24 Luglio 2026
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Il cavallo si inchina davanti al santo: Taureana di Palmi celebra San Fantino, il più antico della Calabria

Visse tra il III e il IV secolo e utilizzava di notte le cavalle del padrone per aiutare i contadini poveri. Oggi a Palmi la Messa, la benedizione dei cavalli e la processione dell’icona verso l’antica cripta

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Il rumore degli zoccoli davanti alla chiesa, i cavalieri schierati nel piazzale e un’icona che attraversa le strade di Taureana di Palmi per raggiungere il luogo nel quale, secondo la tradizione, venne sepolto il santo. Ogni 24 luglio la comunità celebra San Fantino il Vecchio, conosciuto anche come il Taumaturgo e soprattutto come San Fantino il Cavallaro. È considerato il più antico santo calabrese del quale esista una testimonianza storica. Una figura vissuta oltre 1.600 anni fa che continua a legare fede, archeologia e mondo rurale attraverso uno dei riti più suggestivi della Calabria: la benedizione dei cavalli e dei cavalieri.

Il programma della festa a Taureana

Il programma comunicato dalla Parrocchia di San Fantino prevede oggi, venerdì 24 luglio, alle 18 il Santo Rosario e alle 18.30 la celebrazione della Messa nel piazzale davanti alla chiesa. A seguire si svolgeranno la tradizionale benedizione dei cavalli e dei cavalieri e la processione dell’icona del santo lungo le strade di Taureana, fino all’antico complesso che custodisce la cripta di San Fantino.

La tradizione prevede la partecipazione di 24 cavalli e altrettanti cavalieri, un numero scelto proprio in riferimento al giorno della ricorrenza. Dopo la benedizione, l’immagine viene accompagnata processionalmente dalla chiesa parrocchiale fino alla cripta. Gli orari sono quelli pubblicati sulla pagina della Parrocchia di San Fantino. In caso di maltempo è consigliabile verificare eventuali aggiornamenti prima di raggiungere Taureana.

Il santo più antico della Calabria

San Fantino nacque a Taureana intorno al 293-294 dopo Cristo e vi morì nel 336. Il Martirologio Romano lo ricorda con queste parole: “A Tauriana in Calabria, san Fantino il Vecchio, detto il Taumaturgo”. La Diocesi di Oppido Mamertina-Palmi lo indica come il più antico santo calabrese storicamente documentato. Sempre a Taureana si trova quello che la stessa Diocesi definisce il più antico luogo di culto cristiano della Calabria, il complesso monastico di San Fantino, del quale si hanno notizie almeno dal 590. La sua vicenda è raccontata nel “Bios”, la biografia attribuita a Pietro, vescovo di Taureana. Un testo che intreccia elementi storici, fede e narrazione agiografica.

Perché veniva chiamato il Cavallaro

Fantino era al servizio di Balsamio, un patrizio romano pagano. Il giovane aveva il compito di custodire le cavalle del padrone, portarle al pascolo e condurle ad abbeverarsi. Da questo lavoro deriva il soprannome di Cavallaro. Era cristiano in un tempo nel quale professare la propria fede poteva essere pericoloso. Secondo il racconto tramandato, Fantino utilizzava segretamente le cavalle durante la notte per trebbiare il grano dei contadini poveri, aiutandoli senza chiedere nulla in cambio. Qualcuno, però, raccontò tutto a Balsamio. Il padrone, sentendosi ingannato, decise di raggiungerlo e punirlo. Fantino fu costretto a fuggire a cavallo verso il fiume Metauro, l’attuale Petrace, che in quel momento era in piena.

Il miracolo del fiume Petrace

La tradizione racconta che Fantino toccò le acque con la propria verga e pronunciò una preghiera: “Fermati, Metauro. Passa Fantino, servo di Dio”. Le acque si sarebbero divise, permettendogli di attraversare il fiume insieme alle cavalle. Balsamio, arrivato poco dopo e testimone del prodigio, avrebbe chiesto perdono al giovane e si sarebbe convertito al cristianesimo. È proprio questa scena a essere raffigurata nell’icona bizantina di San Fantino: il santo a cavallo mentre supera il corso d’acqua. La storia è riportata nella scheda dedicata da Santi e Beati.

L’icona portata fino all’antica cripta

Alla morte, avvenuta nel 336, Fantino sarebbe stato sepolto nella villa del suo padrone. In quel luogo si trova oggi la suggestiva cripta, ricavata in un ambiente ipogeo di origine romana e inserita nel complesso paleocristiano di Taureana. La cripta, dopo un lungo periodo di abbandono, è stata recuperata grazie all’impegno dei volontari del Movimento culturale San Fantino. Il luogo conserva tracce di affreschi realizzati in epoche differenti e testimonia il legame tra la Calabria e il mondo cristiano bizantino. La processione del 24 luglio compie quindi un percorso simbolico: parte dalla chiesa moderna, attraversa le strade della comunità e raggiunge il luogo nel quale si conserva la memoria più antica del santo.

Una festa sospesa tra Oriente e Occidente

San Fantino visse prima delle divisioni tra la Chiesa cattolica e quella ortodossa. Per questo la sua figura viene venerata come un elemento di incontro tra Oriente e Occidente. Nel corso degli anni la cripta ha ospitato momenti di preghiera condivisi da cattolici e ortodossi. Anche l’icona, realizzata secondo lo stile bizantino, ricorda la storia religiosa della Calabria meridionale e i suoi profondi rapporti con il Mediterraneo orientale.

I cavalli si inchinano davanti al santo

Il momento più intenso della festa arriva quando i cavalieri raggiungono l’icona. I cavalli vengono condotti davanti all’immagine e, guidati dai loro accompagnatori, compiono il tradizionale inchino in onore di San Fantino. È una scena capace di unire devozione popolare e spettacolarità: il sacerdote impartisce la benedizione, i cavalieri attendono nel piazzale e la processione si prepara a muoversi verso la cripta. Un rito antico che oggi torna a vivere a Taureana. Nel giorno dedicato a San Fantino, la Calabria riscopre così il suo santo più lontano nel tempo: un giovane guardiano di cavalli che lavorava di notte per aiutare i poveri e che, dopo oltre sedici secoli, continua a essere accompagnato dal rumore degli zoccoli.

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