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16 Maggio 2026
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Infanzia e servizi educativi, l’allarme Fism a Reggio Calabria: “Il sistema 0-6 va costruito insieme”

Luca Iemmi, interviene a Reggio Calabria sul sistema integrato 0-6: risorse disponibili, ruolo dei Comuni e corresponsabilità educativa al centro del confronto

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“Il sistema integrato 0-6 rappresenta oggi uno dei pilastri delle politiche educative, ma senza una reale sinergia tra istituzioni rischia di restare incompiuto”.

È il messaggio lanciato da Luca Iemmi, presidente nazionale della Fism, intervenuto a Reggio Calabria al convegno “Costruire il sistema integrato 0-6: sfide, soluzioni e corresponsabilità educativa nei territori”, promosso dalla Fism provinciale e ospitato nell’aula Monteleone del Consiglio regionale della Calabria.

“Lo 0-6 è un segmento strategico, diventato ancora più centrale con il decreto legislativo 65 del 2017, nato dalla legge della Buona Scuola”, ha affermato Iemmi, sottolineando come l’impianto normativo abbia segnato un cambio di paradigma nell’organizzazione dei servizi per l’infanzia.

Dalla frammentazione al sistema integrato

Secondo il presidente nazionale Fism, la vera sfida è superare la storica separazione tra servizi per la prima e la seconda infanzia. “In passato l’offerta era frammentata tra 0-3 e 3-6. Oggi l’obiettivo è costruire un unico segmento integrato, che metta insieme scuole paritarie, enti locali, istituti religiosi e cooperazione sociale”, ha spiegato.

Un modello che, nelle intenzioni del legislatore, dovrebbe favorire continuità educativa e maggiore equità territoriale, ma che nella pratica incontra ancora forti disomogeneità.

Corresponsabilità educativa e risorse

Al centro del dibattito, il tema della corresponsabilità educativa. “Costruire il sistema 0-6 significa farlo insieme, attraverso i coordinamenti pedagogici, la formazione continua e un utilizzo consapevole delle risorse”, ha evidenziato Iemmi, ricordando l’esistenza di un fondo nazionale dedicato, finanziato annualmente dal Ministero.

Risorse che, secondo la Fism, devono essere intercettate e valorizzate, evitando che restino inutilizzate per carenze di progettazione o di coordinamento istituzionale.

Il ruolo storico della Fism

Nel suo intervento, Iemmi ha ripercorso anche l’evoluzione della Federazione. “La Fism nasce nel 1974 come Federazione Scuole Materne. Oggi quel nome racconta la nostra storia, ma negli ultimi dieci anni abbiamo ampliato l’offerta anche allo 0-3”, ha ricordato.

Una scelta legata sia al fenomeno della denatalità, sia alla disponibilità di spazi nel segmento 3-6, ma soprattutto a una responsabilità educativa più ampia.

I primi mille giorni e le difficoltà di accesso

Particolare attenzione è stata dedicata ai primi mille giorni di vita, considerati decisivi per lo sviluppo psicologico e neurologico dei bambini. “È una fascia spesso sottovalutata e penalizzata dalla difficoltà di accesso ai servizi, che sono a pagamento e con pochi sostegni pubblici”, ha osservato il presidente Fism.

Un limite che incide soprattutto nelle regioni del Sud, dove la copertura dei servizi per la prima infanzia resta inferiore alla media nazionale.

Costi, Comuni e rischio blocco del sistema

Sul legame tra servizi educativi e contrasto alla dispersione scolastica, Iemmi ha posto l’accento sulla sostenibilità economica. “Senza il coinvolgimento dello Stato e degli enti locali, per molte famiglie diventa impossibile sostenere rette da 600 o 700 euro al mese”, ha detto.

Nel sistema delineato dalla normativa, lo Stato garantisce le risorse, le Regioni programmano e indirizzano, ma l’attuazione concreta spetta ai Comuni, che spesso faticano a sostenere la spesa. È su questo livello che, secondo la Fism, il modello rischia di rallentare o bloccarsi.

L’appello agli enti locali e il ruolo delle paritarie

Da qui l’invito agli enti territoriali a rafforzare le convenzioni locali. “Al Nord sono una realtà consolidata, mentre scendendo verso Sud diventano sempre più rare. Un sistema integrato consente di intercettare risorse che altrimenti andrebbero perse”, ha sottolineato Iemmi.

Infine, il richiamo al ruolo delle scuole paritarie: “Siamo la terza gamba del sistema di istruzione, insieme allo Stato e ai Comuni. Senza il nostro contributo non si saprebbe come garantire l’accesso ai servizi, soprattutto nello 0-3, dove copriamo circa il 15% dell’offerta nazionale”.

Il confronto di Reggio Calabria ha evidenziato criticità e potenzialità del sistema 0-6, rimandando ora alle scelte politiche e amministrative dei territori il compito di tradurre il modello integrato in servizi concreti e accessibili.

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