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1 Giugno 2026
1 Giugno 2026
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Liste d’attesa, la sanità del Sud bocciata da Agenas: troppi codici “non urgenti” che allungano il calvario dei pazienti

Il report nazionale accende i riflettori sulle criticità del Centro-Sud: in Calabria e nelle regioni vicine il sistema rischia di ingolfarsi a causa di un uso inappropriato delle priorità. Miserendino: "I numeri pongono la nostra regione in una posizione virtuosa"

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La musica non cambia, anzi, stride sempre di più tra i corridoi degli ospedali del Mezzogiorno. A scattare la fotografia di una sanità che affanna è l’ultimo report dell’Agenas, l’Agenzia nazionale per i servizi sanitari regionali, che mette in fila i dati della Piattaforma nazionale per le liste d’attesa.
Il quadro che emerge è impietoso per gran parte del Centro-Sud, con sei regioni – tra cui la Calabria – che si ritrovano in cima alla lista delle criticità per quanto riguarda l’appropriatezza dei codici di priorità.
Insieme alla Calabria, nell’occhio del ciclone ci sono Basilicata, Campania, Molise, Lazio e Puglia.

Il nodo dei codici “non urgenti” che bloccano il sistema

Il problema principale, secondo gli esperti, risiede nel modo in cui vengono assegnate le priorità in fase di prescrizione. Troppe prime visite finiscono nel calderone del codice “P” – quello riservato alle prestazioni “non urgenti” da erogare entro 120 giorni – creando un imbuto burocratico che rischia di far attendere i cittadini molto più del dovuto.
Il direttore generale di Agenas, Angelo Tanese, ha spiegato chiaramente il cortocircuito: “Il primo elemento di criticità riguarda l’appropriatezza nell’attribuzione del codice di priorità in sede di prescrizione. In alcune Regioni la percentuale di attribuzione del codice di priorità P è estremamente elevata, anche oltre l’80%: questo dato non è coerente con l’effettuazione di una prima visita o di un esame diagnostico che non sia di controllo”.

Un divario che grida vendetta tra Nord e Sud

I numeri non lasciano spazio a troppe interpretazioni e segnano una spaccatura netta lungo lo Stivale. Mentre in regioni come la Toscana e il Piemonte la percentuale di queste prescrizioni si attesta su livelli contenuti (rispettivamente al 7,8% e all’8,2%), al Sud i dati volano verso vette preoccupanti.
La Basilicata tocca l’85,5%, mentre la Campania viaggia sopra l’80%. Una variabilità che, in terra calabra e nelle regioni limitrofe, si traduce in disagi quotidiani per chi ha bisogno di risposte rapide sulla salute.

Cosa succederà ora per correggere il tiro?

Davanti a una situazione così eterogenea, le istituzioni nazionali hanno deciso di non stare più a guardare. L’obiettivo, adesso, è quello di capire perché i medici prescrivano in modo così diverso da una regione all’altra, cercando di riportare tutto a una gestione più uniforme. “Su questo aspetto è stato già avviato un confronto con le singole Regioni, al fine di comprenderne le cause e ricondurre a maggiore omogeneità i comportamenti prescrittivi”, ha concluso Tanese.
Resta però l’urgenza di invertire la rotta, perché dietro ogni codice sbagliato non ci sono solo statistiche, ma la salute di migliaia di calabresi che ogni giorno provano a destreggiarsi tra la burocrazia e il diritto di essere curati.

Miserendino rassicura: “Siamo sulla strada giusta per le liste d’attesa”

Nonostante le criticità segnalate a livello nazionale, dalla Calabria arrivano segnali di ottimismo che dipingono uno scenario in piena evoluzione.
Gandolfo Miserendino, direttore generale di Azienda Zero, traccia un bilancio positivo del lavoro svolto finora: “La recente pubblicazione dei dati della Piattaforma Nazionale delle Liste di Attesa conferma il percorso di progressivo miglioramento intrapreso dalla Regione Calabria sul versante dell’accesso alle prestazioni sanitarie”.
Secondo il dirigente, i numeri parlano chiaro e pongono la nostra regione in una posizione virtuosa nel panorama nazionale: “Le evidenze disponibili attestano risultati particolarmente significativi nel rispetto dei tempi di erogazione: per le prestazioni di prima visita e per le prestazioni diagnostiche la Calabria si colloca nella parte alta della classifica”. A supporto di questa tesi, i dati parlano di circa il 90% delle prenotazioni per le visite di classe B che avviene entro i tempi stabiliti, lasciando una quota fuori soglia limitata al 10%. “Il dato evidenzia un sistema efficace, con margini di ulteriore miglioramento ma già orientato al rispetto degli standard di accesso”, ha ribadito Miserendino, sottolineando come l’obiettivo resti quello di garantire a ogni calabrese equità e tempi di risposta sempre più rapidi.

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