25 Settembre 2026
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Ucciso perché non voleva tacere: 28 anni fa la ’ndrangheta spezzò la vita del medico Luigi Ioculano

Il 25 settembre 1998 fu assassinato a Gioia Tauro, nel palazzo dove abitava e lavorava. Aveva sfidato il silenzio su sanità, appalti e scelte urbanistiche. La sua storia civile è documentata; sull’omicidio, dopo le assoluzioni definitive, non ci sono colpevoli accertati

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La mattina del 25 settembre 1998 Luigi Ioculano era nel palazzo di via Roma, a Gioia Tauro, dove si trovavano la sua casa e l’ambulatorio. Nel corridoio che collegava lo studio all’abitazione incontrò il suo assassino. Quattro colpi di pistola lo uccisero a 57 anni. Sono passati 28 anni e quel delitto continua ad avere due piani distinti: una vita pubblica ricostruibile attraverso scritti e testimonianze, e un processo che non ha individuato in via definitiva mandante ed esecutore.

Ioculano era nato a Seminara nel 1941, aveva studiato medicina a Messina e aveva scelto Gioia Tauro per vivere e curare i suoi pazienti. Lo chiamavano Gigi. Con altri cittadini fondò nel 1989 l’associazione culturale Agorà, che organizzava incontri e pubblicava un periodico. Scriveva di ospedale, appalti, piano regolatore e del progetto di un impianto per i rifiuti. Non si limitava a osservare: interveniva, prendeva posizione, metteva il suo nome in calce alle critiche.

Il medico che entrava nelle questioni della città

Nel 1995 sostenne l’impegno per cambiare la gestione dell’ospedale cittadino. Durante una visita alla struttura fu aggredito e presentò denuncia; il procedimento per quell’episodio si chiuse poi per prescrizione. Appoggiò politicamente Aldo Alessio, ma questo non gli impedì di criticare in seguito l’amministrazione sul progetto di un termodistruttore vicino a Gioia Tauro. La sua opposizione pubblica è documentata anche dagli articoli pubblicati su Agorà. Un’interpellanza discussa al Senato nel 1999 ricordò le sue prese di posizione sul piano regolatore, sugli appalti del depuratore e sulla gestione dell’ospedale. Le questioni su cui si esponeva sono documentate; il movente preciso dell’omicidio non è stato stabilito da una sentenza definitiva.

Libera lo ricorda tra le vittime innocenti delle mafie e ricostruisce l’agguato e il contesto in cui maturò. Il percorso giudiziario impone però precisione sui nomi. Nel 2007 la Corte d’assise di Palmi condannò all’ergastolo i presunti responsabili. Nel 2009 la Corte d’assise d’appello li assolse per insufficienza di prove; il 31 marzo 2010 la Cassazione confermò le assoluzioni. Mandante ed esecutore materiale restano ignoti e l’omicidio impunito.

La figlia Ilaria ha affidato a Libera un ricordo che tiene insieme il padre e la ferita lasciata dalla mancata risposta giudiziaria. Racconta un medico che portava le figlie con sé durante le visite domiciliari e che nell’ambulatorio faceva leggere loro gli articoli prima di pubblicarli. Ricordarlo soltanto per la fine violenta cancellerebbe ciò che cercò di costruire. Il 25 settembre è anche questo: il nome di Luigi Ioculano, le domande che pose alla sua città e una richiesta di verità ancora aperta.

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