Un nuovo troncone dell’inchiesta Doppia Curva della Direzione Distrettuale Antimafia di Milano si è abbattuto all’alba su due mondi apparentemente lontani: quello delle curve dello stadio San Siro e quello delle famiglie mafiose calabresi radicate al Nord. Il giudice per le indagini preliminari, Domenico Santoro, ha disposto misure cautelari su richiesta del procuratore aggiunto Marcello Viola: cinque persone sono finite in carcere, due agli arresti domiciliari. Tra loro anche nomi noti della provincia di Vibo Valentia.
‘Ndrangheta e usura a San Siro
Il fascicolo rappresenta un’estensione dell’operazione condotta nel settembre 2024 contro i capi ultrà di Inter e Milan. L’accusa è quella di un sistema consolidato di estorsioni, usura e false fatturazioni, gestito da soggetti legati alla criminalità organizzata. Al centro dell’indagine, i rapporti tra esponenti della curva Nord dell’Inter, imprenditori lombardi e i vertici della cosca calabrese dei Bellocco, originaria di Rosarno.
I numeri degli arrestati: tre calabresi in carcere
In custodia cautelare in carcere sono finiti: Filippo Monardo (classe ’75), di Soriano Calabro, già consigliere comunale di Sorianello; Giuseppe Orecchio (classe ’88), anch’egli di Soriano; Francesco Intagliata (classe ’79), palermitano; Davide Scarfone (classe ’86), di Palmi; Domenico Sità (classe ’81), di Taurianova. Agli arresti domiciliari sono finiti Mauro Russo (classe ’58), e Carmelo Montalto (classe ’76), residente in Germania ma legato agli ambienti imprenditoriali del Nord.
Le ipotesi accusatorie
Gli episodi più gravi riguardano il presunto prestito usuraio concesso al titolare della BE.PI. SPORT, Piero Bene, operante nel settore della programmazione televisiva. Secondo la Procura: un prestito di 393.000 euro prevedeva interessi al 365% annuo; un secondo prestito da 44.000 euro con interessi dell’803% annuo; una parte del denaro restituito tramite false fatture emesse da aziende compiacenti in Calabria, Puglia e Lombardia. In più occasioni, i pagamenti venivano tracciati attraverso bonifici intestati a aziende fittizie per “acquisti” di prodotti alimentari, dolciari o bevande.
L’aggravante mafiosa
In particolare, ai due sorianesi Filippo Monardo e Giuseppe Orecchio sono accusati di usura aggravata dalla modalità mafiosa. Secondo la ricostruzione degli inquirenti, insieme ad Antonio Bellocco (ucciso nell’ottobre 2024 dal collaboratore di giustizia Andrea Beretta), Davide Scarfone e un altro soggetto, avrebbero erogato un prestito di 44.000 euro a Piero Bene, titolare della BE.PI. Sport, società attiva nel settore delle trasmissioni televisive. La somma sarebbe stata concessa con interessi usurari pari all’803% annuo. Bene avrebbe restituito solo una minima parte del prestito, per un totale di appena 7.365 euro.
La Direzione Distrettuale Antimafia contesta a Monardo, Orecchio e Scarfone l’aggravante di aver agito al fine di favorire l’associazione mafiosa dei Bellocco. Antonio Bellocco, trasferitosi a Milano grazie a Marco Ferdico – che gli avrebbe procurato alloggio e finta occupazione – era parte di un meccanismo strutturato di raccolta fondi destinati anche al mantenimento dei detenuti affiliati al clan. Emblematica una conversazione intercettata tra Ferdico e un sodale: «Quando è salito mio fratello (Bellocco Berto), è salito a portarmi i conti… mancano 1.500 euro!»
Ferdico: «E che a tuo fratello? Ci cacciamo 5 mila euro io, te e Beretta e glieli mandiamo da qua… gli diamo 15 mila euro…? Li mandiamo in galera?»
A rendere più pesante il quadro accusatorio, l’ulteriore aggravante: il reato sarebbe stato commesso ai danni di un imprenditore e da parte di un soggetto – Antonio Bellocco – sottoposto alla sorveglianza speciale al momento dei fatti.
Ai domiciliari l’ex socio di Maldini e Vieri
Tra i sette arrestati c’è anche Mauro Russo, ex socio dell’ex capitano del Milan Paolo Maldini e dell’ex bomber nerazzurro Christian Vieri, entrambi totalmente estranei alle indagini. A Russo, nome che era anche già emerso come perquisito nelle indagini, viene contestata – assieme all’ex capo della curva nerazzurra Andrea Beretta, a Giuseppe Caminiti, legato alla ‘ndrangheta, e in origine anche con Vittorio Boiocchi, lo storico leader della Nord ucciso nel 2022 su mandato di Beretta – di aver estorto per circa due anni 4mila euro al mese a un imprenditore, che gestiva i parcheggi fuori dallo stadio di San Siro. Una presunta estorsione da circa 60mila euro.
Klaus Davi a Soriano Calabro per seguire la pista calabrese
Proprio qualche settimana fa, il giornalista Klaus Davi si era recato a Soriano Calabro, in provincia di Vibo Valentia, per approfondire la pista calabrese che si intreccia con l’omicidio di Vittorio Boiocchi, lo storico capo ultrà dell’Inter assassinato a Milano. In un video pubblicato su Facebook, Davi ha dichiarato che “la vicenda delle curve Milan-Inter in grossa parte si gioca anche qui”, sottolineando il legame tra alcuni dei principali sospettati – tra cui Pietro Simoncini e Daniel D’Alessandro – e questo piccolo centro delle Preserre vibonesi.
Il giornalista aveva incontrato alcune famiglie del paese come gli Emanuele, i Monardo e gli Ida, cercando conferme o smentite sul coinvolgimento diretto o indiretto delle locali ‘ndrine. Il nodo centrale della sua inchiesta è chiaro: è possibile che un delitto così clamoroso sia stato pianificato senza la consapevolezza del contesto mafioso di riferimento? Davi ha raccolto “inside” e voci di paese, soprattutto in merito al destino giudiziario dei sospettati e alla credibilità di Andrea Beretta, una delle presunte fonti principali dell’indagine. Secondo quanto riferito dal giornalista, proprio a Soriano “nessuno crede alla versione di Beretta” e c’è molta diffidenza anche su Marco Ferdico, imprenditore legato agli ambienti delle curve e indicato come uno dei possibili organizzatori del delitto. Una cosa, per Davi, è certa: per capire davvero cosa è successo a Milano bisogna partire da Soriano Calabro, dove – come dice lui stesso – “i giochi si fanno qua”.








