Mentre il calcio dei grandi numeri corre veloce, c’è un altro calcio che non si è mai fermato. È quello dei campetti di provincia, delle maglie lavate a mano, dei dirigenti che dopo il lavoro aprono il campo. È il calcio della Prasar. E ieri sera, nella sede di Tiriolo, quel calcio ha dato un segnale fortissimo: la Prasar c’è, e riparte più viva che mai. Quarant’anni di affiliazione FIGC non sono un numero. Sono generazioni di ragazzi catanzaresi cresciuti con il biancoazzurro addosso. È una storia che merita rispetto, perché senza società come la Prasar il calcio calabrese semplicemente non esisterebbe.
Ancora nel centro storico
La notizia è doppia e fa bene al movimento: la squadra continuerà a vivere e ad allenarsi al Centro Tecnico Federale di Catanzaro, casa del calcio dilettantistico, e lo farà con una guida di assoluto spessore: Mister Giuseppe Rosati. Un uomo di campo, che ha vissuto questo calcio da calciatore (Nuova Igea, Rossanese, Vibonese, Gioiese) e da allenatore a Cutro, Sersale e Sambiase. Non un nome di passaggio, una scelta di competenza e di cuore. “È per me un grande onore guidare la Prasar – ha detto Rosati – una società storica con 40 anni di affiliazione. Arrivo con entusiasmo enorme, con voglia di lavorare con i giovani e di onorare questa maglia”.
Valorizzare i giovani
L’obiettivo è chiaro e onesto, come piace a chi ama questo sport: salvezza tranquilla e valorizzazione dei giovani del territorio. Lealtà, rispetto dell’avversario, aggregazione sociale. Parole che altrove sono retorica, qui sono pratica quotidiana. Da sportivo viene da dire una cosa sola: forza Prasar. Perché sostenere queste realtà non è fare un favore a una squadra di Prima Categoria. È difendere l’unico calcio che non tradirà mai. Il calcio vero riparte da qui.












