La risposta della Regione Calabria alle criticità del sistema di emergenza-urgenza non convince Enzo Bruno. Il consigliere regionale definisce “insoddisfacente” e “troppo ottimistica” la relazione tecnica ricevuta. Al centro della contestazione vi è “l’inattività del numero unico 116-117 per le cure non urgenti. La sua assenza, spiega Bruno, priva il sistema di un filtro essenziale, scaricando sul 118 migliaia di chiamate improprie, specialmente di notte e nei festivi, quando la continuità assistenziale risulta latitante in interi comprensori”.
Ambulanze “sulla carta” e il caso Soveria Mannelli
Bruno smonta la tesi di un servizio efficiente di mezzi di presidio. “In diversi territori, come Soveria Mannelli, questo servizio esiste solo sulla carta – attacca il consigliere – Gli autisti sono presenti, ma i mezzi mancano perché utilizzati per tappare i buchi delle postazioni territoriali con ambulanze in riparazione. A Lamezia Terme il servizio opera solo di giorno; nelle restanti ore, il 118 deve supplire a funzioni intraospedaliere che non gli competono, congestionando ulteriormente la rete operativa”.
Verità sui tempi: “I 24 minuti? Una finzione”
Il capogruppo contesta duramente i dati ufficiali sui tempi di intervento (allarme-target). Secondo la Regione, la media sarebbe di 24 minuti, ma Bruno invita a consultare i tablet delle singole postazioni: “In molti casi, in quel lasso di tempo, le ambulanze sono ancora a metà del percorso. Parlare di medie senza verifiche puntuali offrirebbe una rappresentazione distorta della realtà, aggravata dall’incapacità delle centrali operative di Cosenza e Catanzaro di filtrare correttamente le chiamate in entrata”.
La fuga dei medici e il nodo delle competenze
La de-medicalizzazione delle ambulanze resta la ferita più aperta. La Regione non ha messo in campo strategie per rendere attrattivo il 118, lasciando le zone carenti sistematicamente deserte. Bruno interviene poi sul delicato rapporto tra figure professionali: pur elogiando l’alta formazione degli infermieri, ribadisce che “diagnosi, terapia e stabilizzazione del paziente critico restano competenze mediche”. Per il consigliere, tentare di risolvere la carenza di organico modificando le responsabilità cliniche espone il sistema e i cittadini a rischi gravissimi.
Un auspicio chiamato PNRR
Mentre la Regione indica nella digitalizzazione e nel PNRR la soluzione ai mali della sanità, Bruno vede solo “lentezze estreme”. Le strutture territoriali previste dal piano sono lontane dall’operatività, rendendo il decongestionamento del 118 un semplice auspicio elettorale. “Serve un cambio di rotta netto fondato su investimenti reali e sul rafforzamento autentico della medicina territoriale” conclude Bruno, avvertendo che minimizzare i problemi mette in pericolo la sicurezza di pazienti e operatori.









