Le nuove delibere fissano al 63% la valorizzazione degli incarichi universitari rispetto a quelli ospedalieri. Il calcolo nasce dalle diverse ore assistenziali, ma le responsabilità cliniche, organizzative e gestionali connesse alla funzione direttiva restano rilevanti. E nell’Azienda che cerca ancora una vera integrazione si apre un nuovo fronte. Due recenti delibere dell’Azienda ospedaliero-universitaria “Renato Dulbecco” riaprono una questione centrale: possono esistere, nella stessa Azienda, direttori di serie A e direttori di serie B? Con le delibere 788 e 789 del 17 agosto l’AOU prova a mettere ordine nel sistema degli incarichi dirigenziali, definendo valori economici e criteri per medici ospedalieri e docenti universitari impegnati nell’assistenza. I numeri parlano chiaro. Per i dirigenti ospedalieri una struttura complessa viene valorizzata in 38.699 euro annui. Per una struttura complessa a direzione universitaria, invece, il valore scende a 24.380 euro, cioè circa il 63%.
Il calcolo è semplice, il principio molto meno
La differenza nasce dal rapporto tra le ore di attività assistenziale: 24 settimanali per il docente universitario contro le 38 del dirigente ospedaliero. Da qui il 63%. Matematicamente il calcolo torna. Ma la domanda è un’altra: può il valore di un incarico dirigenziale essere ridotto automaticamente del 37% sulla base del solo monte ore assistenziale? Un direttore universitario di struttura complessa risponde dei pazienti, del personale, dell’organizzazione del reparto, dei percorsi assistenziali, della qualità delle cure e dei risultati della struttura. Responsabilità che non sembrano ridursi proporzionalmente alle ore formalmente dedicate all’attività assistenziale. La normativa nazionale, a partire dal D.Lgs. 517 del 1999, prende in considerazione anche le responsabilità connesse all’incarico e i risultati dell’attività assistenziale e gestionale. Personale universitario e personale ospedaliero hanno certamente stati giuridici differenti e non esiste un principio di automatica identità retributiva. Ma proprio per questo trasformare la differenza oraria in una proporzionale riduzione del valore dell’incarico merita una riflessione.
Una scelta del management aziendale o condivisa con l’Università?
C’è poi un altro interrogativo che merita una risposta. La scelta del 63% è stata assunta autonomamente dal management dell’AOU oppure è stata preventivamente discussa e condivisa con i vertici dell’Università? La domanda non è secondaria. Il provvedimento riguarda direttamente la valorizzazione degli incarichi assistenziali affidati al personale universitario e, quindi, una delle componenti fondamentali dell’Azienda ospedaliero-universitaria. Occorrerebbe pertanto comprendere quale sia stata la posizione dell’Ateneo e, in particolare, del Rettore quale rappresentante pro tempore dell’Università: il criterio è stato concordato? È stato oggetto di un confronto istituzionale? Oppure si tratta di una determinazione assunta esclusivamente dall’Azienda? Chiarire questo passaggio consentirebbe di comprendere non soltanto l’origine del criterio adottato, ma anche quale sia la posizione dell’Università rispetto a una valorizzazione economica degli incarichi universitari inferiore del 37% rispetto agli analoghi incarichi ospedalieri.
Un’altra divisione nell’Azienda che dovrebbe integrare
La questione assume un significato ancora maggiore nella “Renato Dulbecco”, nata dall’unificazione di realtà che ancora oggi faticano a diventare pienamente un unico ospedale. In questa fase servirebbero scelte capaci di avvicinare componente ospedaliera e universitaria, superando vecchie divisioni e logiche di appartenenza. Invece, il rischio è quello di introdurre un nuovo elemento di distanza. Se due direttori guidano strutture analoghe e assumono responsabilità comparabili, perché l’incarico di uno deve valere economicamente oltre un terzo in meno? E chi ha condiviso questa scelta? Sono domande alle quali il management dell’AOU e i vertici universitari dovrebbero fornire una risposta, soprattutto in una fase delicata per il futuro della governance dell’Azienda. Perché l’integrazione della Dulbecco non si realizza soltanto attraverso un Atto aziendale, un nuovo logo o una denominazione comune. Si costruisce attraverso decisioni capaci di far sentire ospedalieri e universitari parte della stessa istituzione. Altrimenti il paradosso di un’unica Azienda, ma incarichi con pesi diversi è evidente e con esso il rischio concreto che, nella stessa Dulbecco, finiscano per esserci direttori di serie A e direttori di serie B.












