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6 Aprile 2026
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Il nuovo ospedale di Catanzaro: quattro scenari possibili, nessuna certezza e 87 milioni che non bastano

Il Politecnico di Milano al lavoro sulle opzioni per la struttura sanitaria del capoluogo. Ma il nodo delle risorse resta irrisolto e il Comune tace dal 2016

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C’è un paradosso al cuore del dibattito sul futuro ospedaliero di Catanzaro. Mentre il Politecnico di Milano avvia la propria analisi tecnica sulle diverse ipotesi progettuali, la città ritrova voce e interesse attorno a un tema che per anni era rimasto nell’ombra — pur senza che a quel rinnovato interesse corrispondano, nella maggior parte dei casi, idee chiare e strutturate. E mentre i cittadini discutono, Palazzo De Nobili continua a tacere: il Comune non si esprime pubblicamente sulla collocazione preferibile per la struttura dal 2016, un silenzio difficilmente giustificabile per il capoluogo di regione.

Va detto, a onor del vero, che la questione non è semplice come potrebbe apparire. Il documento di affidamento al PoliMi chiarisce infatti che le opzioni sul tavolo sono tre, oltre alla valutazione dello stato di fatto attuale: il che equivale a dire che nulla è ancora deciso e che tutto, in linea teorica, rimane aperto. Definire “nuovo ospedale di Catanzaro” un progetto concreto e imminente — come già si annotava su queste colonne nel 2024 — continua ad apparire più un esercizio retorico che una descrizione fedele della realtà.

Le risorse svanite e una scelta pagata cara

Il primo nodo, e il più stringente, è di natura finanziaria. I fondi ex articolo 20 originariamente destinati al progetto catanzarese — e formalmente accertati fino al 2016 — sono stati nel frattempo dirottati, in larga misura, verso gli altri cantieri ospedalieri aperti in Calabria. Una decisione che non è figlia del caso, ma della mancanza prolungata di una visione definitiva sul capoluogo: fino al 2016, l’ipotesi che godeva dei maggiori favori prevedeva la realizzazione di una nuova piastra accanto al Policlinico universitario e la trasformazione del “Pugliese” in Casa della Salute.

Quella prospettiva si è però progressivamente dissolta sotto il peso delle resistenze interne, delle proteste popolari — cui aveva fatto seguito la sola delibera di Consiglio comunale che indicava nell’area del “Pugliese” la sede della futura struttura — e dei ritardi accumulati nel processo di integrazione tra “Pugliese-Ciaccio” e “Mater Domini”. Il risultato è stato uno spreco di tempo e risorse che nemmeno la successiva fusione tra le due aziende sanitarie è riuscita a riscattare.

Gli 87 milioni di Inail e la richiesta rimasta senza eco

In questo quadro di incertezza, l’unico elemento solido rimane il fondo di circa 87 milioni di euro stanziato da Inail per un intervento di edilizia sanitaria a Catanzaro. Una cifra che, nelle intenzioni originarie, avrebbe dovuto rappresentare la quota integrativa di un ben più ambizioso piano in project financing da 235 milioni. Il fatto che quelle risorse aggiuntive non siano più disponibili è confermato indirettamente dalla richiesta avanzata circa un anno fa dal presidente Roberto Occhiuto a Inail, con cui si chiedeva di portare il fondo a quasi 600 milioni di euro. Un’istanza che non ha ancora trovato riscontro e che, stando alle ultime notizie, sembra essersi dispersa senza lasciare traccia.

I quattro scenari al vaglio del Politecnico

Messo da parte — almeno per un momento — il problema delle risorse, l’analisi tecnica del PoliMi si confronta con quattro scenari distinti. Il primo coincide con il mantenimento dell’assetto attuale, senza interventi strutturali di rilievo: la soluzione più immediata, ma anche la meno ambiziosa. Il secondo riprende l’ipotesi della nuova piastra nel quartiere Germaneto, accompagnata dalla riconversione del “Pugliese” in una Casa di Comunità hub — con poliambulatori, gestione dei codici minori, riabilitazione e lungodegenze. È lo scenario ritenuto più efficiente sul piano sanitario, ma anche il più oneroso sul piano economico e quello che richiede la più solida determinazione politica. Il terzo esplora la possibilità di edificare una piastra operativa nell’area compresa tra il “Pugliese” e il “Ciaccio”, una soluzione già sondatain passato e recentemente approfondita anche sotto il profilo geologico. Il quarto, infine, punta su una riorganizzazione funzionale delle strutture esistenti — Policlinico e “Pugliese” — con una ridefinizione del servizio di Emergenza-Urgenza: un intervento più contenuto, meno dirompente, ma forse più realisticamente perseguibile nel breve periodo.

Il Consiglio comunale non può tacere ancora

Al di là delle valutazioni tecniche, resta aperto un passaggio politico che non può essere ulteriormente rinviato. Il Consiglio comunale di Catanzaro non si pronuncia ufficialmente sulla questione ospedaliera da dieci anni. Nel frattempo le aziende sanitarie si sono fuse, le risorse iniziali si sono ridimensionate e il dibattito pubblico si è fatto più acceso. Continuare a sottrarsi a una presa di posizione chiara non è più una scelta neutrale: è, a tutti gli effetti, una scelta politica — e tra le meno commendevoli.

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