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31 Marzo 2026
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Lo Spoke di Corigliano Rossano si sblocca: l’Asp conferma i trasferimenti dei reparti. Dopo undici anni di “prudenza”

La nota ufficiale diramata certifica quanto anticipato da Calabria7: punto nascita e ginecologia a Rossano giovedì e venerdì, oncologia ed ematologia a Corigliano sabato 4 aprile. Due presidi distinti. E sul decennio abbondante di attesa, l'Asp ha trovato una spiegazione elegantissima

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Lo avevamo scritto lunedì sera, quando ancora la notizia circolava solo nei corridoi del Giannettasio: il commissario straordinario dell’Asp di Cosenza, Vitaliano De Salazar, ha incontrato la dirigenza dello spoke di Corigliano Rossano al Giannettasio per pianificare, dopo undici anni di attesa, la riorganizzazione dello dei due ospedali cittadini. All’ora di pranzo di oggi è arrivata la conferma ufficiale, in forma di nota aziendale.
Il documento certifica che il sopralluogo di lunedì 30 marzo ha visto la partecipazione di De Salazar, del capo dipartimento interaziendale di Ostetricia e Ginecologia Scarpelli, della referente sanitaria Bernardi — il cui nome, in queste ore, rimbalzava tra voci di dimissioni e scenari di rimpasto manageriale — della coordinatrice infermieristica e dell’Ufficio Tecnico. Da quell’incontro ne è scaturito un calendario preciso.

Il calendario

Il trasferimento del punto nascita, del reparto di Ostetricia e Ginecologia dall’ospedale Compagna di Corigliano al Giannettasio di Rossano avverrà giovedì 2 e venerdì 3 aprile, senza alcuna interruzione di servizio.
Sabato 4 aprile, nel senso opposto, sarà la volta di Oncologia, Ematologia e Pneumologia di secondo livello, che si trasferiranno al presidio di Corigliano, completando così il polo medico. Entro il mese di aprile, sempre a Corigliano, verrà istituito l’ambulatorio di Gastroenterologia, con la possibilità di eseguire colonscopia e gastroscopia.
Il risultato finale è quello che i decreti commissariali — prima Scura, poi Occhiuto — avevano disegnato dal 2015: due presidi con vocazioni distinte e complementari. Medico a Corigliano, chirurgico a Rossano.

Undici anni di “prudenza sanitaria”

La nota dell’Asp si chiude con una frase destinata a rimanere negli annali della comunicazione istituzionale calabrese: tutto ciò che è accaduto — i tre stop consecutivi, i blocchi e le revoche nell’arco di poche ore, i milioni spesi per una struttura consegnata e lasciata ferma per mesi — non sarebbe stato un ritardo. Sarebbe stata, si legge testuale, “una prudenza sanitaria che è sempre bene adottare”.
Undici anni di prudenza. Tre tentativi di trasferimento bloccati in due mesi di prudenza. Un reparto consegnato il 10 dicembre 2025 e lasciato vuoto per prudenza. L’Asp ha trovato la parola giusta. Noi prendiamo atto, con altrettanta prudenza.

Bernardi c’era

Un dettaglio non secondario: tra i presenti al sopralluogo di lunedì figura Maria Bernardi, nella sua veste di referente sanitaria dell’Azienda sanitaria provinciale di Cosenza, come riferisce la nota, ben consci delle sue dimissioni. E del subentro, al suo posto, di Angela Riccetti, anche questo coma ampiamente anticipato.
Il congedo di Bernardi — protocollato nelle ultime ore, con effetto dal 7 aprile quando prenderà servizio Riccetti, già direttrice del distretto sanitario Tirreno — riguardano evidentemente una dimensione diversa da questa vicenda. Come abbiamo già scritto, le ragioni della sua uscita dall’Asp sembrano legate a frizioni interne al management aziendale, non al dossier dello Spoke. La sua presenza al tavolo di lunedì, anzi, suggerisce una continuità operativa sul presidio bifronte che così torna a dirigere a tempo pieno.

Portate pazienza, ma con “prudenza”

Quello che stiamo guardando ha tutti i connotati di un regolamento di conti interno al centrodestra locale: anime diverse, referenti diversi, che si sono fronteggiati su questo dossier usando lo Spoke come campo di battaglia. Qualcuno ha resistito finché ha potuto. Qualcun altro ha prevalso. De Salazar è andato a Rossano, il calendario è stato fissato, la nota è stata diramata.
I pazienti e le gestanti della Sibaritide probabilmente non si chiederanno chi ha vinto. Si chiederanno, semmai, perché ci siano voluti undici anni.
La risposta, per ora, ce la fornisce l’Asp: era prudenza.

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