27 Giugno 2026
27 Giugno 2026
spot_img

“Un cuore grande messo dentro una terra difficile”. L’ultima lezione di don Mimì

L’omelia di monsignor Parisi in ricordo del vescovo emerito di Crotone-Santa Severina, Domenico Graziani diventa un atto d’accusa gentile contro una terra che spesso non riconosce i suoi profeti

spot_img

Santa Severina, la sua città, il suo approdo finale. Qui si è celebrato il funerale di Domenico Graziani, vescovo emerito, per tutti don Mimì, figura centrale della Chiesa calabrese degli ultimi decenni. A pronunciare l’omelia è stato Serafino Parisi, che non ha scelto la via dell’agiografia, ma quella – più scomoda – della verità storica. “Proprio qui, a Santa Severina, stiamo dando l’estremo saluto a un uomo buono, di grande animo e di cuore nobile“. Un addio che è diventato lettura critica di un episcopato, racconto di una visione spesso in anticipo sui tempi, talvolta respinta, quasi sempre fraintesa.

La parola chiave: “macrotimia”

C’è un termine che attraversa tutta l’omelia come una lama sottile e potente: macrotimia. “È una parola evangelica: cuore grande, longanimità, capacità di sopportare, pazienza davanti alle contraddizioni”. Una parola che, secondo Parisi, descrive integralmente Graziani: nel carattere, nella spiritualità, nel modo di governare senza possedere, di guidare senza dominare.

Studioso rigoroso, maestro generoso

Mons. Parisi ricorda il Graziani biblista di razza, formato a Roma tra Gregoriana e Biblico, docente di greco, ebraico, esegesi, uomo di studio e di biblioteca. “Devo a lui l’orientamento agli studi biblici. Fece spazio agli altri, rinunciando perfino a parti del suo insegnamento”. Fare spazio, non occupare. Una cifra che tornerà più volte nel racconto.

Un vescovo senza malizia

Non c’è indulgenza retorica, ma una constatazione netta: “Era un uomo che non conosceva la malizia. Generoso nel perdono, tenero con chiunque, davvero con chiunque”. Una bontà che, in certi contesti, diventa vulnerabilità. E Parisi non lo nasconde.

La Chiesa come fermento, non come rifugio

La visione ecclesiale di Graziani viene definita senza esitazioni: “Diremmo oggi: la Chiesa dell’Evangelii Gaudium. Una fede non schizofrenica, che non separa la scelta personale dall’impegno storico”. Una Chiesa che produce cultura, che emancipa, che entra nella storia per trasformarla, non per addomesticarla.

Il coraggio di invertire le logiche

Il passaggio più politico dell’omelia riguarda Cassano e la creazione dell’azienda agricola Terzeria. “Si identificava con quella scelta perché invertiva le logiche: nel rapporto con le persone, con il territorio, con i beni della Chiesa”. I beni ecclesiastici, dice Parisi, dovevano produrre riscatto sociale e culturale, non rendite di posizione.

Visionario in una terra che fatica a capire

Qui il tono si fa più duro, quasi amaro. “I processi nati dallo sguardo di un visionario hanno bisogno di tempo per essere compresi. Spesso non vengono accettati”. E usa un’immagine feroce: “È come se cornacchie e gabbiani volessero volare sulle ali di un’aquila: l’altitudine fa mancare il respiro“.

Crotone, università, cultura: sogni ostacolati

Il cuore dell’omelia si sposta su Crotone: Liceo Benedetto XVI, Università Lumsa, l’idea di un polo culturale stabile. “Ricordo le sue lacrime quando un ragazzo con disabilità motorie riuscì a laurearsi. Lo accompagnava passando dalla sua casa“. Ma anche qui, i processi si sono inceppati. “Non solo per ostilità esterne. Ci sono stati anche sciacalli interni“. Una frase che pesa come un macigno.

Misericordia e limiti

Parisi non nasconde il punto più delicato: “La sua misericordia non sempre gli permetteva di vedere con precisione“. Non un’accusa, ma una constatazione umana. Graziani non era un uomo di potere. “Forse non poteva essere un uomo di governo. Sicuramente non è stato un uomo di potere“.

Il rifiuto del possesso

Uno dei tratti più forti: il rapporto con le cose. “Non aveva il senso del possesso. Usava il verbo “possedere” solo parlando di libri“. Libri accumulati, letti, intrecciati, condivisi. Una biblioteca che oggi diventa questione pubblica, patrimonio da non disperdere.

Una casa sempre aperta

La solitudine, Graziani, non l’ha mai abitata. “La sua casa era sempre aperta. Studenti, sacerdoti, persone in difficoltà. Ha pagato di tasca propria gli studi universitari di diversi giovani”. Alcuni di loro, oggi laureati, erano presenti in cattedrale.

Un uomo giusto, morto povero

Il finale dell’omelia è netto, quasi definitivo: “È andato via da Crotone da povero. Con le mani bucate, sì, ma per amore“. Non povertà ideologica, ma concreta. Non incapacità, ma scelta.

Il seme che parlerà domani

Parisi chiude guardando oltre il presente: “Non oggi, non noi, ma domani, questo passaggio sarà letto come seme di speranza per questa terra”. E l’ultimo grazie, asciutto, senza enfasi: “Grazie Domenico, per la tua tenerezza lenta, per il tuo cuore grande”. Una Calabria che spesso divora i suoi profeti, oggi ne ha salutato uno. Resta da capire se saprà, finalmente, fare memoria senza tradire.

spot_img
spot_img

ARTICOLI CORRELATI

spot_img

ULTIME NOTIZIE

spot_img