Ha chiesto condanne pesanti che vanno dai 14 anni a un anno e quattro mesi di reclusione il sostituto procuratore Saverio Sapia per i sei imputati giudicati con rito abbreviato, coinvolti nell’inchiesta “Ergon”, che ha portato la Guardia di finanza ad eseguire il 29 ottobre scorso 5 misure cautelari, disposte dal gip Luca Bonifacio, inchiesta che ruota intorno alla gestione illecita dei supermercati Paoletti nel Catanzarese.
Le richieste di pena
Davanti al gup Mario Santoemma, il magistrato al termine della requisitoria ha invocato la pena più alta per l’imprenditore Paolo Paoletti, di Soverato, chiedendone la condanna a 14 anni, 4 mesi e 4mila euro di multa, più la confisca del compendio aziendale; per il sindacalista Vito Doria, residente a Satriano, invocati 2 anni; per Vittorio Fusto, residente a Girifalco, 7 anni, 11 mesi, 3 giorni e 1.500 euro di multa; Tiziana Nisticò, di Satriano,4 anni, 11 mesi, 20 giorni e 1.200 euro di multa; per Rosario Paoletti Martinez, residente a Soverato 1 anno e 4 mesi e per Anna Valentino, residente a Soverato, 9 anni, 2 mesi e 2mila euro di multa. Poi la parola è passata alle parti civili, Cgil, la Filcams Cgil Calabria, la Filcams Cgil nazionale e 47 lavoratori, rappresentate, tra gli altri, dagli avvocati Giuseppe Mussari, Salvatore Giunone, Paolo Carnuccio, Alice Piperissa, Lucrezia Staiano, Livio Muscatiello, Vincenzo Larocca, Francesco Mancuso e Vittorio Ranieri, che si sono associate alle richieste del pubblico ministero.
Per altri sei imputati, 4 persone fisiche e due società, che hanno optato per il rito ordinario, rinviati a giudizio il 28 aprile scorso, è in corso il processo dibattimentale. Si tratta di Antonio Citriniti, di Catanzaro; Paolo Giordano di Catanzaro; Maria Teresa Panariello, di Avellino e Giorgio Rizzuto residente a Catanzaro.
I ruoli dell’organizzazione criminale
Secondo le ipotesi di accusa, all’interno dell’organizzazione ognuno avrebbe avuto ruolo e compiti ben delineati. Il dominus, sarebbe stato il titolare dei supermercati Paolo Paoletti, che avrebbe supervisionato e diretto l’attività di tutta l’associazione, incamerando il profitto dei reati, effettuando in prima persona i colloqui per le assunzioni dei lavoratori. Avrebbe imposto e dettato le condizioni di sfruttamento, impartito ai direttori dei singoli punti vendita le disposizioni sui turni di servizio e sulle ferie dei dipendenti, decidendo la tipologia di contratto da utilizzare nell’assunzione di ogni singolo lavoratore. Sempre secondo l’impianto accusatorio, Paoletti avrebbe coordinato le attività di Panariello, Valentino e Rizzuto nel redarre falsi contratti con buste paghe che avrebbero mascherato le reali condizioni dei lavoratori, costringendo i dipendenti che subivano infortuni nel luogo di lavoro a dichiarare il falso.
Il massimo profitto con il minimo rischio
Ad affiancarlo nella gestione del personale Anna Valentino, che avrebbe impartito le direttive ai direttori dei punti vendita sui turni da far osservare ai dipendenti, collaborando con Paoletti per individuare la migliore strategia per massimizzare il profitto con rischi minimi. Valentino dal primo gennaio 2024 avrebbe curato la contabilità delle società, versando o ricevendo mensilmente in contanti dai dipendenti sottoposti a sfruttamento le differenze retributive tra l’importo dello stipendio in busta paga e quello pattuito inizialmente. Maria Teresa Panariello offre un costante contributo al vertice dell’organizzazione, coadiuvando Paoletti e Valentino per individuare le concrete modalità di sfruttamento dei lavoratori, cercando di evitare denunce o azioni civili. Redige i contratti dei dipendenti sfruttati inserendo clausole sulla scelta del lavoro part- time e sulla retribuzione, non corrispondenti al reale orario di lavoro e alle mansioni svolte dai dipendenti, in modo da far risultare una retribuzione netta effettiva apparentemente in linea con le disposizioni del Contratto nazionale del lavoro, e inoltre suggerisce a Paoletti e Valentino le modalità per evitare vertenze sindacali.
Il sindacalista a disposizione di Paoletti
Rizzuto e Nisticò, secondo il magistrato, in qualità di partecipi avrebbero predisposto la documentazione relativa all’assunzione dei nuovi dipendenti, curando la contabilità aziendale, versando e ricevendo anche loro, mensilmente in contanti dai dipendenti sottoposti a sfruttamento le differenze retribuitive tra l’importo dello stipendio in busta paga e quello precedentemente pattuito con Paoletti. Ma partecipi del sistema sarebbero anche Fusto, Giordano e Citriniti, esecutori delle direttive di Paoletti sulle condizioni di lavoro, coloro che in caso di infortunio sul lavoro avrebbero spinto i dipendenti a riferire ai sanitari una dinamica diversa da quella effettiva, contribuendo ad imporre condizioni lavorative vessatorie. Ma c’è di più. Il sindacalista della Uila Doria avrebbe stipulato in veste di conciliatore sindacale plurimi accordi transattivi “tombali”, su disposizione di Paoletti, assicurando all’associazione a delinquere il massimo profitto. Avrebbe effettuato, secondo la Procura, l’iscrizione al sindacato Uila di Soverato di 85 lavoratori della Paoletti e della Food& More a loro insaputa e a spese di Paoletti, aumentando il proprio potere di rappresentanza sindacale.
Il collegio difensivo
Nel nutrito collegio difensivo, compaiono i nomi tra gli altri, di Helenio Cartaginese, Giuseppe Partenopei, Giuseppe Fonte, Vincenzo Vaiti, Domenico Cortese, Mario Sinopoli, Francesco Gambardella, Sergio Rotundo, Antonio Balladelli, Aldo Casalinuovo.
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