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11 Maggio 2026
11 Maggio 2026
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Crotone e Vibo, le gemelle diverse della sanità calabrese: uguali nei numeri, diversi nei conti della Regione

Stessa popolazione, stessi problemi strutturali, ma due destini quasi opposti. Il decreto 315 racconta come l’equità resti più un principio evocato che un risultato concreto

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Nel decreto regionale sulle assunzioni sanitarie 2025, Vibo Valentia e Crotone vengono trattate come se non fossero la stessa cosa. Eppure lo sono: due province piccole, marginali, con reti ospedaliere fragili e bisogni simili. Ma quando si passa dai principi ai soldi, Crotone resta sopra e Vibo finisce ancora una volta in fondo. Non è un dettaglio tecnico: è una scelta politica che il decreto 315 certifica nero su bianco.

Due province quasi identiche, un divario che non si chiude

Se si osservano Vibo Valentia e Crotone sulla carta, il confronto appare quasi sovrapponibile. Popolazione simile, territori periferici, un’unica Azienda sanitaria provinciale, una rete ospedaliera fragile e un peso demografico che non consente economie di scala. Eppure, quando si passa dai principi ai numeri, il decreto n. 315 del 5 dicembre 2025 restituisce una fotografia diversa: Crotone continua a stare sopra, Vibo resta in coda.

La tabella allegata al provvedimento è netta. A fine 2025, Crotone viaggia su un budget del personale di quasi 100 milioni di euro, mentre Vibo si ferma poco sopra i 77 milioni. La distanza non è marginale: oltre 22 milioni di euro separano due province che, per dimensione e fragilità socio-sanitaria, dovrebbero essere trattate come casi gemelli.

Incrementi percentuali simili, ma la base fa la differenza

La Regione rivendica un criterio di “equità” nella distribuzione del budget residuo. E, guardando solo le percentuali, potrebbe persino sembrare così. Vibo ottiene un +0,9%, pari a 687 mila euro, mentre Crotone cresce di circa lo 0,4%, con 393 mila euro in più. Ma qui sta l’inganno dei numeri relativi.

Quando la base di partenza è strutturalmente più bassa, anche un incremento percentuale maggiore non basta a colmare il divario. Vibo resta ultima per volume complessivo di risorse, mentre Crotone consolida un vantaggio storico che si riflette poi in personale, servizi, possibilità di copertura dei turni e resilienza del sistema. In altre parole, l’equità percentuale non corregge la disuguaglianza strutturale. La cristallizza.

Il peso della “produzione” che penalizza i territori fragili

Il decreto è esplicito nel richiamare la metodologia di calcolo: posti letto attivi, produzione ospedaliera, flussi NSIS, specialistica erogata, volumi di attività. Tutti indicatori tecnicamente corretti, ma che finiscono per premiare chi già produce di più e penalizzare chi produce meno proprio perché è sottofinanziato e sotto organico.

È il classico circolo vizioso: meno personale significa meno produzione, meno produzione significa meno fabbisogno riconosciuto, meno fabbisogno significa meno risorse. Vibo è dentro questo meccanismo da anni, mentre Crotone, pur tra mille difficoltà, riesce a restare su livelli più alti e quindi a “difendere” il proprio budget.

Piano di rientro: il vincolo che blocca ogni correzione vera

La Regione non nasconde il problema. La Calabria resta incardinata nel Piano di rientro, con il tetto di spesa del 2018 imposto dall’articolo 11 del decreto-legge 35/2019. Il vincolo è aggregato a livello regionale, e questo impedisce di spostare risorse in modo deciso verso i territori più deboli senza sforare i limiti complessivi.

Il decreto lo dice senza giri di parole: i fabbisogni reali segnalati dalle aziende non rientrano nei limiti programmati del Piano Operativo 2022-2025 e del piano economico 2025-2027. Traduzione politica: anche quando il bisogno c’è, non può essere finanziato fino in fondo. Per Vibo, questo significa restare formalmente riconosciuta come area critica, ma sostanzialmente congelata dentro un perimetro che non consente recuperi strutturali.

Emergenza-Urgenza: Vibo laboratorio, ma senza premio

C’è un paradosso che emerge chiaramente dal testo. Vibo Valentia è stata usata come caso pilota per l’applicazione della nuova metodologia Agenas su Pronto Soccorso ed Emergenza-Urgenza. È da qui che la Regione ha testato i nuovi parametri per infermieri e personale del 118, poi estesi a tutte le aziende. Eppure, essere laboratorio non ha significato ottenere un vantaggio strutturale. Anzi. Vibo resta sottofinanziata proprio mentre dimostra, dati alla mano, di avere criticità più marcate per orografia, dispersione dei centri abitati e difficoltà di copertura territoriale. Il rischio concreto è che l’innovazione metodologica resti sulla carta, mentre le ambulanze continuano a mancare e i pronto soccorso a reggere con organici al limite.

Crotone sopra, Vibo sotto: una scelta che si rinnova

Mettendo Vibo e Crotone una accanto all’altra, il dato politico è evidente: la Regione non corregge il divario, lo rinnova. Anche quando i territori sono comparabili, vince chi parte già avanti. È una logica che tutela l’equilibrio dei conti, ma non riequilibra i diritti. Per Vibo, il +0,9% è insieme un segnale e una conferma amara. Un segnale perché qualcosa si muove. Una conferma perché resta l’ultima ruota del carro, anche nel confronto con province che, sulla carta, non hanno nulla di più.

La domanda che resta aperta

Il decreto 315 mette ordine, certifica vincoli, ribadisce regole. Ma lascia una domanda sospesa, soprattutto per Vibo Valentia: può una sanità territoriale fragile uscire dal fondo se le regole continuano a misurare il bisogno sulla base di ciò che già riesce a produrre? Finché la risposta sarà no, Vibo e Crotone continueranno a essere gemelle solo nei problemi, ma diverse nei conti. E la periferia resterà periferia, anche quando i numeri dicono che dovrebbe essere una priorità.

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