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14 Aprile 2026
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Parataekwondo, la catanzarese Mininni d’argento ai Campionati italiani: il futuro ha già colore della cintura nera

Talento, disciplina e sogni: la giovane calabrese conquista il podio e punta all’esame del 202: la giovane brilla con un risultato che certifica crescita tecnica e determinazione

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Lo sport paralimpico italiano continua a regalare emozioni e risultati di alto profilo. Tra i protagonisti della seconda giornata dei Campionati Italiani di ParaTaekwondo Poomsae, disputati il 12 aprile 2026 al Palazzetto dello Sport di Giugliano, spicca la prestazione della giovanissima Sofia Mininni.

L’atleta catanzarese, classe P20 e portacolori della ASD Taekwondo Guerra, ha conquistato una prestigiosa medaglia d’argento, confermandosi tra le promesse più interessanti del panorama nazionale. Un risultato che nasce da impegno, disciplina e un lavoro tecnico costante costruito nel tempo.

La soddisfazione del team

A fine gara, il maestro Tonino Guerra, affiancato dal coach Maria Fragale, ha sottolineato il valore della prestazione: “Sofia ha dimostrato ancora una volta grande maturità e qualità tecnica. Questo argento è il frutto di un percorso serio e continuo”. Alla presenza dei compagni di squadra e dei genitori Bruno e Marcella, è arrivato anche un annuncio importante:“Alla luce di questo risultato e della crescita dimostrata, ufficializziamo la candidatura di Sofia all’esame di cintura nera previsto per il 2027”.

Il riconoscimento istituzionale

Il successo non è passato inosservato. Attraverso i social sono giunte le congratulazioni del presidente CIP Calabria Antonino Scagliola e del presidente FITA Calabria Giancarlo Mascaro, che hanno evidenziato: “Risultati come questo contribuiscono alla crescita del movimento paralimpico calabrese, sempre più orientato verso inclusione sociale e valorizzazione del talento”.

Uno sport che cambia cultura

Il percorso di Sofia Mininni si inserisce in un contesto più ampio, dove lo sport paralimpico rappresenta un autentico motore di trasformazione. La crescita del movimento in Calabria dimostra come competizione, livello tecnico e integrazione possano convivere, diventando strumenti concreti di cambiamento culturale.

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