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26 Aprile 2026
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La sanità privata passa ad Azienda Zero: fine dell’era Asp, parte la centralizzazione dei controlli

Ecco il nuovo disegno di legge regionale approvato dal Commissario ad acta. Più poteri, più controlli, multe fino a 100 mila euro. Svolta di legalità o nuova concentrazione di potere?

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È passato quasi sotto traccia quanto approvato con il Decreto del Commissario ad acta n. 386 del 19 dicembre 2025, ovvero una delle riforme più incisive degli ultimi anni per la sanità calabrese. Dal gennaio 2026, la gestione della sanità privata accreditata non sarà più competenza delle Asp: tutto viene centralizzato in capo ad Azienda Zero. Autorizzazioni, accreditamenti, controlli, vigilanza e persino sanzioni amministrative: il perno del sistema diventa un solo soggetto. Una scelta che segna un cambio di paradigma netto, figlio della lunga stagione commissariale e del tentativo di ricondurre a unità un settore storicamente frammentato.

Addio Asp: il potere passa al centro

Il nuovo disegno di legge regionale – che aggiorna e di fatto supera la legge regionale n. 24 del 2008 – stabilisce in modo chiaro che l’autorizzazione all’esercizio delle strutture sanitarie private sarà rilasciata esclusivamente da Azienda Zero. Non più le Aziende sanitarie provinciali, spesso accusate di disomogeneità, ritardi e discrezionalità. Una centralizzazione che viene giustificata con l’esigenza di garantire uniformità, qualità e trasparenza, ma che inevitabilmente riduce il ruolo dei territori. Le strutture già operative dovranno adeguarsi alle nuove regole secondo modalità e tempi che saranno fissati da successivi provvedimenti attuativi.

Accreditamenti a tempo e controlli rafforzati

L’accreditamento istituzionale non sarà più un lasciapassare indefinito. Avrà una durata quinquennale, con obbligo di rinnovo e verifica dei requisiti almeno sei mesi prima della scadenza. A svolgere l’istruttoria tecnica sarà l’Organismo Tecnicamente Accreditante (O.T.A.), anch’esso incardinato in Azienda Zero, che potrà contare su valutatori regionali appositamente formati. Non si tratta solo di carte: la legge prevede sopralluoghi, verifiche in loco e controlli continui, con la possibilità di sospendere immediatamente l’attività in presenza di gravi carenze che mettano a rischio la sicurezza dei pazienti o la qualità delle cure.

Sanzioni pesanti e tolleranza zero

Il capitolo sanzioni segna un ulteriore irrigidimento. Esercitare senza autorizzazione potrà costare fino a 100 mila euro. Svolgere attività diverse da quelle autorizzate comporterà multe fino a 50 mila euro. I provvedimenti saranno adottati direttamente dal Direttore generale di Azienda Zero, nel rispetto della normativa amministrativa. Decadenza dell’autorizzazione e dell’accreditamento scatteranno automaticamente in caso di violazioni gravi, cessioni non autorizzate o perdita dei requisiti. Un sistema pensato per chiudere definitivamente le zone grigie che per anni hanno caratterizzato il rapporto tra pubblico e privato.

Personale sotto osservazione

Particolare attenzione è riservata al personale sanitario. I legali rappresentanti delle strutture private accreditate dovranno comunicare ogni anno l’elenco completo dei lavoratori, con titoli di studio e contratti applicati. La mancata applicazione dei CCNL di categoria potrà portare prima alla sospensione, poi alla decadenza dell’autorizzazione. Un passaggio che incrocia direttamente il tema della qualità del lavoro e della sicurezza, spesso sacrificati in nome del contenimento dei costi.

Tra legalità e concentrazione del potere

La riforma nasce sotto l’ombrello del commissariamento e porta la firma del presidente-commissario Roberto Occhiuto. L’obiettivo dichiarato è quello di rafforzare la legalità, migliorare i controlli e riallineare la Calabria agli standard nazionali. Ma la scelta di accentrare tutto in un solo soggetto solleva interrogativi politici e istituzionali. Azienda Zero diventa il cuore amministrativo e tecnico dell’intero sistema, con poteri che vanno ben oltre il coordinamento. Una scommessa che, se da un lato promette ordine, dall’altro impone un livello di trasparenza e competenza che non ammetterà errori. La sanità privata calabrese entra così in una nuova fase. Più regole, meno margini, controlli stringenti. Resta da capire se la centralizzazione sarà davvero la cura giusta per un sistema che da anni alterna emergenze, scandali e riforme incompiute. Le risposte arriveranno dal campo, non dai decreti.

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