La grave carenza di medici chirurghi colpisce al cuore il sistema sanitario italiano, trovando in Calabria uno degli epicentri più critici dell’intero Paese.
Secondo i dati 2026 sulle Scuole di Specializzazione in Chirurgia generale, la crisi vocazionale continua a mietere vittime nelle aule universitarie.
Nella sede di Cosenza gli specialisti del futuro scarseggiano drammaticamente, con una percentuale di posti occupati che non supera la soglia del 20%. Un dato allarmante che conferma come quattro borse di studio su cinque rimangano prive di aspiranti primari, condannando le corsie degli ospedali calabresi e meridionali a un’inarrestabile carenza di personale qualificato.
L’allarme della SIC e il rischio per un intervento su dieci
L’istantanea scattata dagli esperti mostra un quadro nazionale sull’orlo del collasso e prospettive drammatiche per la tenuta dei reparti. Il presidente della Società Italiana di Chirurgia, Ludovico Docimo, lancia un grido d’allarme sulle ripercussioni concrete che i cittadini dovranno affrontare prima di entrare in sala operatoria: “Entro il 2030 potrebbero lasciare il servizio, spinti da stress, carico di lavoro e scarse risorse, circa 2.800 chirurghi dei 6.500 assunti negli ospedali, mentre i giovani specialisti, in base ai posti coperti nelle scuole di specializzazione dal 2022 ad oggi, non arriveranno a 1.300, con un saldo negativo di circa 1.500 chirurghi che le strutture pubbliche potrebbero avere difficoltà a compensare”.
Una voragine d’organico che “si traduce in un accesso più critico al bisturi con 1 intervento di chirurgia generale su 10 a rischio sui 650mila eseguiti ogni anno, tempi di attesa destinati ad allungarsi sempre di più e distanze sempre maggiori da percorrere per ricevere cure chirurgiche, soprattutto nelle regioni del Sud”.
Scudo penale e tutele: la svolta parlamentare sulla responsabilità medica
Ad aggravare la fuga dei giovani dalle sale operatorie contribuisce il costante rischio di contenziosi legali che pende sulla figura del chirurgo. Su questo fronte giungono però novità dal Parlamento con l’incardinamento alla Camera della riforma della responsabilità professionale medica.
Il viceministro della Giustizia Francesco Paolo Sisto ha annunciato una svolta imminente durante il Congresso nazionale della Sic, definendo il testo come “un grande passo avanti a tutela del paziente attraverso l’adempimento premiante delle linee guida e delle buone procedure messe allo stesso livello, una casistica giurisprudenziale che sarà tradotta in legge, una legge moderna”.
Un passaggio accolto con favore dalla comunità scientifica, con Docimo che ribadisce l’urgenza di blindare la norma: “È il segnale che aspettavamo da anni. Per chi opera ogni giorno significa poter lavorare con la serenità di chi, rispettando le linee guida, non rischia di finire sotto processo penale per ogni evento avverso. Ora serve l’ultimo miglio: l’approvazione definitiva, e in tempi rapidi, perché la fuga dei giovani dalla chirurgia non può più aspettare”.














