Il 25 settembre per Vincenzo Raschellà aveva due significati. Era il giorno in cui era nato, nel 1863, a Caulonia. Ed era la data alla quale, molti anni più tardi, avrebbe fatto risalire il volo che inseguiva da ragazzo. Secondo il racconto che affidò alla rivista americana Science and Invention, il 25 settembre 1889, giorno del suo ventiseiesimo compleanno, si staccò da una collina della località Scrongi con una macchina costruita da lui. Il suo racconto è una testimonianza storica: non basta, da solo, a riscrivere il primato dell’aeroplano.
Raschellà studiò arte a Roma, ma la sua attenzione tornava ad aquiloni, ali e palloni. Tentò dapprima con strutture di bambù e tela, lanciandosi da un’altura. I primi risultati, spiegò alla rivista nel 1931, furono modesti e una caduta gli procurò una distorsione a un piede. Cambiò progetto: a una struttura alata aggiunse un pallone allungato, riempito d’aria calda, con sedile, pedali ed eliche azionate con la forza delle gambe. Chiamò il congegno “Il Falco”.
Le carte di New York e il numero che non torna
Non siamo davanti soltanto a una leggenda tramandata in paese. La New York Public Library conserva un fondo intestato a Vincent Raschella, il nome con cui l’inventore è registrato negli Stati Uniti: lettere, scritti autobiografici, disegni e progetti aeronautici. Nella scheda biografica della biblioteca si legge che nel 1889 volò con una versione ridisegnata del Falcon. Il numero riportato è 200 piedi, circa 61 metri. La ricostruzione italiana basata sulle sue parole parla invece di circa 200 metri. Sono misure diverse: l’esatta distanza e le condizioni dell’esperimento non risultano accertate in modo indipendente dalle fonti consultate.
La rivista americana, nel numero di maggio 1931, presentò Raschellà come un pioniere dimenticato e riprodusse un attestato datato 10 ottobre 1889 relativo ai suoi esperimenti. Quelle carte danno consistenza alla storia di un uomo che progettava e provava macchine volanti nell’Ottocento. La data esatta del volo del 25 settembre, però, proviene dal racconto che lui stesso rese molti anni dopo. E la sua macchina, sostenuta anche dall’aria calda, non era l’aeroplano a motore dei fratelli Wright: il loro volo controllato e sostenuto del 17 dicembre 1903 resta il riferimento storico per quella specifica impresa.
Raschellà cercò di sviluppare altre invenzioni, tra cui un dirigibile che sottopose al Ministero della Guerra. Senza i mezzi necessari per realizzare i suoi progetti, nel 1899 emigrò negli Stati Uniti. Lì lavorò anche come pittore e continuò a disegnare macchine. Morì nel 1958, secondo l’associazione di Caulonia che ne ha recuperato la memoria. Il suo archivio racconta due storie insieme: quella di un pioniere calabrese dell’aeronautica e quella di un emigrato che non smise di progettare. Il suo lavoro merita di essere ricordato per ciò che le carte documentano.













