26 Giugno 2026
26 Giugno 2026
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Mafia al Nord, scontro al Csm. Carbone attacca la delibera sulle aree a densità criminale e chiede correzioni immediate

Il consigliere laico deposita una richiesta di apertura pratica. Nel mirino l'esclusione delle procure settentrionali: un errore macroscopico che ignora decenni di inchieste, dal processo Hydra in Lombardia fino al caso Aemilia

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Il dibattito sulle strategie di contrasto alla criminalità organizzata scuote i vertici del Consiglio Superiore della Magistratura, portando in primo piano il nodo cruciale dell’espansione mafiosa nelle regioni settentrionali. Il consigliere laico Ernesto Carbone ha depositato una formale richiesta di apertura pratica per sollecitare un’immediata correzione del testo della delibera approvata dalla Quinta commissione lo scorso 11 giugno. L’obiettivo dell’iniziativa è colmare una lacuna giudicata grave, includendo a pieno titolo fra le procure distrettuali operanti in aree caratterizzate da alta densità di criminalità organizzata di tipo mafioso anche gli uffici giudiziari del Nord Italia. Secondo Carbone, la scelta di perimetrare il fenomeno solo all’interno delle tradizionali zone del Mezzogiorno non rispecchia l’attuale mappa del potere criminale in Italia.

L’atto d’accusa: la pericolosità delle mafie nel tessuto economico del Nord

La tesi del consigliere laico si fonda sulla metamorfosi delle organizzazioni criminali, diventate capaci di mimetizzarsi e di colonizzare le aree più produttive del Paese attraverso canali finanziari e commerciali apparentemente leciti.

”Non includere le procure del Nord Italia fra quelle operanti in aree caratterizzate da alta densità di criminalità organizzata di tipo mafioso rappresenta un errore macroscopico e un totale travisamento della realtà oggettiva – scrive Ernesto Carbone – questo è inammissibile da parte dell’Organo di rilevanza costituzionale che rappresenta e governa la Magistratura. Con tale determinazione, infatti, viene trascurata e travisata l’evoluzione del fenomeno mafioso in Italia. La criminalità organizzata nelle regioni del Nord esiste e, per certi aspetti, è molto più pericolosa delle tradizionali forme di manifestazione tipiche del Mezzogiorno, in quanto subdola e insinuata nelle maglie del sistema economico-imprenditoriale che sorregge il nostro Paese”.

”Come noto, proprio nelle aree economicamente più sviluppate, che ancora oggi sono situate al Nord, c’è maggior rischio di infiltrazioni criminali, laddove si concentrano capitali, infrastrutture, grandi opere pubbliche, servizi di ogni natura. La mafia è presente al Nord, come dimostrato da decenni di indagini e processi in Lombardia, Piemonte, Emilia Romagna, Veneto, Liguria”.

La mappa giudiziaria delle infiltrazioni: dalle minacce al processo Hydra

A sostegno della sua richiesta di revisione della delibera, Carbone elenca una fitta serie di riscontri giudiziari e di cronaca recente che attestano la stabilità del radicamento mafioso oltre i confini del Sud. L’esponente del Csm cita espressamente le reiterate minacce di morte subite dai magistrati Alessandra Cerreti e Rosario Ferracane, pubblici ministeri titolari del processo Hydra, una complessa indagine nella quale sarebbe emersa una vera e propria alleanza operativa tra esponenti di ‘ndrangheta, camorra e Cosa Nostra in Lombardia, contesto in cui la criminalità organizzata, oltre che esistere, non si manifesta più in forma silente. Il quadro tracciato tocca poi il Piemonte, teatro del processo Minotauro nato dall’omonima maxi-inchiesta della Direzione Distrettuale Antimafia di Torino, e l’Emilia Romagna. In territorio emiliano spiccano i processi Aemilia, con oltre duecento imputati per reati gravissimi quali assione mafiosa, estorsione, usura, riciclaggio e intestazione fittizia di beni nel settore dell’edilizia e degli appalti legati alla ricostruzione post-terremoto, e Grimilde, che ha registrato oltre ottanta indagati per frodi comunitarie, caporalato e truffe ai danni dello Stato. A conferma della ramificazione dei clan, Carbone ricorda infine che meno di un anno fa a Bologna è stato tratto in arresto Antonio Messina, considerato il cassiere del boss Matteo Messina Denaro e risultato proprietario di svariati immobili nel capoluogo emiliano.

”È pacifico, quindi, che le organizzazioni mafiose operano stabilmente nel Nord Italia e che si insinuano, subdolamente, nell’ambito di attività (specialmente economiche) lecite: occorre approntare, senza ritardo, un rafforzamento, in primis a livello istituzionale, del contrasto al fenomeno. Il nostro Paese non può permettersi un passo indietro nella lotta alla criminalità organizzata”.

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