Vibo Valentia si ritrova ancora una volta a bocca asciutta. Ma non è solo una questione di numeri: è il segnale che una parte della Calabria non interessa più a nessuno. E forse — amaramente — nemmeno a chi la rappresenta.

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