Fa discutere, e non poco, ai piani alti della Cittadella regionale, un bando che più di qualcuno definisce, con malizia, dal taglio vagamente sartoriale. A emanarlo è stata Arpacal, che ha avviato una procedura per la selezione di un dirigente della comunicazione, nonostante – ed è questo il punto politico prima ancora che amministrativo – il settore risulti già presidiato da un funzionario incaricato. Una scelta che, almeno sulla carta, appare difficilmente spiegabile. Perché procedere all’individuazione di una figura apicale in un ambito che, secondo quanto riferito da più osservatori, risulterebbe già strutturato e operativo? La domanda circola da giorni, senza trovare una risposta ufficiale.
Il sospetto che serpeggia: promozioni e assetti interni
È in questo vuoto di spiegazioni che si inserisce il brusio. Qualcuno, tra chi conosce bene i meccanismi amministrativi, parla apertamente di una possibile promozione mascherata, ipotesi che resta tale e che non trova riscontro formale negli atti, ma che contribuisce ad alimentare un clima di diffidenza attorno all’operazione. Nessuna accusa diretta, sia chiaro. Solo retroscena, sussurrati con prudenza, che però stanno trovando eco ben oltre i confini dell’Agenzia.
Dall’Agenzia alla Regione: il caso sale di livello
Il dato politico più rilevante è proprio questo: il malumore ha valicato i confini di Arpacal ed è arrivato negli uffici della Regione Calabria. Qui, secondo quanto trapela, la manovra non sarebbe stata accolta con favore. Anzi. Fonti qualificate parlano di stati maggiori messi al corrente di quella che viene percepita come una forzatura, se non altro sul piano dell’opportunità. In un momento in cui ogni scelta sul personale viene osservata con lente d’ingrandimento, l’idea di creare un nuovo livello dirigenziale in un settore già coperto avrebbe sollevato più di un sopracciglio.
L’ipotesi revoca e la convocazione imminente
Ed è qui che il racconto si fa più denso. Al riguardo, si parla apertamente di una possibile revoca del bando, scenario che fino a ieri sembrava remoto e che oggi viene considerato tutt’altro che improbabile. Non solo: nelle stanze che contano circola l’ipotesi di una prossima convocazione di chi il bando lo ha materialmente bandito, per chiarire finalità, presupposti e reali esigenze organizzative.
Resta una distinzione fondamentale, che va ribadita con chiarezza: la legittimità formale del bando non è in discussione. Gli atti sono pubblici, le procedure previste dall’ordinamento. Ma la politica amministrativa non si muove solo sul terreno del “si può fare”. Qui il nodo è un altro, ed è tutto interno alla valutazione di opportunità: se sia ragionevole, oggi, rafforzare la dirigenza della comunicazione quando esistono già figure operative dedicate e quando le emergenze ambientali e territoriali sembrano richiedere ben altre priorità.
Cosa prevede il bando
Al netto delle polemiche, il bando c’è ed è nero su bianco. Ed è proprio la sua struttura a fornire elementi utili per capire che tipo di figura l’Agenzia stia cercando e a chi, concretamente, la selezione sia rivolta. La procedura è una selezione pubblica per esami finalizzata all’assunzione a tempo pieno e indeterminato di un dirigente da collocare al vertice del Servizio Comunicazione, Educazione ambientale ed Editoria.
Il profilo professionale richiesto
Il dirigente selezionato sarà chiamato a svolgere funzioni di indirizzo strategico e coordinamento. Il bando attribuisce alla figura un perimetro molto ampio: gestione della comunicazione istituzionale, rapporti con i media, comunicazione del rischio ambientale, supervisione dei canali digitali e social, editoria, organizzazione di eventi, trasparenza e accesso civico. Non si tratta di un ruolo meramente esecutivo. Al contrario, la posizione prevede autonomia gestionale, responsabilità diretta sulle risorse assegnate e un ruolo di raccordo costante con la Direzione generale e con i principali interlocutori istituzionali.
I requisiti di accesso
Il perimetro dei requisiti è tutt’altro che generico. È richiesto il possesso di un titolo di laurea (vecchio ordinamento, specialistica o magistrale) e di un’esperienza professionale qualificata di almeno due anni nell’ambito della comunicazione o degli uffici stampa, maturata nella pubblica amministrazione, nel settore privato o come libero professionista. Elemento dirimente è l’iscrizione all’Albo nazionale dei giornalisti, sia nell’elenco dei professionisti sia in quello dei pubblicisti. Un requisito che restringe in modo significativo la platea dei potenziali candidati e orienta il profilo verso un background ben definito, fortemente legato al mondo dell’informazione e della comunicazione istituzionale.
Le prove concorsuali
La procedura selettiva prevede due prove scritte e una prova orale, con la possibilità di una preselezione nel caso in cui il numero delle domande risulti elevato. Le prove scritte spaziano dalle materie giuridico-amministrative alla legislazione sulla stampa e sull’editoria, fino agli aspetti organizzativi e strategici della comunicazione pubblica.
La prova orale, oltre al colloquio sulle materie d’esame, include una valutazione delle competenze trasversali e attitudinali, attraverso strumenti come simulazioni, role play e interviste comportamentali. È inoltre prevista la verifica della conoscenza della lingua inglese e delle principali applicazioni informatiche.








