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31 Maggio 2026
31 Maggio 2026
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Serra, Tropea, Nicotera: viaggio nella sanità che resiste. I sindaci denunciano: “Così i nostri ospedali muoiono”

Dai reparti chiusi ai medici insufficienti, dalla dialisi al limite alle sale operatorie nuove ma inutilizzate. Ecco lo stato reale dei presidi ospedalieri vibonesi secondo i documenti ufficiali

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Nelle montagne delle Serre, lungo la Costa degli Dei, fino a Joppolo e Nicotera, la sanità pubblica assomiglia sempre più a un sistema di trincee. La distanza dagli hub ospedalieri, la scarsità di medici, gli organici svuotati dai pensionamenti e una riforma aziendale percepita come centralista hanno creato un’area vasta che rischia di restare senza risposte nelle emergenze, senza diagnosi tempestive e senza reparti in grado di sostenere la domanda di cura. È questo il quadro emerso durante la Conferenza dei Sindaci del 25 novembre, in cui i primi cittadini di Serra San Bruno, Drapia e Joppolo hanno depositato documenti durissimi, veri e propri dossier che descrivono, senza filtri, lo stato degli ospedali di Serra San Bruno, Tropea e Nicotera.

La fotografia non lascia spazio ai dubbi: i tre presidi vivono una condizione di progressivo indebolimento strutturale, con servizi essenziali che rischiano di crollare sotto il peso della carenza di personale, dei pensionamenti e di una programmazione sanitaria che sembra ignorare le specificità orografiche e demografiche del territorio. Dai turni massacranti ai reparti chiusi, dalle sale operatorie nuove e inutilizzate ai servizi ridotti al lumicino, emerge un’unica certezza: la provincia di Vibo Valentia sta pagando un prezzo altissimo, e i sindaci hanno deciso di non tacere più.

Serra San Bruno: reparti sulla carta, ospedale in apnea

Serra San Bruno dovrebbe essere, secondo il DCA 360/2024, un presidio strategico di zona disagiata, attrezzato per garantire assistenza in un’area montana dove la distanza da Vibo o da Catanzaro può diventare questione di vita o di morte. La realtà descritta dal sindaco Alfredo Barillari è invece quella di un ospedale dove la carenza di personale mette a rischio l’intero impianto assistenziale.

Nel Pronto Soccorso operano appena tre medici, uno dei quali prossimo alla pensione, rendendo fragile la gestione dell’emergenza. Le ambulanze del 118 non sempre dispongono del medico a bordo, con una copertura intermittente delle urgenze più critiche. Il reparto di Radiologia è retto da un solo specialista esterno, presente tre giorni alla settimana. Ogni scadenza contrattuale significa sospensioni improvvise delle attività e ritardi nelle diagnosi, mentre il servizio è formalmente previsto come strutturale. L’unico reparto di Medicina Generale, con cinque medici (di cui tre cubani), è vicino al collasso organizzativo, perché il responsabile andrà in pensione e la scala antincendio mai collaudata impedisce l’utilizzo dei trenta posti letto previsti per legge. Gli ambulatori di diabetologia, ecografia ed ecocolordoppler continuano a lavorare, ma con risorse minime e senza supporto cardiologico.

Colpisce il caso della Chirurgia: un solo medico, attività limitate a interventi ambulatoriali, sale operatorie nuove e totalmente attrezzate che non vengono utilizzate da anni.
Il reparto di Recupero e Riabilitazione, pur previsto come struttura complessa, semplicemente non esiste: rimane una “struttura sulla carta”, inattuata da oltre dieci anni. Ancora più grave la situazione dell’Anestesia: un solo medico per tutto l’ospedale, con un carico di reperibilità definito “insostenibile” dai documenti della Conferenza. Secondo il dossier, il management aziendale ha l’obbligo di colmare il divario tra ciò che è scritto nel DCA e ciò che i cittadini ricevono realmente. La denuncia si chiude con una frase che pesa come una sentenza: «La sicurezza delle cure non può dipendere dall’eroismo dei singoli».

Tropea: la città simbolo del turismo internazionale senza un ospedale funzionante

Tropea, meta mondiale e capitale della Costa degli Dei, non ha oggi un ospedale in grado di sostenere nemmeno i servizi minimi essenziali. Il documento firmato dal sindaco Alessandro Porcelli parla di un presidio che negli ultimi anni ha subito una progressiva demolizione funzionale, tra reparti chiusi, diagnostica ridotta e fuga dei medici. È un elenco lungo e doloroso.

I reparti di Ortopedia e Chirurgia sono chiusi per pensionamento dei responsabili.
La Radiologia sopravvive grazie al personale proveniente da Vibo, presente solo la mattina, mentre nel pomeriggio si ricorre alla telelettura. Il Pronto Soccorso è in condizioni definite “critiche”, coperto dal personale del 118 e da supporti esterni, senza una dotazione stabile di medici e infermieri.

Il reparto di Oncologia medica, uno dei più sensibili, opera con carenze di personale e spazi inadeguati, nonostante sia un servizio di riferimento provinciale. Il servizio di Dialisi, fondamentale per l’area, è sottodimensionato e rischia di ridursi ulteriormente con i pensionamenti imminenti. Numerosi ambulatori — Pediatria, Day Surgery, Ortopedia, Endoscopia, Cardiologia — risultano chiusi da anni o operativi solo in forma ridotta. In estate, mentre il territorio esplode a livello turistico, i cittadini e i visitatori devono affrontare liste d’attesa “bibliche” e trasferte forzate verso Vibo o altre province.

La situazione, spiegano i sindaci, compromette non solo la salute dei residenti ma anche la credibilità internazionale della Costa degli Dei. Il documento parla di una «perdita reale del diritto alla salute» e di un rischio concreto: che Tropea si ritrovi senza un presidio ospedaliero vero e proprio.

Nicotera: il polo sanitario che resiste tra frane e specialisti in fuga

La denuncia del sindaco di Joppolo, Giuseppe Dato, fotografa una realtà ancora diversa ma non meno grave. Nicotera ospita il Poliambulatorio, fulcro sanitario di un’area di circa 25mila abitanti che in estate si moltiplicano. Eppure proprio qui si registra una fuga preoccupante di specialisti, molti dei quali hanno scelto negli ultimi mesi di trasferirsi all’ASP di Reggio Calabria.

Il documento sottolinea come l’ospedale sia collocato in una zona logisticamente complessa. Raggiungere Tropea significa attraversare la SP23, spesso chiusa per frane tra Joppolo e Coccorino. Arrivare a Vibo Valentia comporta tornanti, nebbia anche estiva e congestione urbana. In un contesto simile, l’assenza di un Punto di Primo Intervento rappresenta una falla gravissima.

Il sindaco chiede interventi immediati, a partire dalla creazione di una postazione di pronto intervento, prevista per legge ma mai realizzata, e dalla costruzione di una pista per l’elisoccorso, fondamentale in un territorio isolato. È urgente anche il potenziamento della Dialisi, un servizio che da quarant’anni lavora a pieno regime ma che oggi non riesce più a soddisfare le richieste. Gli ambulatori di ginecologia, odontoiatria, urologia e altri servizi specialistici risultano chiusi o operano con orari ridotti, mentre la guardia medica h24, nata nel 2010, è stata ridotta ad h12 con turni scoperti. Il sindaco chiede inoltre l’apertura di uno sportello di farmacia territoriale, per evitare ai cittadini più fragili viaggi lunghi e faticosi. Nicotera, spiega la relazione, rischia di rimanere un territorio “sanitariamente isolato” proprio mentre la domanda di assistenza continua a crescere.

Un unico filo rosso: la provincia che non vuole più essere periferia

Serra San Bruno, Tropea e Nicotera raccontano tre realtà diverse, ma legate da un medesimo destino: una sanità che arretra, mentre i bisogni aumentano e gli operatori si riducono.
La Conferenza dei Sindaci ha trasformato il malessere diffuso in un’azione politica unitaria, chiedendo alla Regione e al management dell’ASP di intervenire subito, prima che interi territori perdano definitivamente i loro presidi. Il messaggio dei primi cittadini vibonesi è chiaro e diretto: la salute non può essere sacrificata per mancanza di programmazione. E se le montagne, le coste e le strade tortuose rendono questi luoghi “disagiati”, è proprio in questi luoghi che lo Stato dovrebbe essere più presente.

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