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27 Aprile 2026
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Presunto progetto di vendetta dopo uno schiaffo in piazza, scarcerato il vibonese Giuseppe Foti

Il giudice sostituisce la custodia cautelare con l’obbligo di dimora a Stefanaconi. Restano i gravi indizi di colpevolezza nell’inchiesta della Dda di Firenze

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Il gip del Tribunale di Firenze, Angela Fantechi, ha disposto la sostituzione della custodia cautelare in carcere con la misura dell’obbligo di dimora nel comune di Stefanaconi per Giuseppe Foti, 47 anni, assistito dagli avvocati Vincenzo Cicino e Giuseppe Di Renzo. Il provvedimento prevede inoltre l’obbligo di reperibilità nel domicilio scelto dalle ore 21 alle 7 di ogni giorno. Il giudice ha ordinato l’immediata liberazione dell’indagato, salvo che non risulti detenuto per altra causa.

L’inchiesta della Dda di Firenze

Il nome di Giuseppe Foti, detto “Peppone” o “Buddha”, compare negli atti della Direzione distrettuale antimafia di Firenze, che ha indagato su un presunto progetto di omicidio emerso nel contesto del traffico di droga in Toscana, con collegamenti nella provincia di Vibo Valentia.

Secondo la ricostruzione degli inquirenti, il progetto omicidiario avrebbe avuto origine dopo uno schiaffo inflitto da Foti a Saverio Maisano, genero di Nicola Bartolotta (non indagato), figura storica della disciolta ’ndrina di Stefanaconi, oggi ritenuta confluita nella famiglia Bonavota. Il gesto sarebbe stato interpretato come un segnale di sfida, e il coindagato Pasquale Conidi, 59 anni, anch’egli di Stefanaconi ma residente a Impruneta (FI), si sarebbe attivato per preparare una possibile vendetta armata.

L’episodio dello schiaffo e il presunto piano di vendetta

Dalle intercettazioni riportate negli atti emerge che, nell’estate del 2021, Conidi si sarebbe mosso per reperire un’arma, contattando un conoscente di Mileto che gli avrebbe procurato una pistola calibro 7,65 con matricola abrasa e 20 proiettili.

In una conversazione captata dagli investigatori, Conidi avrebbe dichiarato: “Io me lo faccio in piazza… non ha capito un cazzo… questo scemo…”. Tuttavia, il progetto criminale non si concretizzò. Il 14 agosto 2021, Conidi fu fermato e arrestato nel comune di Sant’Onofrio, dove i carabinieri scoprirono nella sua auto un vano segreto contenente la pistola e le munizioni.

Il ruolo di Foti e il legame tra i due vibonesi

Secondo quanto ricostruito dalla Dda di Firenze, Giuseppe Foti non avrebbe partecipato direttamente all’acquisto dell’arma, ma avrebbe sollecitato l’amico e sodale Conidi a “prepararsi” in vista di possibili ritorsioni. Dopo l’arresto di quest’ultimo, Foti si sarebbe attivato per garantirgli assistenza legale ed economica, anche grazie al supporto di un parente appartenente alla Polizia Penitenziaria. Gli atti dell’inchiesta documentano inoltre che, una volta appresa la notizia del fermo, Foti si sarebbe recato personalmente in caserma per ritirare l’automobile dell’amico e gestire le questioni economiche e familiari durante la sua detenzione.

Le motivazioni del gip

Nel provvedimento si legge che “devono essere confermati i gravi indizi di colpevolezza”, poiché il quadro probatorio non è mutato rispetto alle precedenti valutazioni. Tuttavia, la misura detentiva in carcere è stata ritenuta non più necessaria in questa fase processuale. Il giudice ha preso atto che la misura avrebbe perso efficacia a breve per decorrenza dei termini di fase, e ha ritenuto che “l’obbligo di dimora nel comune di residenza con obbligo di reperibilità” sia idoneo a garantire il controllo dell’imputato, in attesa di ulteriori sviluppi.

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