Un’unica regia dietro la scia di violenza che avrebbe scosso il territorio vibonese negli ultimi mesi: sarebbe questa l’ipotesi su cui si starebbero muovendo gli inquirenti.
La Procura della Repubblica di Vibo Valentia pare abbia infatti deciso di accendere i riflettori su una serie di episodi criminali, finora considerati isolati, convogliandoli in un unico filone investigativo.
Le indagini, condotte in stretta sinergia da Squadra Mobile e Carabinieri, avrebbero già portato all’emissione dei primi avvisi di garanzia. Al centro degli accertamenti ci sarebbe un gruppo di soggetti residenti nella frazione di Portosalvo.
Il lavoro degli inquirenti punta a chiarire se gli episodi finora emersi, pur distinti tra loro, possano inserirsi in un medesimo contesto di pressione intimidatoria nei confronti di amministratori, dirigenti e soggetti vicini alla macchina comunale.
L’obiettivo della magistratura è quello di capire se possa esistere un filo conduttore dietro i continui attacchi che avrebbero preso di mira sia esponenti politici locali che l’apparato burocratico del Municipio.
Il pestaggio in via Sorbilli: identificati i presunti autori della spedizione punitiva
Tra i tasselli principali del mosaico investigativo ci sarebbe il brutale pestaggio subìto circa un anno fa da Massimo Cacciatore, imprenditore nel settore dell’elettronica con un punto vendita in via Sorbilli. L’uomo è il coniuge di Laura Pugliese, attuale capogruppo del Partito Democratico in Consiglio comunale ed ex assessore all’Urbanistica.
Per quella violenta aggressione, il cerchio delle indagini sembrerebbe ormai essersi stretto attorno a tre persone provenienti da Portosalvo, nello specifico due venticinquenni e un uomo di quarant’anni. Sarebbero stati loro, secondo le ricostruzioni delle forze dell’ordine, a compiere il raid punitivo ai danni del commerciante.
I profili dei soggetti coinvolti delineerebbero una spiccata propensione alla violenza. Uno dei tre indagati, in particolare uno dei giovani venticinquenni, risulterebbe infatti implicato anche in un altro grave episodio di cronaca avvenuto nella zona costiera, riguardante l’aggressione ai danni di due militari della Guardia Costiera in servizio a Vibo Marina.
Auto in fiamme e lettere minatorie: la mappa dei raid che scuoterebbero il Municipio
Il fascicolo in mano ai magistrati vibonesi si presenta particolarmente corposo e raccoglie una sequenza impressionante di atti intimidatori perpetrati ai danni di figure chiave della pubblica amministrazione cittadina. Nel mirino sono finiti esponenti di primo piano sia della giunta che della macchina tecnica comunale.
Nel fascicolo rientrano diversi episodi inquietanti, come l’aggressione e l’incendio dell’auto del dirigente comunale all’Urbanistica Andrea Nocita, e i colpi di arma da fuoco contro il veicolo del presidente del Consiglio comunale Antonio Iannello. La lista dei raid pare includa anche il rogo doloso che ha completamente distrutto la vettura di un’altra funzionaria di vertice, la dirigente comunale Claudia Santoro, e le minacce dirette che sono state recapitate nei palazzi del potere, come il ritrovamento di una lettera intimidatoria lasciata nell’ufficio dell’assessore Marco Talarico.
Inquirenti a caccia dei collegamenti: massimo riserbo sulla strategia investigativa
La strategia degli inquirenti si starebbe muovendo su un binario di estrema cautela per non compromettere l’esito dei riscontri sul campo. Al momento, l’attività investigativa punterebbe a verificare la solidità dei collegamenti tra la manovalanza criminale e i possibili mandanti di questa offensiva contro le istituzioni locali.
Gli investigatori mantengono il massimo riserbo sull’intera vicenda. L’ipotesi principale rimane quella di episodi autonomi ma inseriti in un clima di forte tensione, alimentata da dinamiche ancora da decifrare, su cui la magistratura intende fare piena luce attraverso gli atti formali dell’indagine e l’analisi del materiale già emerso nel corso degli accertamenti preliminari.









