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14 Giugno 2026
14 Giugno 2026
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Case della comunità, Guccione sbotta: “Calabria ferma al palo: ancora inesistenti. È allarme di tutti”

I dati ufficiali del Ministero della salute e di Agenas fotografano un forte ritardo. Secondo l’esponente del Pd “il rischio è quello di compromettere la sanità territoriale e aggravare le disuguaglianze di accesso alle cure”

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La Missione 6 del PNRR, pensata per rafforzare la sanità territoriale e portare cure e servizi più vicino ai cittadini, in Calabria procede con un passo che appare largamente insufficiente rispetto agli obiettivi fissati a livello nazionale. A lanciare l’allarme è Carlo Guccione, componente della direzione nazionale del Partito Democratico, che parla apertamente di un ritardo “gravissimo e inaccettabile” nell’attuazione di una riforma considerata strategica per il futuro del sistema sanitario regionale.

Secondo Guccione, il rischio concreto è quello di trasformare un investimento straordinario in un’occasione mancata, con conseguenze dirette su una regione che parte già da condizioni strutturali fragili.

I numeri ufficiali sulle Case della Comunità

Il quadro emerge dai dati del Ministero della Salute, elaborati attraverso il sistema ReGiS e aggiornati ad agosto 2025. In Calabria risultano 61 Case della Comunità programmate, ma nessuna risulta operativa. Un dato che trova riscontro anche nelle analisi di Agenas, l’Agenzia nazionale per i servizi sanitari regionali.

Nel Report nazionale sul DM77/2022, relativo al primo semestre 2025, Agenas segnala che sul territorio calabrese sono previste 63 strutture, ma solo in pochissimi casi è stato attivato almeno un servizio. Nessuna struttura, secondo il report, raggiunge gli standard di piena operatività previsti dalla normativa, mentre la presenza infermieristica standard risulta assente.

Il confronto con il resto del Paese

Il ritardo calabrese appare ancora più evidente se confrontato con l’andamento di altre regioni italiane, dove decine o centinaia di Case della Comunità risultano già funzionanti. Per Guccione, non si tratta di una semplice lentezza amministrativa, ma di un problema con ricadute sociali immediate.

“Il mancato avvio della sanità territoriale” – spiega l’esponente PD – produce un aumento degli accessi impropri ai Pronto soccorso, un sovraccarico degli ospedali e un’ulteriore crescita dell’emigrazione sanitaria verso il Nord”. A questo si aggiunge la carenza di servizi nelle aree interne e un ampliamento delle disuguaglianze sanitarie.

Le dichiarazioni di Carlo Guccione

In una nota diffusa nei giorni scorsi, Carlo Guccione ha sottolineato che “questo non è un tema di maggioranza o opposizione, ma una questione che riguarda ogni famiglia calabrese”. Secondo il dirigente PD, serve una presa di coscienza che coinvolga istituzioni locali, professionisti sanitari e cittadini, perché “la Calabria non può permettersi di arrivare alla fine del PNRR con strutture solo sulla carta”.

Guccione avverte inoltre che “se oggi siamo a zero Case operative, domani rischiamo di avere una sanità ancora più debole, più ingiusta e più lontana dalle persone”. La Missione 6, conclude, “non è un elenco di edifici, ma uno strumento per rendere concreta la sanità territoriale”.

Una scadenza che si avvicina

Con l’avanzare delle scadenze del PNRR, il tema dell’attuazione della riforma territoriale resta aperto. I dati ministeriali e le valutazioni di Agenas delineano una situazione di ritardo che richiede interventi amministrativi e organizzativi ancora in corso. L’evoluzione dei prossimi mesi sarà decisiva per verificare se gli obiettivi fissati a livello nazionale potranno essere recuperati anche in Calabria.

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