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13 Marzo 2026
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Aggressioni ai sanitari, oltre 23 mila operatori colpiti nel 2025: nei pronto soccorso e sulle ambulanze le più frequenti

Violenza soprattutto verbale, cresce il numero degli aggressori denunciati. Schillaci: “Aggredire chi cura indebolisce il Servizio sanitario”. Raddoppiano le denunce grazie alle nuove norme

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La violenza contro operatori sanitari e socio-sanitari continua a rappresentare una delle emergenze più gravi per il sistema sanitario italiano. Nel 2025 sono stati 23.367 i professionisti coinvolti in quasi 18 mila episodi di aggressione, numeri sostanzialmente in linea con l’anno precedente ma con un aumento delle persone colpite rispetto alle circa 22 mila del 2024.

È quanto emerge dalla Relazione annuale dell’Osservatorio nazionale sulla sicurezza degli esercenti le professioni sanitarie, pubblicata in occasione della Giornata nazionale di prevenzione contro la violenza sugli operatori sanitari e socio-sanitari.

Le aggressioni: soprattutto verbali

Il quadro che emerge dal rapporto conferma le tendenze degli ultimi anni: 69% delle aggressioni è di tipo verbale; 25% sfocia in violenza fisica; 6% riguarda danneggiamenti a oggetti o strutture.

Gli aggressori sono prevalentemente i pazienti, mentre tra le vittime le donne risultano le più colpite.

Per quanto riguarda le professioni maggiormente esposte, la classifica resta sostanzialmente stabile: infermieri: 55% dei casi; medici: 16%; operatori socio-sanitari: 11%.

Ospedali e pronto soccorso gli scenari più critici

Gli episodi di violenza si concentrano soprattutto negli ospedali, con una particolare incidenza nei pronto soccorso, dove la pressione assistenziale e le lunghe attese aumentano il rischio di conflitti.

Ma il fenomeno riguarda tutti i contesti sanitari. Secondo i dati segnalati dalla Croce Rossa, due terzi delle aggressioni ai propri operatori avvengono durante gli interventi in ambulanza, spesso in situazioni di emergenza o forte tensione emotiva.

Raddoppiano denunce e arresti

Il dato più significativo emerso nel 2025 riguarda la forte crescita delle persone denunciate o arrestate per il reato di lesioni personali gravi o gravissime ai danni di operatori sanitari.

Nel corso dell’anno si è arrivati a 1.096 casi, più del doppio rispetto all’intero triennio precedente.

Un incremento che, secondo gli osservatori, è probabilmente legato ai recenti interventi normativi che hanno rafforzato la tutela dei sanitari, tra cui: la procedibilità d’ufficio per le lesioni contro personale sanitario durante il servizio; l’introduzione dell’arresto in flagranza differita

Schillaci: “Aggredire chi cura indebolisce il Servizio sanitario”

Il tema è stato al centro del convegno “Curare senza paura”, promosso dalla Federazione nazionale degli Ordini dei medici a Perugia.

Nel messaggio inviato all’evento, il ministro della Salute Orazio Schillaci ha sottolineato la gravità del fenomeno: “Aggredire chi cura significa indebolire l’intero Servizio sanitario nazionale, compromettere la qualità delle cure e incrinare il rapporto di fiducia tra cittadini e professionisti che è alla base di ogni percorso di assistenza”.

Sulla stessa linea anche il presidente della Fnomceo, Filippo Anelli, che ha parlato apertamente di una crisi del rapporto tra cittadini e sanità: “Siamo di fronte a una frattura del patto civile. Colpire chi cura significa ledere il diritto alla salute. La professione sanitaria è uno dei luoghi in cui la Costituzione si realizza ogni giorno”.

Le nuove misure per la sicurezza

Intanto il Ministero della Salute ha aggiornato le Raccomandazioni per la sicurezza nei luoghi di cura, invitando le aziende sanitarie ad affrontare il fenomeno in modo strutturale.

Tra le misure suggerite: formazione del personale sulla gestione dei conflitti; installazione di allarmi e body-cam; presenza, dove necessario, di presidi delle forze di polizia; riorganizzazione degli spazi per renderli più sicuri per gli operatori e più accoglienti per i pazienti; supporto psicologico per i sanitari vittime di aggressione

Il presidente della Fiaso, Giuseppe Quintavalle, ha lanciato un appello ai professionisti della sanità: “Nessun operatore deve sentirsi solo. Davanti a minacce o aggressioni è fondamentale denunciare”.

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