In Calabria la continuità assistenziale negli ospedali è sempre più difficile da garantire. A denunciarlo è la Fadoi, Federazione delle Associazioni dei dirigenti ospedalieri internisti, che fotografa un sistema in cui la combinazione di carenza di personale stabile, ricorso ai gettonisti e crescente volontà di abbandono del pubblico sta diventando strutturale.
Secondo l’indagine, “i numeri sui gettonisti, soprattutto nei Pronto soccorso, e quelli sulla voglia di fuga dei medici raccontano lo stesso problema”, evidenziando un equilibrio organizzativo sempre più instabile.
Gettonisti e sistema in equilibrio precario
Il quadro calabrese è definito tra i più critici: “combina tre elementi: burnout generalizzato, ricorso a personale esterno e disponibilità di una quota rilevante di medici a lasciare il pubblico”.
Nel 20% dei casi, nelle Medicine interne si fa ancora ricorso a professionisti autonomi, mentre nei Pronto soccorso la presenza dei gettonisti resta significativa. Un terzo dei medici intervistati afferma che senza questo personale non sarebbe possibile garantire gli attuali livelli di assistenza.
“È il segnale di un equilibrio fragile – sottolinea Fadoi – nel quale anche una presenza limitata può diventare decisiva per coprire i turni”.
Burnout diffuso e fuga dal pubblico
Il dato più allarmante riguarda il burnout: il 100% dei rispondenti dichiara di averlo sperimentato, mentre poco meno della metà lo vive attualmente. Una quota rilevante dei professionisti sta valutando l’uscita anticipata dal lavoro e il 44,4% considera il passaggio al privato.
“Il burnout non è una semplice stanchezza – spiega Fadoi – può significare minore lucidità, difficoltà di recupero tra i turni e maggiore rischio nella comunicazione clinica”.
Per il 77,7% degli intervistati, inoltre, la combinazione tra organici insufficienti e presenza di gettonisti aumenta il rischio di errori clinici in modo significativo.
Il rischio clinico e organizzativo
La fragilità del sistema ha ricadute dirette sui percorsi dei pazienti. “Per un paziente questa condizione può significare percorsi meno lineari tra Pronto soccorso, reparto e territorio”, avverte la Federazione, soprattutto nei casi di fragilità complessa e pluripatologie.
Il problema, sottolinea Fadoi, non è soltanto numerico ma organizzativo: «non basta aumentare i professionisti, serve rendere coerente l’organizzazione con la complessità reale dei pazienti».
Le priorità: riforma delle Medicine interne
Tra le priorità indicate dagli intervistati emerge la richiesta di una riclassificazione delle Medicine interne come reparti a medio-alta intensità di cura (66,7%), insieme a un rafforzamento del coordinamento tra ospedale e territorio (44,4%). “La Medicina interna oggi prende in carico pazienti anziani, fragili e complessi – conclude Fadoi – servono organici adeguati, percorsi integrati e un riconoscimento della reale intensità assistenziale”.








