A Polistena la tensione è ormai palpabile. Davanti all’ingresso dell’ospedale spoke è scattata una protesta permanente che ha trasformato l’area in un presidio civico continuo. Tende montate, presenza costante di cittadini e amministratori locali e l’annuncio di azioni più drastiche, come lo sciopero della fame, delineano una mobilitazione che non intende arretrare.
Al centro della contestazione c’è il destino del reparto di Anestesia e Rianimazione, considerato un presidio essenziale per la sicurezza sanitaria di un intero comprensorio.
Il reparto sotto pressione e i contratti non rinnovati
Alla base della protesta vi è una criticità ormai nota: il mancato rinnovo del contratto a tre anestesisti esterni, che fino a oggi hanno garantito la copertura dei turni nel reparto di Rianimazione. Una situazione resa ancora più complessa dall’assenza temporanea di alcuni medici cubani, attualmente fuori servizio per ferie.
Secondo i promotori del sit-in, questa combinazione rischia di compromettere seriamente la continuità operativa del reparto, aprendo la strada a una riduzione delle attività e, nel lungo periodo, a un indebolimento strutturale dell’ospedale.
Il timore di perdere un presidio strategico
Tra i manifestanti prevale una preoccupazione condivisa: quella di assistere a un progressivo svuotamento delle funzioni sanitarie dello spoke di Polistena. Un’eventualità che, per un territorio lontano dai grandi hub ospedalieri, significherebbe allungare i tempi di intervento nelle emergenze e aumentare i rischi per i pazienti.
Per la comunità locale, la difesa di Anestesia e Rianimazione diventa così una battaglia per garantire sicurezza, dignità e accesso alle cure.
Un fronte compatto tra cittadini e amministratori
La protesta ha assunto un peso politico evidente grazie alla partecipazione attiva di numerosi sindaci del comprensorio, presenti accanto al Comitato a tutela della salute, coordinato da Marisa Valensise. Tra gli amministratori intervenuti figurano Michele Tripodi, Michele Conia e Francesco Nicolaci.
Una presenza che rafforza il messaggio lanciato dal presidio: la questione non riguarda un singolo reparto, ma l’assetto complessivo della sanità nel territorio della Piana.
La richiesta di un confronto stabile con l’Asp
Dal sit-in arriva un appello diretto all’Asp di Reggio Calabria e alla Regione. L’obiettivo dichiarato è l’apertura di un tavolo di confronto continuo, capace di superare le soluzioni temporanee adottate finora.
“Non smonteremo il presidio finché non arriveranno risposte chiare – ha affermato Marisa Valensise –. Chiediamo un dialogo serio e permanente, che coinvolga cittadini e sindaci e che metta al centro il futuro dell’ospedale”.
Nel mirino finiscono anche le promesse rimaste senza seguito, che hanno alimentato sfiducia e tensione.
Una vertenza che interroga la sanità calabrese
La mobilitazione di Polistena va oltre il caso specifico del reparto di Rianimazione. Essa richiama un problema più ampio, legato alla programmazione delle risorse umane, alla difficoltà di rendere attrattivi i presìdi periferici e alla gestione emergenziale dei servizi sanitari.
In assenza di segnali concreti, i promotori del sit-in non escludono un inasprimento della protesta, compreso il ricorso allo sciopero della fame.
La parola ora alle istituzioni
Davanti all’ospedale, il clima resta determinato ma pacifico. La comunità di Polistena chiede di essere ascoltata e coinvolta nelle decisioni che incidono direttamente sulla salute dei cittadini. La vertenza rappresenta un banco di prova per l’Asp di Reggio Calabria e per la Regione, chiamate a dimostrare se la sanità pubblica può ancora garantire risposte strutturate e durature ai territori più fragili.









