Per i lavoratori dei Consorzi di bonifica della Calabria si ripete un copione ormai insostenibile: un altro Natale senza TFR. Ex dipendenti oggi in pensione, dopo aver prestato servizio per anni alle dipendenze del Consorzio di Bonifica Ionio Catanzarese, attendono ancora la liquidazione del trattamento di fine rapporto, nonostante siano trascorsi diversi anni dal collocamento a riposo.Una situazione che, oltre a essere socialmente grave, assume contorni giuridici sempre più netti.
Fallite le azioni esecutive
Assistiti dall’avvocato Francesco Pitaro, i lavoratori hanno già ottenuto titoli esecutivi e tentato, senza successo, azioni di recupero forzato nei confronti dell’ente. Ogni strada ordinaria si è però rivelata inefficace, a causa dell’assenza di risorse e della mancata operatività del Consorzio.
La richiesta alla Regione Calabria
Per questo motivo, con atto notificato il 22 dicembre 2025, è stata formalmente chiesta l’apertura della liquidazione coatta amministrativa del Consorzio di Bonifica Ionio Catanzarese.Nell’istanza, l’avvocato Pitaro chiede che la Regione Calabria, “in persona del Presidente pro tempore”, prenda atto dei crediti vantati dai lavoratori e, ai sensi dell’art. 15 del DL n. 98/2011, proceda all’avvio della procedura di liquidazione, consentendo finalmente il pagamento delle somme dovute.
Le parole del legale
Durissima la posizione del legale che assiste i pensionati: “È davvero disumana, immorale e antigiuridica la condotta della Regione Calabria che, da un lato, si è avvalsa dell’attività dei lavoratori tramite i Consorzi di bonifica e, dall’altro, senza un’adeguata vigilanza sui conti, li ha soppressi senza garantire il diritto inv iolabile al TFR”. E aggiunge: “Siamo stati costretti a chiedere la liquidazione coatta amministrativa del Consorzio di Bonifica Ionio Catanzarese nel totale disinteresse della Regione, con l’unico obiettivo di consentire a lavoratori incolpevoli di ottenere quanto loro spetta di diritto”.
Una vertenza simbolo
La vicenda assume ormai un valore che va oltre il singolo Consorzio, diventando il simbolo di una gestione fallimentare e di una assenza di tutele per chi ha lavorato per enti pubblici poi soppressi. Una partita che ora si gioca sul piano istituzionale e che chiama direttamente in causa la Regione Calabria.









