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9 Giugno 2026
9 Giugno 2026
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Faceva da “prestanome” alla cosca Tegano-De Stefano, beni per 600mila euro sequestrati a imprenditore

Oggetto della misura una villa con relative pertinenze, due appezzamenti di terreno, un locale adibito ad autorimessa, un B&B/affittacamere, oltre a conti correnti e disponibilità finanziarie

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I Finanzieri del Comando Provinciale di Firenze, in collaborazione con il Comando
Provinciale di Reggio-Calabria e la Polizia di Stato di Siena, sotto il coordinamento della
Procura della Repubblica – Direzione Distrettuale Antimafia di Reggio Calabria, diretta dal Procuratore Capo f.f. Dott. Giuseppe Lombardo, hanno condotto accertamenti economico-patrimoniali ai sensi del Codice Antimafia nei confronti di un imprenditore contiguo alla ‘ndrangheta residente con il suo nucleo familiare in provincia di Siena.

La figura criminale dell’imprenditore, destinatario, attraverso una sua società attiva nel settore edile, di un primo provvedimento interdittivo antimafia emesso nel 2003 dalla Prefettura di Reggio-Calabria, è emersa nel 2011 nell’ambito dei procedimenti denominati “Archi-Astrea” e “Ghota” della Direzione Distrettuale Antimafia reggina, che lo ha ritenuto elemento di “pericolosità sociale”.

I legami con la cosca Tegano-De Stefano

L’uomo, quale fidato “prestanome” e uomo curante gli interessi patrimoniali della cosca
Tegano-De Stefano, originaria di Reggio Calabria e con proiezioni sul territorio nazionale,
si è reso disponibile, attraverso fittizie intestazioni societarie, ad occultare l’effettivo gestore,
un componente di spicco della medesima ‘ndrina. Nello specifico, risulta aver falsamente
stipulato un contratto d’affitto d’azienda e aver attribuito fittiziamente a terzi soggetti, con il
proprio contributo causale e consapevole, la titolarità formale di quote di società operanti
nei settori edile, costruzioni e servizi (appositamente costituite), essendo in realtà l’attività
imprenditoriale di proprietà, di fatto, della cosca di riferimento.

Il sequestro

Una volta documentata la pericolosità sociale, le indagini hanno consentito di
ricostruire il patrimonio direttamente e indirettamente nella disponibilità dell’indagato, il cui valore è risultato sproporzionato (nell’arco di quasi 30 anni per circa 800.000 euro) rispetto alla capacità reddituale manifestata.

Secondo il Tribunale di Reggio Calabria – Sezione Misure di Prevenzione tale sproporzione tra il patrimonio posseduto e i redditi lecitamente dichiarati è da individuarsi in guadagni che potrebbero derivare dalla sua piena messa a disposizione della cosca.

Su queste basi, il Tribunale di Reggio-Calabria – Sezione Misure di Prevenzione ha disposto
il sequestro, tra Siena, Sovicille (SI) e Monteroni d’Arbia (SI), del patrimonio intestato ai
familiari dell’indagato, ossia una villa con relative pertinenze, due appezzamenti di terreno, un locale adibito ad autorimessa, un B&B/affittacamere, oltre a conti correnti e disponibilità finanziarie, per un valore complessivamente stimato in oltre 600.000 euro. Tali beni saranno gestiti da un Amministratore Giudiziario.

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