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14 Gennaio 2026
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Calabria
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I tesori archeologici calabresi rubati e venduti in nome del clan Arena di Isola, in libertà tutti gli indagati (NOMI)

Non ha retto al vaglio del Tdl, almeno sotto l'aspetto cautelare, l'impianto accusatorio della Dda di Catanzaro nell'inchiesta Ghenos. Accolto il ricorso della difesa

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Presunti promotori e partecipi dell’organizzazione dedita al traffico di reperti archeologici frutto di scavi clandestini eseguiti in importanti giacimenti archeologici, da Roccelletta di Borgia a Monasterace e Capocolonna tornano in libertà. Il Tribunale del Riesame di Catanzaro che aveva già scarcerato Vincenzo Godano (LEGGI), ha annullato anche l’ordinanza vergata dal gip distrettuale Roberto Cafiero nei confronti degli altri dieci indagati destinatari di una misura cautelare nell’ambito dell’inchiesta, nome in codice, “Ghenos”. Lascia il carcere Roberto Filoramo, residente a Isola Capo Rizzuto e lasciano i domiciliari Giuseppe Guarino, residente a Isola Capo Rizzuto; Carmine Minarchi, residente a Isola Capo Rizzuto; Michele Nicoscia, residente a Isola Capo Rizzuto; Luca Filoramo, residente a Isola Capo Rizzuto; Francesco Salvatore Filoramo, di Isola Capo Rizzuto; Francesco Caiazzo, residente a Isola Capo Rizzuto; Nicola Filoramo, residente a Isola Capo Rizzuto; Michele Consolato Nicotra, di Paterno (CI); Stefano Rottella, di Palermo. I giudici del Riesame hanno accolto il ricorso dei difensori Luigi Villirilli, Mario Prato, Roberto Coscia,Gregorio Perri, Domenico Magnolia, rimettendo in libertà i loro assistiti. Non hanno retto, almeno sotto il profilo cautelare, le ipotesi di accusa formulate dalla Dda e vagliate dal Tdl.

I ruoli

Secondo la direzione distrettuale antimafia di Catanzaro a muovere le fila del traffico di reperti archeologici una presunta associazione guidata da Vincenzo Godano e Roberto Filoramo, che avrebbero organizzato le operazioni di scavo, avvalendosi di “forza lavoro” nel sito di interesse di volta in volta individuato, predisponendo tutte le accortezze del caso. Vincenzo Godano avrebbe tenuto i rapporti con il gruppo dei siciliani con il suo gancio Michele Consolato Nicostra mentre Roberto Filoramo si sarebbe adoperato per piazzare “i reperti” trovati durante gli scavi per venderli a Francesco Caiazzo, Giuseppe Guarino, Carmine Minarchi, Michele Nicoscia, Luca Filoramo, Salvatore Capicchiano e Francesco Salvatore Filoramo, partecipi dell’associazione, coloro che materialmente avrebbero eseguivano gli scavi. Beni acquistati e rivenduti sul mercato per agevolare la cosca Arena di Isola Capo Rizzuto e consolidarne l’egemonia e il controllo. 

Le conversazioni spiate dal tenore inequivocabile

L’inchiesta della Procura di Catanzaro, nome in codice Ghenos, che ha portato il gip Roberta Cafiero a vergare 11 misure cautelari, di cui due in carcere e 9 ai domiciliari e a complessivi 15 indagati (LEGGI) si inserisce nel solco di un’altra indagine della Dda di Catanzaro, denominata “Jonny”, che ha inferto un duro colpo alla ‘ndrangheta di Isola capo Rizzuto. Il business della famiglia Arena avrebbe ricompreso il traffico di reperti archeologici provento di scavi illeciti, forniti direttamente da Vincenzo Godano a Francesco Arena. Le diverse denunce dei titolari dei diversi parchi archeologici si sono tradotte in ulteriori spunti investigativi che, secondo le ipotesi accusatorie, hanno dimostrato come gli indagati operassero all’interno di un sistema organizzato votato all’impossessamento illecito di reperti archeologici appartenenti allo Stato, provento di scavi clandestini seriali, finalizzati allo smercio. Le denunce, sporte a partire dal 2021, hanno poi trovato riscontro nell’analisi delle utenze, che al momento dei fatti agganciavano le celle dei parchi archeologici, nei sequestri, nelle immagini registrate dalle telecamere installate, in una massiccia attività di intercettazione ambientale, telefonica e telematica, “dal tenore, scrive il gip, inequivocabile, anche quando caratterizzato da linguaggio criptico”, come quando le monete antiche vengono indicate dagli indagati con termine caffè per non essere scoperti (LEGGI).

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