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10 Giugno 2026
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Lo stadio “fantasma” di Tropea, storia di una vergogna lunga 25 anni: oggi è il tempio dell’abbandono (VIDEO)

Doveva portare il nome di Raf Vallone, essere tra i più belli della Calabria e accogliere 7.000 spettatori. Le immagini del drone mostrano rovine, colonne spezzate e erbacce. Il sogno si è trasformato in un incubo di cemento

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Doveva essere intitolato al famoso attore tropeano Raf Vallone. Invece rischia di cadere a pezzi. Parliamo del costruendo stadio comunale che, dopo 25 anni dall’inizio dei lavori, resta una grande opera incompiuta. Il nuovo impianto sportivo, da quasi pronto, è divenuto tempio dello spreco e dell’abbandono.

Venticinque anni per vedere solo rovine

A distanza di un quarto di secolo dall’inizio dei lavori, si vedono solo rovine. Era un progetto destinato ad essere tra i primi cinque impianti sportivi della Calabria. Il campo da gioco, dove si dovevano disputare le partite della locale squadra di calcio, era avveniristico.

Ricerca aerospaziale sotto il tappeto verde

Era prevista, tra le altre cose, la copertura del terreno da gioco con un tappeto verde in fibra sintetica che sarebbe stato garantito per mezzo secolo. La fibra utilizzata sarebbe stata frutto di un lavoro di ricerca aerospaziale.

Tribuna greco-romana e cuore inglese

Le tribune, già ultimate, posizionate una ad est e l’altra ad ovest, avrebbero potuto ospitare circa 7.000 spettatori. Per come sono state realizzate richiamano l’architettura greco-romana per le colonne a cinta che si innalzano fino a sostenere un tetto in legno, ma poi ricordano, anche se nell’insieme, la praticità dei campi inglesi (in questo caso il riferimento è quello del Chelsea) e la qualità e praticità di quelli italiani (per esempio del Marassi). Del resto la parola stadio deriva dal greco στάδιον (stadion), e dal latino spatium, che letteralmente traduciamo spazio o arena.

Collaudo mai fatto, rischio crolli reali

Il collaudo della nuova struttura tropeana doveva essere fatto 22 anni fa. Non solo non è avvenuto, ma le opere già fatte rischiano, se non si interviene, di collassare.

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