4 Novembre 2026
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Giannini scuote la politica a Zambrone: “Basta personalismi, serve un progetto comune”

Il coordinatore cittadino del Pd rompe il silenzio dopo la crisi amministrativa: "Nessun nome venga prima del progetto. È il momento di unire, non di dividere"

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“Alla luce di quanto accaduto nelle ultime settimane e del dibattito pubblico che ne è seguito e delle diverse ricostruzioni apparse sugli organi di stampa, ritengo sia arrivato il momento di riportare il confronto politico di Zambrone su un terreno diverso: quello della responsabilità, dell’ascolto e della costruzione. Lo dico nella mia qualità di coordinatore cittadino del Partito Democratico, ma prima ancora da amministratore che per anni ha avuto l’onore di ricoprire il ruolo di Presidente del Consiglio comunale. In quella funzione ho sempre cercato di garantire equilibrio, rispetto delle diverse posizioni e imparzialità istituzionale, nella convinzione che il Consiglio comunale non appartenga a una maggioranza, a un’opposizione o a un singolo gruppo politico, ma all’intera comunità. È con lo stesso spirito che oggi ritengo necessario guardare avanti”. E‘ quanto afferma Marcello Giannini, Coordinatore cittadino del Partito Democratico a Zambrone.

“È stata una scelta. Ed è stata anche un’attesa voluta“

Gianni aggiunge: “In queste settimane qualcuno ha interpretato anche il mio silenzio. Mi riferisco, in particolare, all’articolo nel quale il giornalista Raffaele Florio ha sottolineato la mia decisione di non rispondere alle domande che mi erano state sottoposte dopo una iniziale disponibilità all’intervista.Quella mancata risposta non è stata né una fuga né l’assenza di argomenti. È stata una scelta. Ed è stata anche un’attesa voluta. Ho preferito lasciare trascorrere qualche settimana, osservare ciò che sarebbe accaduto, ascoltare le dichiarazioni, leggere gli articoli e seguire anche ciò che veniva pubblicato sui social. E credo che oggi ciascuno possa farsi autonomamente un’idea del clima che si è determinato. Da una parte abbiamo assistito alla continua rivendicazione dell’esperienza amministrativa dell’ex sindaco Corrado L’Andolina, con un racconto nel quale praticamente ogni intervento realizzato negli ultimi dieci anni sembra assumere i contorni di un’opera destinata a cambiare la storia di Zambrone. A leggere certe dichiarazioni, viene quasi da pensare che la normale attività di una buona amministrazione debba essere trasformata ogni volta in un’impresa faraonica. Con tutto il rispetto per quanto è stato realizzato, amministrare significa programmare opere, ottenere finanziamenti, realizzare servizi e migliorare il territorio.

È esattamente ciò che i cittadini hanno il diritto di aspettarsi da chi governa.Non tutto deve necessariamente diventare un monumento celebrativo da consegnare alla storia.Del resto, lo stesso L’Andolina, nel suo messaggio dopo la caduta dell’Amministrazione, ha posto grande enfasi sul fatto che “restano le opere, restano le scelte” e sul bilancio dei suoi dieci anni alla guida del Comune.Accanto a questa narrazione, ho letto sui social interventi e commenti di sostenitori dell’ex Amministrazione rivolti agli ex consiglieri che hanno deciso di interrompere quella esperienza politica, alcuni dei quali, a mio giudizio, hanno oltrepassato abbondantemente il limite della normale critica politica. Non intendo ripeterne termini e contenuti. Non servirebbe a nulla”.

Dice ancora Giannini: “Mi limito a osservare che non ho registrato, almeno pubblicamente, una chiara presa di distanza da quei toni da parte di chi continua a intervenire quotidianamente nel dibattito politico. E questo, per me, rappresenta un problema molto più serio di una domanda lasciata senza risposta in un’intervista. Perché si può contestare una decisione politica.Si può criticarla duramente.Si può perfino considerarla sbagliata. Ma non si dovrebbe mai mettere in discussione la dignità personale di chi quella decisione l’ha assunta. Sei consiglieri comunali, provenienti da esperienze e posizioni differenti, hanno esercitato liberamente una prerogativa prevista dall’ordinamento e hanno determinato la conclusione anticipata della consiliatura. Possiamo discutere all’infinito se quella scelta sia stata opportuna oppure no. Ma una cosa dovrebbe essere fuori discussione: è stata una scelta politica legittima, compiuta da persone adulte e consapevoli, che se ne sono assunte pubblicamente la responsabilità.

Né traditori, né congiurati, né persone da sottoporre alla gogna. Amministratori che hanno maturato una valutazione e l’hanno portata fino alle sue conseguenze. Per questo oggi non mi interessa più alimentare la polemica su chi abbia detto cosa, su chi abbia risposto o non abbia risposto e su chi debba vincere la battaglia dell’ultima dichiarazione. Mi interessa molto di più il futuro. Zambrone non ha bisogno di riproporre vecchi schieramenti, vecchie contrapposizioni o rese dei conti personali. Non credo che il futuro del nostro Comune possa essere costruito semplicemente sommando sigle di partito o ricomponendo gli equilibri del passato”.

“Serve qualcosa di più“

Sottolinea ancora Giannini: “Serve qualcosa di più. Serve la disponibilità di tutte le componenti politiche, civiche e sociali del territorio a sedersi attorno allo stesso tavolo e verificare se esistano le condizioni per dare vita a un progetto realmente civico, aperto e rappresentativo dell’intero territorio comunale. Un progetto nel quale nessuno debba sentirsi padrone e nessuno debba sentirsi ospite. Un progetto capace di coinvolgere esperienze diverse, professionalità, giovani, associazioni, amministratori ed ex amministratori, mettendo da parte le appartenenze quando queste rischiano di trasformarsi in muri anziché in strumenti di partecipazione. Questo richiede generosità da parte di tutti. E la generosità, in politica, significa anche essere disponibili a non considerare candidature, ruoli o posizioni già acquisite come diritti intoccabili. Nessun nome dovrebbe venire prima del progetto. Nessuna candidatura dovrebbe essere considerata precostituita. Prima bisogna capire quale Zambrone vogliamo costruire. Solo dopo si potrà individuare, attraverso un confronto ampio e trasparente, una figura capace di rappresentare questa visione e di tenere insieme sensibilità ed esperienze differenti. Una figura che non sia espressione di una parte contro l’altra, ma che possa rappresentare un elemento di sintesi, equilibrio e unità per l’intero territorio.

Credo che questa debba essere la vera sfida dei prossimi mesi. Non cancellare le differenze, ma trasformarle in una risorsa. Non chiedere a nessuno di rinnegare la propria storia politica, ma avere il coraggio di andare oltre quando l’interesse generale lo richiede. Personalmente continuerò ad affrontare questa fase con lo stesso metodo che ho cercato di seguire nel mio ruolo istituzionale: ascoltare tutti, non chiudere porte e non considerare nessuna posizione politica incompatibile a priori con un confronto serio. Dopo settimane di polemiche, interpretazioni, autocelebrazioni e ricostruzioni, credo che Zambrone meriti finalmente una discussione sul futuro. È arrivato il momento di spostare l’attenzione dai bilanci personali al bilancio collettivo della nostra comunità”.

“Apriamo un confronto vero”

Poi conclude: “Per questo rivolgo un invito pubblico a tutte le forze politiche, civiche e sociali di Zambrone: apriamo un confronto vero. Senza pregiudiziali. Senza candidature imposte in partenza. Senza appartenenze utilizzate come veti. Partiamo dai problemi del territorio, dalle idee e dalle persone che possono contribuire a risolverli. Poi individuiamo insieme il progetto e le figure in grado di rappresentarlo. Perché oggi la vera sfida non dovrebbe essere stabilire chi debba prevalere sugli altri. La vera sfida dovrebbe essere riuscire, finalmente, a unire Zambrone“.

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