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26 Febbraio 2026
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Mutti ricorda la promozione del Messina: “Vincemmo la B senza un campo per allenarci”

La squadra disputava le gare interne allo Stadio Giovanni Celeste, prima del trasferimento al Stadio San Filippo, ma durante la settimana era costretta ad allenarsi in un campo militare

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Bortolo Mutti ha rievocato la storica stagione 2003-2004 del Messina, culminata con la promozione in Serie A, durante il format Belle Storie di Stanleybet.news. «Nella stagione 2003-2004 vincemmo la Serie B col Messina ma non avevamo un campo dove fare gli allenamenti. Alla fine divenne uno dei nostri punti di forza», ha raccontato l’ex tecnico intervistato da Giovanni Remigare. La squadra disputava le gare interne allo Stadio Giovanni Celeste, prima del trasferimento al Stadio San Filippo, ma durante la settimana era costretta ad allenarsi in un campo militare.

«Molti giocatori si spostavano a piedi e incontravano i tifosi che andavano a lavoro. Li incitavano, era un contatto genuino che ci dava forza. La marea giallorossa del sabato era incredibile», ha spiegato Mutti, sottolineando come quella vittoria in Serie B gli abbia regalato «più soddisfazione delle successive stagioni positive in Serie A».

Il legame con Franzo: “Non meritava certe illazioni”

Mutti ha poi espresso parole di stima per l’ex presidente Pietro Franzo, protagonista di quella stagione memorabile. «È stato un grande presidente, con una grande famiglia. Non meritava le illazioni che ha subito», ha dichiarato l’allenatore.

L’ex tecnico ha ricordato l’ottima impressione avuta fin dal primo incontro: «Nonostante la giovane età, mi fece subito una bella impressione. Non ci ha mai fatto mancare nulla». Infine, uno sguardo al calcio moderno: «Spero possa tornare, ma oggi il calcio è dominato da fondi e proprietà estere. Lui è di vecchio stampo, ama il calcio passionale e la sua terra. Il business attuale non gli appartiene».

Un racconto che restituisce l’immagine di un Messina compatto, popolare e autentico, capace di trasformare le difficoltà logistiche in un punto di forza e di scrivere una delle pagine più intense della propria storia sportiva.

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