“Chiudono se non si interviene”. Per il momento ha dell’eroico il personale che manda avanti i due Serd dell’Asp di Vibo Valentia. Due servizi sanitari strategici per la cura delle dipendenze. Da un decennio si aspetta il rilancio in grande stile dei Serd di Pizzo e Tropea che funzionano per i grandi sacrifici che giornalmente fanno i sei professionisti in servizio. Per mandare avanti queste strutture sanitarie, che curano le dipendenze da droga, alcol, fumo e gioco d’azzardo, sono in prima linea un medico (tre volte la settimana), un infermiere, tre assistenti sociali e una psicopedagogista. Purtroppo questo personale è insufficiente.
Un sistema appeso a un solo medico
Un solo medico non può mandare avanti due strutture che hanno un’utenza complessa. Per fortuna, da qualche mese ha preso servizio il dottore Francesco Andreacchi, il quale, attualmente, è in forza anche al 118. Per il momento la sua presenza garantisce solo il funzionamento del Serd di Pizzo, l’unico abilitato a fornire i farmaci per la cura della dipendenza delle droghe.
Tropea è fuori gioco perché non dispone non solo del medico, ma anche dell’infermiere. Funziona sei giorni su sette solo per la presenza di due assistenti sociali che garantiscono soltanto i colloqui ad un’utenza che presenta numerose problematiche psicologiche e sanitarie. “Di questo passo –ha sbottato una mamma disperata che ha un figlio tossicodipendente – non sapremo più a chi rivolgerci. A Tropea non possono prescriverci neanche i farmaci perché mancano i medici. I nostri ragazzi non possono neanche fare le analisi perché da anni non c’è l’infermiere. Se succede questo grave disservizio contro chi dobbiamo puntare il dito? Sicuramente contro i manager che si sono succeduti alla guida dell’Asp di Vibo Valentia e il Commissario ad acta della sanità calabrese Roberto Occhiuto. Se in questo momento il Serd di Pizzo funziona sei giorni su sette lo si deve ai sacrifici di poche persone che stanno facendo di tutto per non farlo morire”.
Purtroppo nel Serd di Pizzo per il medico (il solo medico) è vietato ammalarsi perché se dovesse venire meno si bloccano “sine die” le cure farmacologiche. A Tropea queste sono sparite da anni proprio perché manca il camice bianco. La struttura resta aperta perché ci sono due assistenti sociali di prima linea che non guardano l’orologio.
Cos’è e cosa dovrebbe fare un Serd
Il Serd (Servizio per le Dipendenze) è un servizio pubblico del Sistema Sanitario Nazionale dedicato alla cura, alla prevenzione ed alla riabilitazione delle persone che hanno problemi derivanti dall’abuso di sostanze psicoattive, come ad esempio droghe e alcool, in grado di generare dipendenza.
All’interno del Serd dovrebbero operare diversi professionisti qualificati e specializzati nella cura delle dipendenze da sostanze psicoattive come medici, infermieri professionali, educatori professionali, sociologi, assistenti sociali e psicologi. L’obiettivo comune è quello di fornire sostegno e orientamento ai tossicodipendenti ed alle loro famiglie dal punto di vista medico-infermieristico, anche grazie alle campagne di informazione e prevenzione. In particolare, il Serd svolge, anzitutto, un’attività di accertamento dello stato di salute psicofisica del soggetto affetto da tossicodipendenza, dopodiché predispone programmi terapeutici individuali che possono essere effettuati nel Serd o in altre strutture convenzionate come i centri di recupero.
All’interno dei piani terapeutici si inserisce, anche, una continua attività di monitoraggio dello stato di salute del soggetto, attraverso il susseguirsi, per periodi prestabiliti, di analisi psico-fisiche. Alla luce di quanto, finora, detto è del tutto evidente la fondamentale funzione socio-sanitaria che i Serd svolgono nell’ambito di una comunità.
Tropea, bacino vasto e vuoto assistenziale
A Tropea, il Serd serve un bacino di utenza che si estende ben oltre i confini cittadini ed include numerose persone in condizioni di fragilità e rischio. Il suo funzionamento limitato rischia di creare un vuoto assistenziale che colpisce duramente utenti e famiglie. Molti di questi utenti sono costretti a recarsi presso il Serd di Pizzo, con notevoli disagi logistici ed economici, affrontando viaggi lunghi e faticosi che pesano ulteriormente sul percorso di cura e sui bilanci familiari.
Il rischio peggiore: l’illegalità
Ma vi è di più. In mancanza di un facile accesso ai trattamenti farmacologici essenziali, gli utenti in percorsi di recupero delicati vengono lasciati in una situazione di estrema vulnerabilità che li espone, seriamente e concretamente, al rischio di rivolgersi a mercati alternativi e illegali per procurarsi le sostanze di cui hanno bisogno, con devastanti conseguenze per la salute e per la sicurezza della Comunità.
Il rischio sociale: spinta verso l’illegalità
Senza accesso ai trattamenti farmacologici essenziali, chi è in fase di recupero resta in estrema vulnerabilità, esposto al rischio concreto di ricorrere a mercati illegali per procurarsi sostanze, con conseguenze devastanti per la salute e la sicurezza collettiva.









