24 Luglio 2026
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Il giorno in cui la Calabria smise di essere un’isola: 65 anni fa nasceva l’autostrada del Sud

Il 24 luglio 1961 la legge 729 autorizzò l’Anas a contrarre mutui per 180 miliardi di lire e stabilì che la Salerno-Reggio Calabria dovesse essere gratuita. Oggi, mentre l’A2 si riempie per l’esodo estivo, quella scelta compie 65 anni

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Non accadde davvero in un giorno. Per vedere l’autostrada raggiungere Reggio Calabria sarebbero serviti ancora tredici anni, centinaia di cantieri e un’opera ingegneristica senza precedenti nel Mezzogiorno. Eppure, se esiste una data nella quale la Calabria cominciò a spezzare il proprio isolamento, quella data è il 24 luglio 1961. Mentre oggi migliaia di automobili percorrono l’A2 verso il mare e le località turistiche, esattamente 65 anni fa lo Stato decideva di costruire la strada che avrebbe cambiato per sempre il rapporto della regione con il resto d’Italia.

La legge dei 180 miliardi di lire

La legge numero 729, intitolata “Piano di nuove costruzioni stradali ed autostradali”, porta la data del 24 luglio 1961 e venne pubblicata sulla Gazzetta ufficiale il successivo 12 agosto. Il passaggio decisivo si trova nell’articolo 15. L’Azienda nazionale autonoma delle strade, l’Anas, veniva autorizzata a contrarre mutui, anche obbligazionari, fino a un importo complessivo di 180 miliardi di lire per costruire la nuova arteria. Il testo indicava espressamente una condizione destinata a diventare parte dell’identità della strada: la Salerno-Reggio Calabria sarebbe stata un’autostrada “senza pedaggio”.

Perché doveva essere gratuita

La decisione non fu soltanto economica. La Salerno-Reggio Calabria veniva considerata un’infrastruttura indispensabile per collegare rapidamente Mezzogiorno e Sicilia con il Centro e il Nord Italia. Gli stessi atti parlamentari riconoscevano, tuttavia, che l’opera sarebbe stata scarsamente redditizia nell’immediato. Non poteva quindi essere trattata come le altre autostrade finanziate anche attraverso capitali privati e pedaggi.

Lo Stato scelse di farsi carico dell’investimento perché quella strada non avrebbe dovuto soltanto trasportare automobili. Doveva combattere l’isolamento, ridurre le distanze economiche e trasformare una regione considerata quasi un’isola nella penisola in una parte finalmente raggiungibile del Paese.

La prima pietra e la grande promessa

I lavori cominciarono ufficialmente il 21 gennaio 1962. A Montevergine, nella zona nord di Reggio Calabria, arrivarono il presidente del Consiglio Amintore Fanfani e il ministro dei Lavori pubblici Benigno Zaccagnini. La lapide collocata durante la cerimonia annunciava la volontà di completare tra Settentrione e Meridione “la grande via del traffico e del lavoro”. L’obiettivo iniziale era concludere l’opera in appena tre anni. La montagna impose però tempi differenti. Il tracciato doveva attraversare gli Appennini lucano e calabrese, superando vallate, pendii instabili e territori nei quali era necessario costruire enormi viadotti e gallerie.

Da Lagonegro a Reggio Calabria

Il primo grande tratto tra Salerno e Lagonegro entrò in esercizio nel 1967. Nel 1968 l’autostrada raggiunse Cosenza, l’anno successivo arrivò a Gioia Tauro e soltanto nel 1974 fu possibile percorrere l’intero collegamento fino a Reggio Calabria. Il costo finale salì a 368 miliardi di lire, più del doppio rispetto alla previsione iniziale, con una media di circa 830 milioni di lire per chilometro. Era una strada avveniristica per l’epoca, ma costruita con due corsie per senso di marcia, senza una corsia d’emergenza continua e con numerosi limiti che sarebbero diventati evidenti con l’aumento del traffico.

L’autostrada simbolo dei cantieri infiniti

Nei decenni successivi la Salerno-Reggio Calabria diventò anche il simbolo delle incompiute italiane. Lavori interminabili, restringimenti, deviazioni e ammodernamenti accompagnarono generazioni di automobilisti. Il 22 dicembre 2016 venne aperto al traffico l’ultimo dei grandi cantieri di ricostruzione. Nel 2017 la vecchia A3 cambiò nome, diventando ufficialmente A2 Autostrada del Mediterraneo. Oggi il suo tracciato misura circa 432,5 chilometri, da Fisciano, in provincia di Salerno, fino a Villa San Giovanni, porta d’accesso alla Sicilia. Continua a essere senza pedaggio e attraversa Campania, Basilicata e soprattutto Calabria.

La strada che ha cambiato la percezione delle distanze

La Salerno-Reggio Calabria non ha cancellato tutti i divari e non ha mantenuto tutte le promesse. Ha attraversato polemiche, ritardi e stagioni nelle quali il suo nome era diventato sinonimo di viaggio difficile. Ma ha modificato la geografia quotidiana del Sud. Ha permesso a milioni di calabresi di raggiungere il resto del Paese, ha sostenuto il turismo, il commercio e la mobilità delle famiglie. Ha trasformato il viaggio verso la Calabria da impresa a percorso ordinario. Sessantacinque anni dopo quella legge, l’A2 torna a riempirsi di automobili dirette verso sud. È forse questa l’immagine più concreta dell’eredità lasciata dal 24 luglio 1961: la strada nata per sottrarre la Calabria al suo isolamento continua a essere la principale porta d’ingresso della regione.

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